Educare i giovani alla lettura profetica dei segni dei tempi
“Io effonderò il mio Spirito su ogni uomo e diventeranno profeti i vostri figli e le vostre figlie… i vostri giovani vedranno visioni” (Gio 3,1).
I giovani sono “profezia”. È il loro carisma: “profeti di vita” per il Regno, immersi nella vicenda dei tempi e dei loro segni. È la caratteristica del loro presente essere proiettati verso il futuro. Per spinta intima e per felice educazione, essi tendono a superare il presente riaprendo possibilità future, alternative diverse, migliori, proprie. Non hanno molta memoria del passato. Il futuro non è ancora. Ma lo definiscono nel presente leggendo i segni della speranza, dell’imminenza, cioè della profezia.
C’è una falsa profezia, quella della paranoia, della megalomania, della volontà di successo, della vanità. Ma in una minoranza c’è pure la profezia per il Regno, nello spirito, quando e perché immersi in un “Popolo Profetico”.
Perciò educare i giovani nella Chiesa e nella Società esige di accettare, riconoscere e valorizzare il loro carisma profetico, coinvolgerli nella propria testimonianza profetica quando non si è più giovani, ma si è ancora giovanili, lasciare loro larga libertà di profezia, liberare e sviluppare in loro le condizioni della profezia, della lettura profetica dei segni dei tempi.
I tempi e i segni dei tempi
“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è qui; ravvedetevi e credete al vangelo” (Mc 1,15).
I “tempi” sono il presente in quanto emerge dal passato e si protende al futuro. È la carica di vitalità umana espressa nel fluire dei fatti che accadono, che risuonano costellati di qualità di ogni natura e valore umano e divino, personale e sociale, utile e doveroso, ma anche pericolosi e comunque sempre in qualche modo interpellanti.
I “segni” sono il già e non ancora, ciò che dice l’al di là, quello che sotto e in profondità sta veramente accadendo, quello che sarà presto.
“Segni” sono principalmente ciò che interpella per un adeguamento o un intervento, per una reazione o che sfrutta le dinamiche in svolgimento o che fa qualcosa per assecondarne le tendenze valide, per arrestarne o limitarne le distruzioni, per risolverne positivamente le ambiguità. Messaggi che qualcosa rivolge a qualcuno.
Ma i “segni dei tempi” per noi sono centralmente l’emergere della presenza di Dio che vive, ama, conduce, interpella, chiama e manda, spiega e salva il fluire della storia (cfr. GS 11). L’avvenimento provoca e quasi sostiene e facilita l’intervento.
Questo è l’impegno di profezia dentro i segni dei tempi: leggervi la presenza rivelatrice di Dio, gli inviti e le direttive di Dio e assecondarle con lui e per lui.
È momento bello e difficile. La materialità dei segni è davanti a tutti i giovani, come quando venne Gesù. Alla quasi totalità manca la capacità per la lettura profetica. Il tema impegna insieme i giovani e chi li educa e guida. Ed è conquista fondamentale dalla quale segue la capacità autentica di risposta attiva.
Le chiavi di lettura profetica
Lo spirito che è nell’uomo, di un “uomo vero” anche se giovane, dotato di intelligenza, di ragione, di osservazione e riflessione, permette di leggere in ciò che accade le profondità delle tensioni di ogni natura che vi si stanno manifestando, di giudicare i mezzi non idonei o idonei per consentire il fluire giusto o per collaborarvi.
Lo spirito di sapienza assicura l’adesione sensibile e viva al pensiero. Un crescente senso dell’uomo e dell’umano non come morte passata e come sufficienza presente, ma come fluire di profondità perenni sempre in tensione verso altro, verso il più, verso ulteriori forme, ora lineare, ora dialettico, permette di fare di ogni evento o situazione non un laccio, ma la corda di un arco che scaglia avanti, lontano, verso progetti, programmi, previsioni, impegni creativi.
È dimensione di cultura giovanile da acquisire e che segna l’avvento della maturità. Un crescente senso biblico eleva, completa, illumina, rafforza lo spirito profetico umano. La Bibbia narra di una storia che negli eventi comunica un disegno, il disegno dell’Amore intelligente, generoso, creativo, redentivo, salvifico che permea a sospinge il divenire dei tempi. Fino a Cristo e allo Spirito ha aggiunto qualcosa, ora lo sta compiendo, e i tempi sono i luoghi dell’accadere progressivo dei disegni di Dio nell’uomo. Il giovane attento comprende il disegno, poi legge e giudica e programma alla sua luce tutto ciò che accade. Il Vangelo sta accadendo oggi e si annuncia già nel domani che sorge all’orizzonte.
È tema di fede, di familiarità con l’amore, di viva, intramontabile, emergente speranza. È lasciarsi invadere e condurre da Dio. È autentico, disponibile, radicale, libero discepolato. Tutto è grazia, e Dio è presente dappertutto e continuamente parla, anche se alternando silenzi e buio con chiarezze maggiori.
Nel tempo, ma non schiavi dei limiti del tempo, nel possesso del Mistero che lo percorre, che vi emerge, mistero di Dio e dell’uomo, degli uomini, in modo che il domani, il futuro, la sera non sono ancora eppure sono già.
È difficile dire se per i giovani il luogo della profezia sia più la mente o più il cuore. Pensando si scopre e si capisce il futuro che viene. Però il cuore protende decisamente e efficacemente verso di esso. La mente tende a chiudere le sue letture dentro significati definiti. Il cuore vive tensioni infinite, sempre aperte a ben altro, al tutto, e ogni esperienza di presente è sempre stimolo per tendere oltre. Perciò il cuore dei giovani rende attenti e capaci di leggere i segni del futuro che si affaccia promettente. Esso vive proteso ai Valori, a Progetti, sulla traccia prolungata dei bisogni, degli interessi, dei desideri, dei problemi e temi aperti, degli ideali, perciò anche delle lotte contro il male, l’insidia, il pericolo.
Educare i giovani alla lettura profetica
Non è opera diretta. È lavoro attento, capace, con la grazia di Dio, di coltivare e potenziare le condizioni soggettive e personali della lettura profetica dei segni dei tempi.
Dobbiamo collocare i giovani dentro i valori umani e evangelici della verità, dell’amore, della giustizia, della libertà, della solidarietà, della bellezza, della dignità, della felicità e delle beatitudini, della salvezza…, insomma della vitalità infinitamente emergente dell’uomo in dialogo molteplice con il piano e con la volontà di dono di Dio.
Così esplode la profezia. Ogni cosa è vissuta scrutando i segni di futuro che porta e comunica, irrinunciabili. Il giovane è in costante dialogo con il tempo non nei segni del desiderio o della paura, dell’adattamento o sfruttamento utile, della difesa di sé, del progresso materiale, del compromesso, del cedimento, del tradimento, del rimpianto debole e incerto, dell’adesione a illusorie ideologie.
Ha di meglio.
Alcuni atteggiamenti dovranno segnare la sua vita. La “crisi” sarà sua condizione abituale, non negativa nel segno della paura, della dissoluzione, dell’affanno per il domani incerto, ma positiva nel segno dell’apertura verso gli sviluppi del più e del meglio dentro le tracce della luce e della fortezza. La “prospettiva” è il segno della “situazione”, perché questa medesima contiene sempre da qualche parte anche i principi, i fattori, le risorse, le spinte per le soluzioni. Chi crede nell’amore crede anche nella misericordia e attraversa i momenti di smarrimento, di devianza, perché sa la strada del ritorno e del nuovo impegno. Il profeta non valuta i compagni per il loro numero. Sa vivere il consenso, ma anche la minoranza e perfino la solitudine, perché la sua forza è interiore e inattaccabile. Diventa così luce e fortezza per chi ha bisogno di lui.
Gli antichi profeti facevano scuola e i giovani li seguivano apprendendone lo spirito e la prassi. Poi ne dilatavano l’opera, collaboravano o succedevano. Anche oggi educa la profezia dei giovani l’incontro con la testimonianza esemplare di altri precedenti profeti.
Profeti forse un po’ pazzi nel giudizio di troppi. Uomini e donne evangelici, alla sequela profetica di Cristo, degli Apostoli, dei Santi, dei Fondatori, dei grandi pastori, di grandi laici. Profeti forse attuanti la vita nella quotidianità di una lettera tematica dei loro tempi, dei tempi d’oggi, nel segno della verità, dell’amore, della radicalità, della carità, della povertà, della giustizia liberatrice, dell’ubbidienza con amore alla Chiesa, della libertà notevole e vincente sulla corruzione della carne, sulla superbia dello spirito, sulla corruzione degli occhi e del desiderio.
La scuola di profezia di questi testimoni dei giovani è spesso segnata da maturazione nel dolore, nell’incertezza, nella prova, scavalcando limiti, errori, proibizioni, incomprensioni, persecuzioni, calunnie, condanne, riabilitazioni…
Educare alla profezia nella profezia
Se i giovani hanno come loro primo sogno e carisma la profezia, la prima condizione perché i suoi germi sboccino e crescano è che essi trovino ambienti, rapporti, stili, programmi e metodi di educazione dentro i quali la possano vivere, sperimentare, mettere alla prova.
L’istituzione non è quasi mai profetica. Per sua natura, o forse anche per suo carisma utile per la comunità, il suo animo è la sicurezza, la conservazione, il documento, il programma, la norma, la tradizione ripetitiva del passato. La sua proiezione verso il futuro è lenta e talmente prudente e sicura da risultare sempre un po’ in ritardo. Autorità, superiori, formatori, responsabili giovanili, anche nei campi vocazionali, devono fare i conti con questa tendenza, forse scusabile, ma distruttiva o almeno riduttiva della profezia dei giovani. La razionalizzazione tende a giustificare e a difendere questo spegnimento, anzi ad attribuirvi ogni risultato di solidità e di sicurezza e buon ordine. Poi i risultati a lungo termine manifestano la dura verità. Forse è troppo tardi, molto è già stato spento o ridotto.
Comunque s’impone il principio che l’educazione alla profezia è prima di ogni altra cosa la libertà del suo esercizio. Giovanni XXIII l’ha enunciato nella parte pedagogica dell’enciclica Mater et Magistra a proposito della educazione alla libertà.
Solo il fatto di poter vivere, esprimere, portare, condividere, celebrare la profezia la fa maturare e crescere.
Se si trattasse solo di giovanilismo psicologico tutto finirebbe ben presto nella stanchezza dello spegnimento e del rientro nelle file dell’inerzia. Ma quando la profezia è evento spirituale, essa, mentre si attua, si carica di nuove energie di fondo e cresce, matura, si potenzia, si chiarifica, si rinforza, vede orizzonti di valori, di motivi, di progetti, di impegni, di futuro. Ciò che vuole e merita tutta una vita mostra anche che una vita non basta. Libertà, grazia, volontà si alleano creatrici.
I segni dei tempi non sono l’oroscopo. Chi li segue e interpreta e attua non attua un destino prestabilito, ma scrive una storia che potrà solo raccontare alla fine.
Le guide spirituali, gli adulti che condividono con i giovani la profezia, devono farli distinguere e discernere tra profezia e illusione, capriccio, rischio, ingenuità. L’uscita nella profezia è un cammino irto e erto, anche se denso di ottimismo e di pace profonda, di umiltà e ringraziamento, fino a essere profezia per gli altri: Don Zeno, Mazzolari, La Pira, Dossetti, Lazzati…
È quasi inutile ricordare che il suo luogo privilegiato, necessario, è la preghiera. Forse una preghiera speciale, nella quale è presente e parla Dio insieme a tutti gli eventi che si svolgono sotto il suo sguardo, il suo amore, il suo disegno, perciò con indicazioni, allusioni, sensi, proposte, chiamate, missioni che il profeta raccoglie e rivive nel cuore, nell’amore, nel dovere morale, nella volontà, nella decisione di seguire e dedicarsi.
Profezia è vocazione, perché è sempre voce che viene da oltre, segna oltre, invita oltre, ad amare e a rispondere intervenendo per compiere il disegno di Dio, ogni aspetto del disegno di Dio, seguendo altri segni di elezione e invio qualificato, completandosi tra molti.
Educare le vocazioni attraverso la profezia non è cosa semplice. Esige che si educhi a leggere i segni dei tempi negli eventi oggettivi e soggettivi, favorevoli o apparentemente diversi e contrari; a leggere i disegni e la volontà, i progetti e i modi di Dio; a leggere nelle proprie attitudini e negli eventi esterni non solo la possibilità e la convenienza, ma anche i segni di un disegno di Dio che suscita un dovere di amore, un dovere amato, un amore doveroso per una consacrazione che vorrà tempi lunghi di preparazione, di inserimento, di esercizio crescente.
Giovani ambivalenti davanti alla profezia
Purtroppo non hanno profezia i giovani chiusi nei confini della carne, della superbia, dell’egoismo, del desiderio, della paura, del calcolo gretto; gli adoratori di troppi idoli, gli schiavi del presente; i giovani della razionalità priva di cuore; quelli educati a troppa sicurezza, precisione, dipendenza; i rassegnati; i presentisti efficienti; gli adattati ai limiti degli adulti; quelli che amano il cambio per il cambio, il nuovo per il nuovo, senza permanenza di valori che crescono; i giovani stanchi e sfiduciati; i giovani del mondo dedito alla previsione e ai programmi futuri, ma che non vi attua profezia; quelli che seguono i “profeti di sventura”; i sicuri e profittatori delle istituzioni già ben definite…
Quali giovani sono aperti alla profezia? In quali campi sono più sensibili? Non sembri strano che indichi i campi della affettività e della sessualità. Cose molto belle sono appena enunciate oggi. I segni invitano già a un domani molto più umano e divino. Urge il campo della ricerca: mentale, morale, cosmica, umana, sociopolitica, economica, tecnologica, ma soprattutto umanistica, poi religiosa ed evangelica.
Invitano e si delineano i campi della solidarietà, della socialità e della fraternità da dove il popolo, i poveri, gli oppressi, gli emergenti mandano segni per un futuro valido.
Invitano la contemplazione, la preghiera, la fede autentica, la sequela radicale, lo spirito e la lettura del Vangelo.
Brilla ogni possibilità di soggettività, di protagonismo, di responsabilità.
La Chiesa reale è di fronte ai giovani insieme ricca e povera di profezia tra doni di Dio e potere, potenza, ricchezza, comodità, organizzazione, sicurezza, importanza. L’andamento delle vocazioni ne risente.
Invitano le possibilità di denuncia, di urto, di cambiamento, di liberazione.
Riemergono il linguaggio di Gesù, lo stile di Gesù, il progetto e il metodo di Gesù, il tono del Vangelo, di un Gesù prolungato e incarnato da profeti di ieri, di oggi.
La profezia è già nei giovani. Cercano chi li preceda e presieda alla loro maturazione, almeno quelli che dovranno poi diventare profezia, o almeno verità e amore, carità e salvezza per le masse degli altri giovani e non giovani.