N.02
Marzo/Aprile 1988

Campo-scuola vocazionale  di una comunità parrocchiale

Sulla “Lettera ai cristiani” di settembre, di una piccola parrocchia dell’entroterra romagnolo, è apparso il seguente articoletto: “Dieci ragazze sono venute in mezzo a noi portando un’ondata di allegria tra bambini, anziani e giovani. Forse non tutti hanno avuto l’occasione di conoscerle “da vicino”; ma erano veramente simpatiche! Non sappiamo molto del lavoro serio che facevano al mattino studiando la Bibbia per rispondere alle domande più difficili della vita.

Ci sono rimaste nel cuore: erano capaci di stare con tutti, coinvolgevano anche i più timidi, nel canto esprimevano la gioia di vivere e di pregare!”.

Così si sono espressi alcuni ragazzi e bambini del paese. Espressioni simili sono state colte sulla bocca degli anziani che con queste ragazze hanno vissuto la celebrazione dell’olio degli infermi.

Un campo-scuola di dieci giorni vissuto da dieci ragazze provenienti dalla Lombardia, oltre i diciott’anni, studenti e lavoratrici; un sacerdote e due suore di cui una nominata dal Vescovo responsabile della piccola parrocchia.

 

Abitazione

Una vecchia canonica, povera e assolutamente disadorna, con qualche disagio, ma pienamente aperta a un’accoglienza semplice e serena che fa sentire ciascuno a proprio agio.

 

Ambiente umano

La gente di origine rurale è soprattutto caratterizzata da una grande povertà culturale e, particolarmente i ragazzi e i giovani esprimono, nel loro comportamento, una grossa carenza di significati.

La rapida ascesa economica della riviera adriatica e il benessere che ne è conseguito, hanno abbagliato e affascinato tutti, anche se per motivi diversi.

In tale situazione umana le ragazze sono state provocate, dal clima creato e dalla Parola di Dio, a una seria ricerca del significato più profondo della vita.

 

Struttura della giornata

È stata programmata insieme in modo da lasciare a ogni persona il suo spazio, ma in modo da permettere anche la responsabilizzazione di tutti nei confronti del gruppo.

Al mattino, dopo i normali servizi domestici, la preghiera di Lodi e la proposta del sacerdote. Continuava poi la riflessione personale aiutata da una scheda appositamente preparata.

Dopo la breve distensione pomeridiana le ragazze vivevano con i bambini e i ragazzi della parrocchia una specie di oratorio feriale (assolutamente sconosciuto), con l’unico obiettivo di coinvolgere tutti promovendo le attitudini personali.

Il momento pomeridiano di servizio era vario: doposcuola, animazione dei giochi di squadra, cartellonistica, preparazione della festa dell’anziano. In qualche pomeriggio ci si recava lungo il paese per dialogare con la gente e conoscerla più da vicino nella concretezza della situazione.

La giornata comprendeva anche momenti liberi di dialogo con il sacerdote o le suore e capitava spesso che, nelle occasioni più varie, fiorisse spontaneamente una comunicazione molto bella ‘faccia a faccia’.

La celebrazione eucaristica domenicale e quotidiana veniva vissuta dal gruppo in modo da far “gustare” alle persone presenti, attraverso la proposta di canti e di semplici gesti, la ricchezza della liturgia. La stessa celebrazione dell’Unzione degli infermi, in occasione della festa dell’anziano, ha raggiunto tale obiettivo, a testimonianza di gente entusiasta di vedere, per la prima volta, giovani a servizio di persone anziane in genere emarginate.

 

Contenuti proposti

Il clima creato favoriva la mediazione di valori quali: scoperta e valorizzazione dei doni personali, accoglienza del diverso, sobrietà di vita, servizio improntato a disponibilità e gratuità, dialogo e confronto.

Altri valori sono stati proposti attraverso apposite schede bibliche che presentavano figure di uomini e donne disponibili ad accogliere nella loro vita il progetto di Dio: Abramo, Rut, Giuditta, Samuele, Pietro… Il tema trattato: “Essere uomo, essere donna, un progetto di vita, oggi, per te!”.

 

Revisione

La comunità parrocchiale ha vissuto il campo-scuola come una presenza gradita di giovani serene e disponibili al punto che, a distanza, sono rimaste un punto di riferimento per tutti.

Il gruppo ha vissuto l’esperienza con la normale fatica, ma anche con la gioia di costruire una vita insieme pur nelle differenze di maturità umana e cristiana. Le ragazze hanno soprattutto riscoperto il clima calmo e sereno della preghiera e della riflessione personale e la bellezza di un servizio pastorale compiuto con l’intento di animare e di promuovere.

A livello personale la provocazione del campo-scuola è stata per molte veramente forte anche per il dialogo e il confronto sincero: ciascuna ha avuto l’opportunità di mettersi, nei confronti della propria vita, in atteggiamento di ascolto e di ricerca e di riuscirne provocata a una risposta libera e responsabile.