N.03
Maggio/Giugno 1988

Bibliografia sul tema: Maria, madre e modello di ogni vocazione

 

1. Maria durante l’anno liturgico

Siamo alla conclusione del tempo celebrativo di questo Anno Mariano e ancora diversi operatori pastorali non sono del tutto a conoscenza dei sussidi ufficiali prodotti dai vari organismi ecclesiali che si sono assunti o hanno avuto il compito di animare le iniziative per questo anno. Le iniziative sono state, nei loro rispettivi ambiti, delineate da Giovanni Paolo II nel discorso di indizione dell’Anno Mariano, il primo gennaio 1987 (cfr. “Osservatore Romano” 2-3 gennaio ‘87). Dalle parole del Papa si possono rilevare tre ambiti di iniziative: il primo, preoccupato di approfondire il mistero della Vergine nel mistero di Cristo e della Chiesa; il secondo, impegnato a favorire la devozione verso Maria; e il terzo, quasi prolungamento dell’ambito della venerazione, teso a un rinnovato impegno di adesione alla volontà di Dio, sull’esempio della Serva del Signore.

Nel discorso del Santo Padre veniva indicato inoltre l’anno liturgico quale naturale contesto in cui inserire le varie iniziative che le Chiese locali avrebbero programmato per celebrare l’anno dedicato alla Vergine Maria.

E nel Piano Pastorale per le vocazioni in Italia al n. 29 leggiamo che l’anno liturgico “può diventare una scuola permanente per il cammino vocazionale” e che “una figura di particolare rilievo e incidenza vocazionale è quella di Maria, madre del Signore e modello di ogni discepolo”. E di conseguenza: “Vanno valorizzate tutte le occasioni in cui Ella si fa presente nel tessuto liturgico evidenziando il suo ‘Sì’, come risposta al dono gratuito”.

 

– Congregazione per il Culto divino, Orientamenti e proposte per l’anno mariano, Ed. VIVERE IN, Roma 1987.

Il sussidio della Congregazione sembra cogliere tutta l’importanza della indicazione del PPVI e la traduce in preziose indicazioni anche per gli animatori vocazionali:

1. “Ogni anno liturgico è pure, per così  dire, un ‘anno mariano’. Nel corso dell’anno liturgico infatti la beata  Vergine, per la sua singolare partecipazione al mistero di Cristo, è costantemente celebrata sotto una mirabile varietà di aspetti” (n. 3). Si tratta allora di far rilevare tale singolare presenza non solo nelle feste che più propriamente celebrano la Madre di Dio, ma anche nei vari periodi liturgici in cui il mistero del Figlio viene celebrato.

2. Ma mentre si celebra la Tutta Santa, la Vergine stessa, con la sua vita tramandataci dai Vangeli, diventa “modello dell’atteggiamento con cui la Chiesa celebra e vive i divini misteri” (n. 9). Contemporaneamente la Chiesa “celebrando la liturgia, addita ai fedeli la beata Vergine come modello di vita cristiana” (n.11). Così i fedeli “saranno sollecitati a partecipare alle celebrazioni litur-giche con gli atteggiamenti che il Vangelo ci mostra della Madre del Signore: di presenza discreta e di tensione contemplativa, di silenzio e di ascolto, di costante riferimento al Regno e di premurosa sollecitudine per gli uomini” (n. 10).

3. Preziose sono poi le indicazioni riguardanti le espressioni culturali nella celebrazione eucaristica in memoria della Madre del Signore (cap. III) nella celebrazione dei singoli sacramenti (per molti, probabilmente, questo cap. IV sarà una vera scoperta) in cui sono rilevate alcune “risonanze mariane, provenienti dal nucleo stesso del sacramento o direttamente o per via analogica” (22), e infine nella liturgia delle ore (cap. V) per diffondere tra i fedeli, attraverso le manifestazioni della pietà mariana, alcune strutture proprie della liturgia delle ore (n. 47).

4. Il cap. VI di Orientamenti e Proposte riguarda i pii esercizi. Essi restano un capitolo importante della pastorale e un settore delicato per l’Anno Mariano e per il culto a Maria. All’interno di essi può nascere quel temuto “polverone devozionale” che molti hanno presentato all’indizione dell’anno dedicato a Maria.

Il capitolo VI offre alcuni principi e fornisce alcune indicazioni pratiche “perché da un uso corretto dei pii esercizi mariani derivi un effettivo vantaggio pastorale” (n. 51). Si insiste, con proprietà, sul fatto che i pii esercizi si armonizzino con la liturgia: non si contrappongano all’azione liturgica e non si crei confusione tra le due realtà. Quindi si esaminano alcuni pii esercizi, raccomandati dal magistero, come le “celebrazioni della Parola”, l’“Angelus Domini”, il “Rosario”, per offrire concrete indicazioni e “suggerire qualche correzione da apportare eventualmente” (n. 57) agli stessi. Anche in questi paragrafi abbiamo una equilibrata rassegna di preziosi suggerimenti con alcune novità, come quando si tratta di formulari delle Litanie e del loro uso autonomo (n. 63) rispetto ad altre forme di pietà mariana, come, per esempio, il Rosario.

Ugualmente preziose indicazioni si possono trovare nei paragrafi riguardanti il problema dei “mesi mariani” (nn. 54-65).

Con senso di responsabilità, gli ultimi numeri di questo capitolo (nn. 66-72), affrontano il delicato problema della ‘religiosità popolare’ nei suoi risvolti di pietà verso la Vergine. Con linguaggio chiaro, franco e rispettoso del ‘popolare’, si cerca di indirizzare quest’area così complessa del vissuto della fede verso la liturgia, ponendo anche il problema di una integrazione feconda tra liturgia e religiosità popolare (n. 70). Molti pastori o operatori pastorali saluteranno positivamente il n. 72, l’ultimo paragrafo del capitolo. In esso si riafferma “la dimensione popolare della liturgia: essa è propria dell’intero popolo di Dio, valida per tutte le sue componenti”.

Il VII e ultimo capitolo tratta dei santuari come luoghi privilegiati, dove i fedeli, desiderosi di consolidare la loro fede, cercano l’incontro con Dio e con la Madre del Signore. In qualche modo il santuario è “sognato” come luogo in cui e la liturgia e la carità e il pellegrinare avvengono in modo esemplare.

Senza mezze misure bisogna dire che la forza operativa, insita in queste indicazioni, va oltre un tempo cronologico: sebbene pensati per l’Anno Mariano, gli Orientamenti e Proposte resteranno come punto di riferimento, prezioso sussidio per animare il culto a Santa Maria nelle sue molteplici manifestazioni. Il linguaggio piano, lineare, sebbene denso di contenuti, facilita la lettura del sussidio e aiuta a considerarlo come un vademecum di valore duraturo; stimolante nelle sue prospettive positive; concreto ma mai banale; puntuale anche nelle indicazioni catechetiche ma mai di limitati orizzonti.

 

– Conferenza Episcopale Italiana, Messe della Beata Vergine Maria. Raccolta di formulari secondo l’Anno liturgico, Libreria Ed. Vaticana – Città del Vaticano 1987.

Fedeli alle indicazioni di Orientamenti e Proposte, i quarantasei formulari della raccolta, in relazione al mistero che essi celebrano, sono distribuiti nei vari tempi dell’anno liturgico. Sono da rilevare i formulari del tempo di Quaresima per il contributo che portano alla riflessione, per altro assai carente, su Maria e il mistero della Redenzione. Maria non è solo la “chiamata” che più e meglio di ogni altro ha risposto alla vocazione specifica di cui Dio la fece oggetto, ma anche colei che più di ogni altro è interessata a che il disegno di salvezza raggiunga tutti e ciascuno, secondo la mirabile disposizione di Dio che chiama tutti a collaborare con Lui.

 

– Conferenza Episcopale Italiana, Comitato per l’Anno Mariano In preghiera con Maria, la Madre di Gesù. Sussidio per le celebrazioni dell’Anno Mariano Libreria Ed. Vaticana, Città del Vaticano 1987

Anche questo sussidio è stato preparato nella convinzione che “l’Anno Mariano può diventare un evento felice capace di suscitare una nuova coscienza celebrativa cristiana, tale da non perdere di vista il mistero di Cristo celebrato in Spinto Santo, quando si fa la memoria della Madre, e di riscoprire la vera devozione alla Vergine nell’ottica dei disegni di Dio e del mistero di Cristo” (p. 8). Ci si augura che tale “nuova coscienza celebrativa cristiana”, della quale si nota il bisogno anche a 25 anni dal Vaticano II che pur l’ha iniziata, prosegua anche dopo l’Anno Mariano, e che quindi questo libro continui a esercitare la sua benefica influenza.

La nuova coscienza celebrativa di cui parla l’introduzione riguarda innanzitutto il ruolo di Maria nella fede e nel culto della Chiesa, visto sempre in relazione al figlio Gesù Cristo e in rapporto di esemplarità-rappresentanza con la Chiesa. Ma essa si riferisce alle stesse modalità celebrative, in genere assai povere se non banali, e alle quali questo sussidio dona un contributo notevole di innovazione e di creatività. Esso si divide in tre parti: la memoria di Santa Maria nelle celebrazioni dei misteri di Cristo (come sono distribuite lungo l’anno liturgico, e con l’uso dei libri liturgici); la pietà verso la Madre di Dio (come può attuarsi in ‘pii esercizi’ disposti nei vari momenti delle feste e dei tempi liturgici); canti e melodie (richiesti dalle celebrazioni prima riportate).

La molteplicità delle proposte, la quantità delle forme celebrative e dei testi sia tradizionali sia appositamente elaborati, la richiesta collaborazione di più ministri possono ‘spaventare’. Ma in tale quantità si può scegliere selezionando, in questa complessità si può attingere semplificando, in tutte le 680 pagine si possono ‘stralciare’ quelle che convengono al proprio gruppo, all’assemblea alla quale si propongono. L’introduzione parla di “saggezza adattiva” (p. 8) e ribadisce che “le proposte celebrative, pur presentandosi assai curate e complete, esigono un ulteriore adattamento alle rispettive assemblee” (p. 9)

Proprio la ricchezza delle proposte deve far evitare il pericolo di esaurire questo sussidio nell’Anno Mariano: ci si tira fuori quel che serve, e lo si butta via. Il suo contenuto deve essere considerato con amore, usato per quel tanto che ora serve alla comunità, ma conservato e valorizzato negli anni successivi, sia pure con ampliamenti e variazioni che ciascuno troverà e che qualcuno produrrà. La tonalità mariana della pietà cattolica è troppo connaturale alla fede e al culto liturgico per essere esaurita in un anno. Questo anno, del resto, sarà fruttuoso se aiuterà a cambiare i gusti dei devoti, a mutare le iniziative dei pastori, e ad uniformare le espressioni ecclesiali mariane alle grandi tradizioni bibliche e liturgiche (specialmente quelle delle chiese orientali).

 

 

2. Maria modello  di  vocazioni 

“Maria può essere assunta a specchio delle attese degli uomini del nostro tempo” sostiene Paolo VI nella Marialis cultus, n. 37. Ma a quali condizioni? I valori, i modelli, le istituzioni sono cambiati nei venti secoli di storia cristiana. Una nuova cultura, che segna una svolta epocale nel nostro tempo, si è affacciata. Una cultura più personalista e insieme più attenta alla visione globale della realtà, non preoccupata della settorialità e incompatibile con l’astrattezza dei discorsi e dei problemi, manifesta disagio di fronte alla costruzione teorica e inefficace della dottrina mariana.

Se non si riesce a trovare un raccordo tra gli attuali problemi umani ed ecclesiali e l’esperienza di Maria, ogni tentativo di riavvicinamento dell’uomo contemporaneo alla Madre di Gesù risulterà vano e difficile, se non proprio impossibile.

Perché il fenomeno mariano non sia una remora o un fattore di regresso nella vita contemporanea è necessario guardare Maria alla luce dei bisogni più urgenti della nostra storia, calarla nella vita concreta, chiederle di portare oggi insieme a noi i nostri pesi, affrontare le situazioni continuamente mutevoli della storia.

Maria non può restare solo un oggetto di ammirazione.

D’altra parte non ci si può rivolgere materialmente a lei, ri-producendo atteggiamenti e azioni, in quanto ci separano venti secoli di cammino dell’umanità. Siamo necessariamente chiamati a vivere nell’oggi, pur desiderando di ispirarci allo stile di Maria. Sarà possibile? Che cosa comporterà, sia a titolo personale che a titolo comunitario? Come tradurre nelle attuali categorie di pensiero e di comportamento ciò che si riferisce a Maria?

Riprendendo la parola di Paolo VI, Maria può essere “specchio delle attese degli uomini del nostro tempo”?

 

– Martinelli Antonio, Uno stile di vita ispirato a Maria, LDC, Leumann (TO) 1987

II libro è una meditazione su Maria e sulla sua esperienza spirituale, tenendo sullo sfondo la sfida lanciata da questa singolarissima donna al mondo di oggi. Infatti il primo capitolo introduce alla comprensione del problema rappresentato dal fatto che il “fenomeno Maria” costituisce una sfida anche per l’uomo di oggi.

La prima parte del libro delinea il significato della presenza di Maria nella spiritualità ecclesiale contemporanea e l’invito al coraggio di accogliere Maria come modello spirituale. 

La seconda parte “Connotazioni bibliche di uno stile di vita ispirato a Maria”, introduce al mistero di Dio vissuto da Maria in modo pregnante. Sulla base dei dati biblici si sofferma sugli aspetti dell’Annunciazione, del Magnificat, della Vergine in ascolto di Dio nell’ordinarietà della vita, e poi nel Cenacolo con la Chiesa nascente.

La terza parte “Alcuni modelli di stile di vita ispirati a Maria” esamina le caratteristiche di alcune associazioni e movimenti ispirati a Maria nella chiesa di oggi. Viene esaminato, poi, il significato di alcune espressioni comuni, quali “consacrazione a Maria”, “Ad Jesus per Mariam”, “Affidamento a Maria”, allo scopo di fornire una chiara interpretazione, eliminando ambiguità e malintesi.

Un capitolo conclusivo “Accogliere Maria” riconduce la riflessione in modo sintetico verso una espressione di vita che trovi in Maria la sua fonte di costante ispirazione. Si tratta di un libro insieme di studio e di meditazione che vuole aiutare a prestare attenzione alla lezione che la storia di Maria può offrire oggi al credente.

 

– Viganò Angelo, Maria progetto di vita per i giovani, LDC, Leumann (TO) 1987

La vita di Maria è un modello accessibile, per certi aspetti, particolarmente ai giovani, poiché tocca alcuni loro fondamentali problemi. Maria è stata giovane, è vissuta tra i giovani, ha accompagnato il Figlio giovane: e ora, assunta in ciclo, vivendo accanto a lui, essa continua a capire le urgenze dei giovani e a rispondere alle loro invocazioni e attese.

D’altra parte i giovani la guardano con rispetto e simpatia; con la fantasia degli artisti la pensano bella, affabile, buona; la sentono vera, viva e attenta; i giovani che credono in Cristo la sentono come la prima “cristiana”; i giovani discepoli di Cristo vedono in lei, con la liturgia, il primo frammento del cosmo che lo Spirito riconduce a Cristo “generato prima di ogni creatura” (Col 1,15).

Il presente libretto su “Maria e i giovani” si colloca in uno spazio che va dalla Parola di Dio alle parole dell’uomo. Accosta i testi della Scrittura, della Tradizione e i testi umani che parlano della situazione giovanile, nel tentativo di capire meglio l’attenzione di Maria per i giovani e le modalità di cammino spirituale che sentono nell’andare a Maria.

Presentato il quadro di valori, cioè Maria vista dai giovani, ed esaminata la situazione in cui si trova, emergono le scelte operative, cioè gli atteggiamenti da acquisire e gli operatori da individuare.

 

– Rogate Ergo, 4 (1988)

II venticinquennio della Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni nella celebrazione dell’Anno Mariano è occasione propizia per unire il binomio Maria-Vocazioni con l’altro Preghiera-Vocazioni.

Infatti Maria, modello di ogni chiamato e mediatrice di vocazioni, è la grande “Orante” in cui si realizzano la pregnanza, l’efficacia e il frutto della preghiera: vive intensamente di fede; è operante nell’evangelizzazione nel suo duplice movimento di accoglienza e di proposta; incarna il mistero pasquale di Gesù.

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