Centro Diocesano Vocazioni e campo vocazionale
Nel campo vocazionale ogni C.D.V. può vedere un momento prezioso della sua attività di animazione vocazionale di tutta la Chiesa Particolare. Come?
Il C.D.V.: una presenza specifica tra gli organismi della pastorale diocesana
L’estate è il campo di battaglia dove si cimentano le forze della pastorale, con le differenti proposte, rivolte a quanti accoglieranno l’invito.
Una sana metodologia di comunione, per gli organismi diocesani, non è di dividersi i compiti per settori, ma sintonizzarsi, armonizzare le attività, ordinare le priorità, presentarsi insieme, non tanto ai singoli, quanto alle parrocchie, agli operatori di pastorale.
Spetta ad essi essere attenti all’insieme, osservare il quadro delle proposte che le singole commissioni
diocesane sottopongono e poi presentarle ai diversi settori, alle categorie a cui sono riservate iniziative specifiche.
Il C.D.V. agisce dentro la pastorale diocesana, ne è un’umile espressione: come tale deve, all’interno di essa, inserirsi con le sue attività, che certo non raggiungono mai la vasta gamma dei bisogni e delle persone.
È importante, proprio per uno stile di pastorale che riveli una mentalità comunionale, operare con questo spirito.
Non si tratta di una pura strategia operativa e nemmeno di dare un’immagine di perfetta organizzazione sul piano diocesano.
Diversamente, il C.D.V. (ma anche qualunque ufficio diocesano) sarebbe alla ricerca dei “suoi” clienti, bisognoso di ricevere conferme a quanto propone, più preoccupato di difendere se stesso, che di servire la comunione!
Con questo “stile” di pastorale, il C.D.V., inserendosi tra le proposte che la pastorale diocesana prepara per le diverse categorie del popolo di Dio, qualifica la sua presenza con l’offerta del campo vocazionale.
Questa attività rientra tra le finalità del C.D.V., è una sua competenza specifica, in quanto la proposta è punto di arrivo di una fede consapevole, che ha bisogno di essere incarnata in una scelta di vita definitiva tra le possibili vocazioni ecclesiali.
Il campo vocazionale offerto dal C.D.V.
Un campo vocazionale, quindi, non si improvvisa, pena dequalificarlo in parte.
Se la programmazione diocesana viene studiata insieme tra i diversi settori di pastorale, subito emerge per il C.D.V. la necessità di presentare un campo-scuola vocazionale che si caratterizzi per i suoi contenuti ben specifici, con un taglio ben configurato, per cui la proposta assume fin dall’inizio un carattere di serietà e di impegno.
È certo che non ci si deve attendere una risposta di massa, che entusiasmi chi è alla ricerca di qualcosa di “indefinito”.
La scarsa quantità degli aderenti a iniziative così precise e marcatamente vocazionali sarà però compensata dalla qualità di coloro che scelgono di partecipare.
Senza nulla togliere alle altre proposte estive (offerte dai diversi centri) rispettose del cammino di fede e dei bisogni tipici nella stagione di grazia attraversata da ciascuno, le attività del C.D.V. devono essere marcatamente vocazionali.
Gli animatori di tali iniziative si preparino perciò a non scoraggiarsi se le risposte non saranno troppo numerose, ma siano anche pronti ad offrire un’esperienza qualificata a quelle persone che, ben motivate, hanno diritto di attendersi un aiuto spirituale, che è dire profondamente personalizzato.
Le scelte che ne deriveranno, infatti possono orientare non solo l’impostazione globale della loro vita, ma anche determinare la specifica vocazione di ciascuno.
Questo “stile esigente” di pastorale vocazionale è garanzia di mature vocazioni al ministero e alla vita consacrata, ma non è, come sempre, un frutto immediato.
È solo mantenendo “i costi” durante il susseguirsi degli anni e delle diverse proposte che entra tra gli operatori di pastorale la convinzione che il C.D.V. offre attività qualificate tali da meritare la stima di coloro che ne usufruiscono e da appoggiare.
Il campo-scuola vocazionale non è per tutti, ma per coloro che sono preparati
Qualificare la proposta esige subito una scelta ben precisa, tale che coloro che se ne avalleranno saranno a un certo livello di crescita. In questo modo non si vuole escludere nessuno: tuttavia sappiamo che ciascuno ha il proprio ritmo di maturazione.
La scelta di un impegno stabile nelle vocazioni, specie se di speciale consacrazione, lo sappiamo bene, non è immediata: suppone un necessario discernimento e prevede molte tappe.
Esse, umanamente parlando, (quindi normalmente), riflettono una progressiva evoluzione e richiedono esperienze di fede graduali. I giovani che partecipano a un campo-scuola vocazionale devono essere giunti a una prima sintesi della fede. Si intende che vivano il cristianesimo come sorgente di fecondità e di pace interiore, che siano felici di dirsi cristiani perché è la condizione con cui essi si sentono in armonia con loro stessi, innanzitutto, con Dio e con gli altri. Questo stadio di accoglienza serena di Cristo, vita della loro vita, mette i giovani (e gli adolescenti) a cercare dove e come incarnare la loro scelta cristiana.
È il momento della ricerca della loro vocazione specifica.
In questo tempo, almeno, in cui non ci si deve impegnare a concretizzare un sì già preciso ed obbligante in una vocazione (è uno stadio futuro, questo, che a volte genera incertezze e indecisioni), normalmente i giovani, nella loro generosità, sono disposti ad approfondire con serietà e impegno l’originalità di tutte le vocazioni cristiane.
Anche il radicalismo evangelico, realizzato nella vita consacrata e nel ministero ordinato, è oggetto di un discernimento maturo, fino a considerarne le caratteristiche salienti.
Il C.D.V. deve offrire la possibilità di un campo-scuola vocazionale (o di altre iniziative analoghe) per aiutare i giovani ad estendere la loro conoscenza a riguardo delle vocazioni cristiane, facilitando così la convinzione che non è da escludere che Dio possa richiedere da ciascuno dei partecipanti un impegno che giunga fino alla completa donazione di sé nella vita consacrata.
A chi il C.D.V. può affidare l’impegno di conduzione del campo vocazionale
Il C.D.V. è un organismo di comunione: in questo modo viene esclusa qualsiasi preferenza di istituzioni.
A servizio della promozione delle vocazioni di speciale consacrazione, il C.D.V. propone attività vocazionali che aiutino le persone a maturare la propria vocazione nella Chiesa, a chiarire il proprio dono e a situarsi dentro quelle realtà di Chiesa che permettono a questi doni di fiorire.
Non si tratta quindi di sostenere né il seminario diocesano, né l’uno o l’altro istituto religioso, anche se tutti questi hanno necessariamente un giusto e doveroso spazio.
Naturalmente il C.D.V. non può prescindere da queste istituzioni perché è attraverso di esse che le vocazioni prendono corpo. E bene quindi che diversi animatori vocazionali, che rappresentano varie chiamate, insieme, prendano parte al campo-scuola vocazionale.
Impegnati secondo responsabilità differenziate, in riferimento anche all’esperienza e alla competenza di ciascuno, gli animatori vocazionali durante il campo richiamano con la vita il carisma loro tipico e lo annunciano già con la loro presenza.
Essi si fanno appello, testimonianza, proposta, dando ragione della loro scelta e del loro cammino.
I giovani sono attenti e silenziosamente “interpretano” gli educatori con cui vivono l’esperienza: così la loro preghiera, il modo di rapportarsi con gli altri, la discrezione, la gioia, e la pace che essi sanno infondere, sono tutti elementi con cui gli ideali di vita vengono trasmessi ed insieme
motivo per i giovani per farsi una domanda ineludibile: “se essi sono così, perché non io?”.
A conclusione del campo vocazionale
Lo stile di comunione, che è l’anima dell’azione pastorale, esige che, a conclusione del campo vocazionale, i responsabili raggiungano, in un modo o nell’altro, gli operatori pastorali che si sono fatti promotori dell’iniziativa presso i loro giovani, sostenendoli perché vi partecipassero.
Essi verranno coinvolti offrendo loro le impressioni fondamentali a riguardo dei singoli partecipanti, perché il cammino spirituale possa essere ripreso a partire da questo momento fondamentale, che tante novità può aver generato. E evitato così il pericolo che altro sia l’esperienza esterna al gruppo di riferimento parrocchiale dal momento diocesano, che, evidentemente, è sempre e solo parziale e provvisorio.
Il C.D.V. neon catalizza presso di sé alcuno: si rivela sempre uno strumento di supplenza, contento però di poter esercitare, almeno attraverso questo servizio, una vera occasione di ripensamento, per contribuire a “liberare l’appello” di Dio dentro il cuore di ciascuno, appello che tante volte giace infecondo solo perché nessuno trova il momento opportuno per evangelizzare la chiamata.