N.02
Marzo/Aprile 2021

Before I die

“Memento mori” all’epoca del coronavirus

L’ingresso inatteso, l’anno scorso, del coronavirus nelle nostre vite ha messo a nudo fragilità individuali, collettive e ambientali. Sentire la fragilità implica inevitabilmente essere entrate/i in contatto con sensazioni, emozioni e sentimenti scomodi che rimandano alla morte. La vita quotidiana spesso non offre spazi collettivi dove autenticamente riflettere su questa esperienza, così la mancanza di confronto impoverisce i legami vitali tra le persone che fanno parte delle comunità. Contattare la morte attraverso un’esperienza collettiva, invece, può aprire la possibilità di vivere con pienezza il presente, assaporando la vita nella sua bellezza. Per generare uno spazio di riflessione sulla morte e la vita, possiamo ispirarci all’opera dell’artista statunitense Candy Chang  che, a partire dal dolore per la perdita di una persona cara, ha creato l’istallazione pubblica e partecipativa Before I die”, che in italiano possiamo tradurre con “prima di morire”, per esprimere i propri desideri. L’opera – un muro/lavagna sul quale le/i passanti sono invitati a scrivere i propri desideri – ha creato, in pochi anni, un movimento che ha ricostruito l’esperienza in migliaia di luoghi nel mondo.  

 

Se ti è piaciuto questo articolo, scopri anche le indicazioni metodologiche per coinvolgere giovani e adulti in un’esperienza laboratoriale e collettiva ispirata all’istallazione