La duplice storia

Non potremo mai restituire l’immenso amore con il quale siamo amati da Dio. Siamo sempre piccoli di fronte al Suo Amore… eppure non incapaci di amare!

Riportiamo uno stralcio di una lettera di Charles De Foucauld a Louis Massignon.

 

 

L’amore consiste non nel sentire che si ama, ma nel voler amare; quando si vuole amare, si ama; quando si vuole amare sopra ogni cosa, si ama sopra ogni cosa.

Se accade che si soccombe a una tentazione, è perché l’amore è troppo debole, non perché esso non c’è: bisogna piangere, come san Pietro, pentirsi, come san Pietro, umiliarsi, come lui, dire tre volte: “Io ti amo, io ti amo, Tu sai che malgrado le mie debolezze e i miei peccati io ti amo”.

In quanto all’amore che Gesù ha per noi, Egli ce l’ha dimostrato abbastanza perché noi possiamo crederci senza sentirlo; sentire che noi L’amiamo e ch’Egli ci ama, sarebbe il paradiso: il paradiso, salvo rari momenti e rare eccezioni, non è per quaggiù…

Narriamoci spesso la duplice storia delle grazie che Dio ci ha fatto personalmente dopo la nostra nascita e delle nostre infedeltà; vi troveremo, soprattutto noi che abbiamo vissuto per molto tempo lontani da Dio, le prove più sicure e più commoventi del suo amore per noi, come anche, purtroppo, le prove sì numerose della nostra miseria. C’è motivo per immergerci in una fiducia senza limiti nel suo amore (Egli ci ama perché è buono, non perché noi siamo buoni, le madri non amano forse i loro figli traviati?) e motivo per sprofondarci nell’umiltà e nella diffidenza verso di noi.

 

(Fr. Charles De Foucauld a Louis Massignon, 15 luglio 1916)