N.02
Marzo/Aprile 1988

Bibliografia sul tema: il campo vocazionale

 

1. Il campo-scuola dei ragazzi: giochi con prediche o esperienze di vita?

Un campo-scuola è senza dubbio una stupenda occasione di crescita per i ragazzi. Ma cosa è un campo-scuola?

Al di là dei buoni propositi degli adulti e delle declamazioni sui bollettini parrocchiali, per i ragazzi il campo-scuola può configurarsi, almeno in un triplice modo. Passeggiate, giochi, vita all’aria aperta, pranzi più o meno avventurosi, confusione nelle camerate fino a notte inoltrata, scherzi e qualche bella preghiera per acquietare le coscienze degli organizzatori.

Questo “campo-scuola primo modo”  non è per niente una cosa malvagia: una bella vacanza non fa mai male! I ragazzi ricorderanno a lungo quei giorni di baldoria: “Ricordi che macello? Peccato quelle preghiere lagnose”.

C’è da chiedersi però: vale la pena sprecare energie, tempo e denaro per portare in vacanza gente che potrebbe andarci a proprie spese e con i propri genitori? Un campo-scuola può essere anche un pretesto per far sorbettare ai ragazzi, dietro pedaggio di giochi, aria aperta e scherzi, delle magnifiche prediche che altrimenti non starebbero a sentire.

È il caso classico dello zuccherino che serve per mandar giù la medicina amara o del vecchio campetto da pallone per costringere i ragazzi alla messa. Risultato: nei ragazzi rimane soltanto il ricordo dello zucchero. Delle prediche nessuna traccia.

Questo tipo di campo-scuola è antipatico perché non è rispettoso dei ragazzi. Fortunatamente i ragazzi si difendono sprigionando anticorpi! Mentre, nelle intenzioni degli organizzatori, i giochi e le altre attività “leggere” dovrebbero servire per ascoltare con più attenzione le prediche, i ragazzi utilizzano queste per riposarsi dal gioco e ritrovare energie nuove.

Il campo-scuola “esperienza di vita” è, per l’appunto, un’esperienza di vita. Cioè, un insieme di giorni “di vita vera” durante i quali i ragazzi vivono fatti normali: giocano, stanno insieme, scherzano, lavorano, pregano, ma con un qualcosa che rende queste attenzioni nuove, emblematiche, maestre. Con un’espressione alla pàge si direbbe che esse diventano “icona” della quotidianità. In altre parole, esse sono esperienze, cioè un vissuto che lascia tracce profonde e significative nella vita dei ragazzi.

Il campo-scuola “esperienza di vita” è quello che non confeziona per i ragazzi una meravigliosa, artefatta, esperienza, ma rende meravigliosa la vita quotidiana degli stessi. Questo tipo di campo-scuola è quello per cui vale la pena di sprecare tempo, denaro ed energie.

 

– T. Lasconi, Il camposcuola: giochi con prediche o esperienza di vita? in Note di Pastorale Giovanile 6 (1987).

Si tratta del racconto della preparazione e della attuazione di un campo-scuola, intenzionato ad essere del terzo tipo. Richiama le “scelte di campo” che caratterizzano la proposta:

* la connessione con il cammino annuale dei diversi gruppi di preadolescenti. Spesso i campiscuola fanno fatica a ricollegarsi con il progetto di animazione globale, agganciandosi al prima e al dopo dell’esperienza proposta;

* contenuto del camposcuola è l’esperienza di vita particolarmente intensa che si intende produrre coi preadolescenti. Di qui l’urgenza di scoprire “quali” esperienze proporre per far crescere i partecipanti;

* il rifiuto di una “divisione” del tempo tra formativo e ricreativo. Ciò comporta il riscatto di un “tempo diverso” in cui si sviluppa tutto il processo formativo;

* il gruppo degli animatori che progettano insieme il campo e vivono in tutto l’esperienza con i ragazzi.

 

– G. Ghiglione, Promemoria per un campo-scuola, in Note di Pastorale Giovanile 6 (1986).

Come va preparato il camposcuola? L’articolista si è posto questa domanda dal punto di vista del gruppo degli “animatori” di una parrocchia o di un oratorio che vogliono organizzare un campo-scuola. Il tema in questo contesto, non importa. Interessa il percorso di questo gruppo di animatori nell’organizzare il campo. Le sue indicazioni vengono a costituire un “promemoria” utilissimo, di grande praticità. Da usare con intelligenza e, aggiungiamo, con una buona dose di fantasia, perché ogni campo è un fatto a sé. Il promemoria, dopo un’introduzione sul significato di queste pagine, presenta tre fasi principali a cui prestare attenzione: 

* “fare chiarezza”: identificare destinatari, tema, équipe che organizza, formula del camposcuola…

 * “organizzare”: strutturare da vicino lo stile di vita al campo, la suddivisione del tema per giornate, la preparazione di tutto il materiale di supporto, la pubblicizzazione della proposta…

* “vivere il campo”: le varie attività, dal gioco alle serate, dall’accoglienza iniziale fino alla conclusione e al dopo-campo.

 

– B. Ferrero e M. Delpiano, Un’estate da fiaba con “le avventure di Pinocchio”, in Note di Pastorale Giovanile 5 (1986).

Il presente sussidio estivo è uno strumento utilizzabile soprattutto come “tipo” per sollecitare la creatività e l’iniziativa degli animatori, attenti ad elaborare un intenso momento di “avventura estiva” capace di raggiungere tutti i ragazzi, a partire dal semplice desiderio di trascorrere insieme un momento felice e divertente, vivace e un po’ “pazzo”. Nel sussidio la dimensione ludica e avventurosa è percorsa in filigrana da un intento profondamente educativo.

Ogni attività, fatta con un certo stile, è occasione di crescita comune per i ragazzi, anche in tempo di vacanza.

È un esempio pratico di come usare il libro delle “avventure” – almeno di quelle più significative – per collocare tutte quelle attività estive (dal gioco allo svago, dall’avventura in mezzo alla natura ai momenti riflessivi e celebrativi di gruppo) all’iterno di una serie organica di temi educativi, caratteristici del momento esplorativo della crescita, nel momento in cui il ragazzo comincia a voler fare esperienza sulla propria pelle dell’avventura della vita. E l’estate è per questo un momento privilegiato.

 

– P. Giordano, Un “esodo”  con i preadolescenti – Campo estivo vocazionale, in Note di Pastorale Giovanile 3 (1986); Più delle stelle – Camposcuola per adolescenti alla ricerca della propria vocazione, in Note di Pastorale Giovanile 5 (1987).

Si tratta di un’esperienza “particolare” che è collocata all’interno di un contesto annuale e si prolunga in un progetto pluriennale organico, perciò difficilmente isolabile dal suo contesto di formazione progressiva.

Inoltre non è un campo per i gruppi oratoriani o di una stessa realtà locale. Ha invece i suoi specifici destinatari: i ragazzi e le ragazze più sensibili, rappresentativi di una pluralità di centri di provenienza, ai quali si vuole offrire l’esperienza straordinaria di un campo inter-regionale o interdiocesano. Il primo di questi due sussidi, che si inseriscono in un cammino vocazionale triennale, di campi estivi, è formulato attorno al grande tema biblico della “terra promessa”. La terra che, attraverso Mosè, Dio ha promesso e donato agli ebrei e che, attraverso Gesù, promette e dona a coloro che cercano la loro “vocazione” in questo mondo.

Il secondo introduce alla ‘ricerca’ vocazionale: fare chiarezza sul significato e sulla direzione della propria vita.

 

 

 

2. Il campo vocazionale: punto di arrivo e di partenza di un itinerario vocazionale.

Il campo vocazionale, come ogni altra proposta analoga, ha bisogno di un cammino che preceda e continui questo appuntamento, proprio perché una “scelta vocazionale matura attraverso un paziente cammino spirituale” (PPVI, n. 45).

 

– CNV. – Suore Apostoline:

– Eccomi manda me – Campo vocazionale giovani, Centro Sussidi Vocazionali, Castelgandolfo 1987.

– Eccomi: manda me – Campo vocazionale adolescenti, Centro Sussidi Vocazionali, Castelgandolfo 1987.

– Và, sii profeta tra la gente – Campo vocazionale giovani, Centro Sussidi Vocazionali, Castelgandolfo 1988.

– Và, sii profeta tra la gente – Campo vocazionale adolescenti, Centro Sussidi Vocazionali, Castelgandolfo 1988.

– Và, sii profeta tra la gente – Campo vocazionale ragazzi, Centro Sussidi Vocazionali, Castelgandolfo 1988.

 

A questi Campi di Se Vuoi del CNV, in collaborazione con le Suore Apostoline, ci si arriva perché alle spalle si ha un progetto educativo, un itinerario annuale: il tema della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni.

Oltre ad essere buoni sussidi, i Campi di Se Vuoi aiutano gli animatori ad avere presenti fin dall’inizio dell’anno gli obiettivi educativi che si vogliono raggiungere nel periodo estivo.

Non dobbiamo dimenticare che molti campi vocazionali mandano i giovani in crisi, privati di sbocchi, proprio perché sono campi senza prospettive, proposte senza progetto.

Inoltre si inseriscono in una prospettiva più ampia; essi sono il punto d’arrivo di un gruppo che lavora, che cerca e che ha un programma di vita; sono il punto di partenza per un ulteriore impegno, magari alla luce di una nuova intuizione vocazionale che proprio il campo ha fatto sorgere.

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