N.02
Marzo/Aprile 2021

Attende, Domine

Attende, Domine: è un inno con un ritornello. Ancora una volta, tramite la Liturgia, si viene proiettati nell’universalità dei linguaggi della nostra storia di fede e di arte cristiana. Si potrebbe immaginare che questo inno provenga dal cuore dell’Italia, invece no. L’origine è mozarabica. La parola, sconosciuta a chi non ha dimestichezza con la storia del canto liturgico, ci riporta a quello straordinario mondo di confine che è stata la Spagna, conquistata dagli Arabi e territorio di intenso e proficuo scambio culturale tra occidente latino ed oriente arabo. Ancora oggi, nella magnifica e solenne cattedrale di Toledo, esiste una cappella nella quale viene praticata la liturgia cosiddetta mozarabica, con un canto ed un rito propri. Attende: in qualche modo il verbo all’invocativo/imperativo richiama la pazienza di Dio. Ma non è la pazienza sofferente e infastidita. È la pazienza del padre misericordioso della parabola del cosiddetto figliuol prodigo, dal Vangelo di Luca. 

Il ritornello riprende ad ogni strofa la preghiera fiduciosa rivolta sia al Padre sia al Figlio. Il “clima” sonoro della melodia non è nella modalità cosiddetta “minore” che per noi, moderni, riporta comunque una sensazione di tristezza e di buio. Le prime note riportano ad un cosiddetto “accordo maggiore” dove la seconda nota, quella della sillaba TEN di atten-de è su un secondo suono che rispetto al precedente costituisce una distanza (un intervallo) cosiddetto “maggiore”, con una sensazione di luminosità e di quasi gioiosa attesa della risposta di Dio; attesa come risposta che abbraccia e che accoglie. Il ritornello è facilissimo sia per il testo sia per la melodia. Può essere tranquillamente cantato anche nel testo latino perché di immediata comprensione anche per chi di latino non sa. L’ampia discrezionalità che indica l’Ordinamento Generale del Messale Romano, per quanto riguarda il canto all’ingresso della celebrazione eucaristica (ma anche per l’inno che introduca alla celebrazione dei Vespri, in Quaresima), consente un uso immediato di questo inno che ci raccorda alla grande storia di arte musicale a servizio della preghiera. Il fatto che questo inno ci raggiunga dal secolo X dal cuore della Spagna arabocristiana, aggiunge fascino e stupore che scaturiscono dalla liturgia che prepara alla Pasqua.    

 

 

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