N.04
Luglio/Agosto 2026

Quasi amici

«In questi mesi ho avuto modo di ricordare più volte che siamo chiamati a essere costruttori della comunione di Cristo, una comunione che prende forma in una Chiesa sinodale nella quale tutti cooperano alla medesima missione, ciascuno secondo il proprio carisma e il proprio ministero» (Leone XIV, Discorso in occasione dell’apertura del Concistoro Straordinario, 26 giugno 2026). E la comunione – continua il Santo Padre – «si costruisce, più che con le parole e i documenti, mediante gesti e atteggiamenti concreti che devono manifestarsi nel nostro quotidiano».

Ogni vocazione nella Chiesa è costituita nella comunione, sempre. Se questo è evidente nel matrimonio lo è anche per la vocazione al ministero ordinato e alla vita consacrata. È evidente anche nella vocazione battesimale perché non si può essere credenti, cristiani, discepoli da soli.

Lasciar emergere la comunione, costruire il tessuto di relazioni dal quale la vita di Cristo può trasparire è un lavoro, un compito, un’opera nella quale tutti possiamo sentirci coinvolti e della quale sentirci anche orgogliosi, grati perché resi degni di esserne protagonisti, insieme. Quasi amici.

«Quanta amarezza a volte si fa strada anche tra di noi quando, magari dopo tanti anni spesi a servizio della Curia, notiamo con delusione che alcune dinamiche legate all’esercizio del potere, alla smania di primeggiare, alla cura dei propri interessi, stentano a cambiare. E ci si chiede: è possibile essere amici nella Curia Romana?» (Leone XIV, Auguri natalizi alla curia romana, 22 dicembre 2025).

Senza amici la vita perde senso. Ma quell’amicizia fatta di comunanza di spirito, di colloqui profondi e discorsi leggeri, di risa e di lacrime, di nostalgia e gioia di trascorrere tempo insieme (cf. Agostino, Confessioni, 4,7.8,13) è naturalmente per pochi amici, quelli veri che stanno a fianco accompagnando lo scorrere dei giorni al di fuori dei nostri ruoli, al di là dei nostri sbagli, nella libertà di quell’amicizia che edifica la vita.

Ma c’è anche una amichevole fraternità che costruisce la Chiesa. È quella amicizia che trova la sua radice nell’essere radunati dal Signore a servizio della sua opera (cf. Gv 15,14) ed è capace di riconoscere a ciascuno il suo valore, la sua competenza, rimanda stima sincera; lascia da parte maschere e sotterfugi – continua il Santo Padre – non usa le persone, non le scavalca, evita di generare insoddisfazioni e rancori. «C’è una conversione personale – conclude Leone XIV – che dobbiamo desiderare e perseguire, perché nelle nostre relazioni possa trasparire l’amore di Cristo che ci rende fratelli». Edificare la Chiesa, costruire la comunione di Cristo, è la meravigliosa impresa alla quale siamo chiamati; perché porti frutti buoni ha bisogno del contributo di ciascuno.