N.05
Settembre/Ottobre 2002

Nodi problematici e orientamenti pastorali per un servizio più consapevole alla vocazione dei nostri giovani

Si conclude con questo numero di Vocazioni un itinerario di ricerca che ci ha visti impegnati durante quest’anno ad approfondire alcuni nodi problematici della Pastorale Vocazionale particolarmente significativi. Abbiamo voluto dare ascolto alle suggestioni del documento dei vescovi Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia assumendo lo stile dell’ascolto e dell’attenzione a questo nostro tempo affinché le risposte date dall’azione pastorale della Chiesa siano realmente capaci di intercettare domande vere. Ecco i numeri 2 (propositivo e provocante); il 4 e il 5 (che raccolgono le riflessioni fatte con addetti ai lavori sulle varie tematiche) che ci hanno consentito di portare a compimento questa singolare quanto importante sfida che sta così a cuore a tutti i nostri animatori vocazionali.

 

INTRODUZIONE

 

“Nodi problematici – scrivevo nella lettera d’invito – significa che c’è qualcosa di nuovo da capire, da dire, da fare, e ancora non ci sentiamo affatto attrezzati per capire il momento e orientare con sicurezza il cammino comune. Non abbiamo approfondito abbastanza le questioni e, forse, da soli non siamo neanche in grado di farlo nel modo migliore. Nodi problematici significa, allora e prima di tutto, enucleare ed evidenziare il senso di questa problematicità, significa lavorare per autenticare le domande. Ma di che cosa parliamo? Che cosa è accaduto di nuovo, per cui dobbiamo considerare l’argomento come problematico? Perché la pastorale vocazionale attuale non riesce e sciogliere questi nodi? Questa situazione che cosa ci impone di cambiare?”. Mi sembra che sia emerso un elemento particolarmente importante per il cammino che ci aspetta in seguito. È come se dovesse essere considerata provocazione l’idea che noi dobbiamo cambiare qualcosa (cfr. p. Giulio Albanese). Forse ci sono state espressioni poco felici… Tuttavia bisogna stare molto attenti a non fare l’errore contrario. E credo che questo sia l’errore che in questo momento si sta facendo nella Chiesa. Noi vorremmo continuare l’opera di evangelizzazione che il Signore ci ha affidato, perché – tra l’altro – non possiamo non farlo… anche noi saremo giudicati, alla sera della vita, su come l’abbiamo fatto. Questo è il nostro modo di amare: la carità pastorale. Così dice anche la Pastores dabo vobis. Però, tutto sommato vorremmo cambiare strategie, vorremmo imbellettare il nostro lavoro pur di arrivare ugualmente a raggiungere determinati obiettivi. Da un po’ di tempo noto che gli interventi che, invece, ci richiamano alla necessità di mettere in discussione elementi acquisiti, anche dei nostri lavori pastorali, ci danno un gran fastidio. Vorremmo, tutto sommato, cambiare senza dover cambiare troppo. In molte situazioni è praticamente impossibile. C’è un legame, ad esempio, di molte congregazioni religiose con le loro opere che è un legame spaventosamente forte, anche quando si constata che sarebbe necessario mettere in discussione determinate sicurezze. Ad esempio, pungono gli interventi che fa don Sergio Lanza, perché costringe a mettere in discussione elementi che ci sembrano acquisiti. Però su questo punto dovremo interrogarci ancora, perché l’azione pastorale è chiamata – come giustamente ci ricorda don Tonino nell’Editoriale 2/2002, secondo le indicazioni del Rinnovamento della Catechesi – a misurarsi su questa duplice fedeltà: a Dio, ma anche all’uomo.

Questo mi è sembrato l’elemento più forte di tutto il nostro lavoro. Questa situazione che cosa ci impone di cambiare? Devo dire che non ho capito molto, nel senso che non ho trovato ancora grandi risposte, ma ho capito che ci sono dei percorsi, non ci sono ricette, ci sono tentativi! “Queste sfide che ci vengono incontro – scrivevo nella lettera di invito ai nostri relatori – possono lasciarci così come siamo abituati ad essere, o ci mettono in discussione anche nelle nostre apparenti sicurezze? Gli strumenti di decodificazione della realtà che noi usiamo sono ancora validi?” e così via. “Nodi problematici significa anche coinvolgere e farci aiutare da persone che nel loro campo specifico certe domande se le sono già poste e ci offrono l’opportunità di capire il senso del cambiamento e alcuni orientamenti che si sono già affermati nell’ambito della pastorale della Chiesa. Orientamenti che certamente ci fanno da supporto per qualsiasi discorso sulla pastorale vocazionale e dai quali, comunque, non è possibile prescindere”. Questo è quello che io avevo scritto ai nostri relatori e mi sembra che ci stanno onorando veramente di un bel servizio.

Don Bruno Stenco affronta il tema particolarmente caro a tutti noi della scuola cattolica. Gli abbiamo chiesto: Come mai tante forze impegnate nella scuola cattolica apparentemente senza frutti vocazionali? Non era una domanda provocatoria, è la constatazione di persone che si interrogano su un fatto grave, perché noi conosciamo bene e amiamo molto la scuola cattolica… anche gli stessi Documenti[1] ci hanno fatto sentire sempre la scuola cattolica come scuola della comunità cristiana. Se la questione vocazionale è così importante per la comunità cristiana, ci chiediamo come sia possibile che un ambiente educante come la scuola cattolica, che potrebbe e forse dovrebbe contrassegnarsi proprio per la dimensione vocazionale come elemento costitutivo del progetto educativo, perché poi non produce frutti? Cosa manca, se manca, nel progetto educativo della scuola cattolica, per divenire centro di diffusione di una cultura vocazionale? come suggerisce il Papa anche in uno dei suoi messaggi più belli, proprio sulla cultura vocazionale all’inizio degli anni ‘90.

Toccherà a Don Sergio Lanza collocare la riflessione nel dibattito tanto attuale quanto vitale del rapporto tra pastorale e territorio. È evidente che ciò riguarda direttamente e concretamente le nostre comunità cristiane locali (le parrocchie in particolare) e la loro capacità di porsi come prospettiva il diventare terreno fecondo in vista di una nuova fioritura vocazionale. Monsignor Bonicelli cercherà di raccogliere e di rilanciare il frutto del nostro lavoro.

 

Note

[1] La scuola cattolica, oggi, in Italia e i successivi.