N.02
Marzo/Aprile 1988

Giovani vocazioni per i giovani nel campo vocazionale

 

Nasce da un’esigenza

Un rapporto – cammino con dei giovani, attraverso vari mezzi: incontri periodici, corrispondenza epistolare, genera immancabilmente il bisogno di concederci un momento forte più prolungato di esperienza di Dio, di vita di comunione.

Il campo segue l’apice di un cammino e il rilancio per una nuova tappa la cui strada si snoderà durante l’anno nuovo con altri incontri periodici di gruppo o individuali in un crescendo personale di conoscenze, di convinzioni, di capacità di risposta, nel rapporto con Dio scoperto sempre più come centro della propria vita.

La preparazione del campo coinvolge gli animatori come protagonisti e beneficiari del campo stesso, non come coloro che porgono un bene agli altri rimanendone al di fuori per un senso di sufficienza, persone ormai arrivate e, meno ancora, di indifferenza come operatori qualsiasi di un lavoro sia pure apostolico. Se l’animatore sente il campo come “suo”, metterà nella preparazione tutto il suo cuore e tutto acquisterà un calore ed una carica che non mancheranno di coinvolgere anche il giovane.

La preparazione tiene presente le persone che parteciperanno al campo, conosciute e seguite con tutte le loro esigenze di giovani di oggi, e “questi” giovani in particolare.

 

 

Vari momenti

Il campo si articola in vari  momenti profondamente uniti fra loro: la preghiera comunitaria, l’ascolto, la riflessione, il dialogo, la gioiosa condivisione dei pasti e del proprio entusiasmo.

Fra questi ha un posto privilegiato la preghiera: momenti preziosi, preparati accuratamente, densi di contenuto, vissuti in unità con il tutto della giornata, legati al tema di riflessione e alla liturgia e profondamente agganciati alla vita quotidiana del giovane, da ritrovarli poi, vivi e attuabili.

Una preghiera che cerca di incontrare la sensibilità del giovane anche attraverso simboli e gesti e per questo normalmente “pensata” da giovani consacrati. I simboli trasformano giorno per giorno in qualche modo il “luogo” di preghiera: illustrano la Parola con le sue sollecitazioni e i suoi effetti e la risposta faticosa dell’uomo; aiutano la riflessione e il coinvolgimento personale.

Uno si sente lì, con tutta la sua storia con tutto il suo peso e con tutte le sue capacità di risposta.

Sono questi momenti che coinvolgono tutto l’essere, a creare ed alimentare (più di ogni altra cosa) la comunione profonda nel gruppo accorciando le distanze create dalla diversità di età e situazioni. Questa comunione poi trova la sua espressione concreta in un clima familiare e gioioso.

Un sussidio ben preparato, con testi in armonia con quanto si è detto, immagini e canti adatti ad ogni

momento è un aiuto immediato e prolungato nella giornata e nel dopo campo.

 

 

Il contesto

Il campo vocazionale impostato così comporta un “esodo”  vero e proprio, una “sosta” reale dalla vita di ogni giorno fatta di tante cose che si rincorrono e assorbono: un vero e proprio “venite in disparte” in un luogo dove anche il contesto ambientale faciliti l’ascolto e la riflessione. La montagna con i suoi silenzi, le sue “tensioni” verso il cielo, il suo verde riposante e le mille possibilità di sedersi a meditare nella solitudine, è forse più adatta ad un “tempo forte” come è quello di un campo vocazionale.

 

 

Giovani vocazioni

Agli elementi già sopra descritti risulta prezioso aggiungere la presenza di giovani vocazioni inserite a pieno nell’esperienza di campo.

Tenendo conto del fatto che tanto le giovani vocazioni quanto i partecipanti al campo provengono da uno stesso ‘humus’ sociale, culturale etc. è facile comprendere come già nella preparazione del campo, si eviti il rischio che la proposta risulti arretrata, superata o… superiore alla capacità di attenzione, alla formazione, alle attese del giovane.

La conoscenza e l’esperienza così vicina alla situazione attuale del giovane facilita l’inserimento nel clima, nell’organizzazione, nell’impostazione del campo.

È spontaneo e naturale comunicare la comprensione per le difficoltà, i problemi, i timori che la proposta fatta può via via suscitare. Nello stesso tempo è più facile invitare a reagire al conseguente scoraggiamento o al “tirarsi indietro”, proprio per mezzo di una testimonianza serena, effervescente, limpida della realizzazione che Cristo offre alla persona nella sua integralità e profondità, anche mettendo un po’ in crisi quanto, invece, la società offre oggi all’individuo.

La vicinanza di età stimola il dialogo, la confidenza, la fiducia, l’accettazione delle proposte via via fatte: diventa occasione per l’esperienza di un’amicizia vera, che ha il suo centro e la sua sorgente in Cristo, che vive di valori come la verità, il dono di sé, l’affrontare insieme gli ostacoli che necessariamente si pongono in un cammino di crescita, di fede.

In questa semplicità, verità, chiarezza di rapporto anche le difficoltà, le titubanze, i dubbi possono essere serenamente affrontati come occasioni necessarie e preziose per la crescita.

La presenza di una vocazione consacrata giovane o di seminaristi con i giovani è poi di stimolo, provocazione a cercare quale può esser il proprio cammino di realizzazione e la propria scelta di vita; la domanda: “e perché io no come lei?” emerge spontanea dalla constatazione della gioia e della pace che la sequela di Cristo, nella vita consacrata, dona ad una ragazza “come noi”.

Parte anche da qui l’esigenza di un cammino di discernimento che porti chiarezza interiore di ideali.

E l’incoraggiamento, la spinta a questo inizio è dato anche dal sapere che “uno come me ce l’ha fatta” ad affrontare e superare le tappe che compongono una crescita umana nella fede.

Il contatto poi con la vita religiosa nella sua dimensione di apertura, accoglienza, disponibilità, alleggerisce l’idea che spesso i giovani ne hanno con i soliti e comuni pregiudizi di “vecchiaia”, “arretratezza”, “chiusura”, “inutilità”, “mancanza di comunicazione”.

 

 

Concludendo

Sarebbe certamente sbagliato, per concludere, pensare che al campo possano e debbano partecipare come animatori o animatrici soltanto giovani preti, seminaristi, religiosi/e con altri animatori laici. Si può e si deve essere “giovani” con i giovani anche in età meno verdi. Tuttavia la presenza di tali soggetti potrà risultare preziosissima e talvolta decisiva e la comunità cristiana saprà impegnarsi per garantire, tanto nella fase di preparazione, quanto nella realizzazione di tali momenti forti, questa ricchezza, in una parola, questo dono.