N.03
Maggio/Giugno 1988

La devozione mariana della comunità cristiana: un itinerario vocazionale

Non c’è alcuna prospettiva di maturazione di una vocazione di speciale consacrazione, come pure di ogni vocazione ecclesiale, se prima e contemporaneamente non cresce nel cuore della persona una consapevolezza vocazionale complessiva, un’abitudine consueta a dire di sì alle chiamate di Dio, una globale concezione della vita come vocazione.

Il cammino ordinario di fede, l’esperienza sacramentale, la vita della comunione e del servizio, l’impegno di corresponsabilità, in ogni comunità cristiana, è la via normale di questa maturazione vocazionale. La povertà trasandata, la superficialità colpevole, l’abitudinarietà e la passività non produrranno mai né cuori, né menti, né, tanto meno, volontà, così innamorate del Regno di Dio, tali da mettere una persona nella condizione di fare di sé un dono a Cristo, per i fratelli.

Così accade anche per quell’aspetto così singolare e prezioso che è la devozione mariana delle comunità cristiane. Non c’è alcuna speranza che sia realmente utile alla crescita della fede di una comunità cristiana se il rapporto con Maria è ridotto a devozionismi più o meno sdolcinati o, peggio ancora, se è strumentalizzato da una mal compresa e sicuramente distorta religiosità popolare (per altro validissimo e prezioso veicolo di maturazione della fede) che ne fa una chiassosa e consumistica occasione festaiola.

Poche affermazioni conciliari sono così perentorie come quelle che i Padri hanno voluto riservare a questo argomento. È bene rivedere da vicino qualche passaggio della Lumen Gentium che, a Maria, ha riservato il ben noto capitolo VIII. Dice in particolare il documento conciliare: “I fedeli a loro volta si ricordino che la vera devozione non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una certa quale vana credulità, ma bensì procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all’imitazione della sue virtù” (LG 67).

Filiale amore ed imitazione delle sue virtù! Questa è la devozione mariana! A questo scopo devono tendere le varie pratiche che traducono concretamente tale devozione a Maria! Questa prospettiva devono costantemente tenere presente i contenuti di tale devozione…

 

Un filo conduttore

Forse un filo conduttore, certamente un singolare aspetto unificante della devozione mariana è l’approccio vocazionale al mistero di Maria. La devozione mariana della comunità cristiana diventa itinerario vocazionale della comunità stessa, delle sue componenti, dei singoli membri, se si verificano alcune condizioni: se sono tenuti cioè presenti certi contenuti e se tali contenuti vengono a pervadere l’insieme delle pratiche liturgiche, paraliturgiche, devozionali, che rendono concreto e reale il culto di Maria.

Il Papa, nel messaggio per la 25a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (24 Aprile 1988) con mirabile e consueta chiarezza imposta esattamente la questione quando al n. 3 del documento afferma: “La giornata delle vocazioni diventa particolarmente significativa nella celebrazione dell’Anno Mariano, che raccoglie tutti, pastori e fedeli, attorno a Maria, la Madre del Redentore, modello di ogni chiamato e mediatrice di vocazioni. Ogni chiamato che leva lo sguardo a Maria, trova in essa un modello perfetto nel conoscere il disegno di Dio; nel porsi con animo risoluto a seguire il Signore secondo la sua volontà; nell’accettare con umiltà e gioia i sacrifici che comporta questa scelta di servizio e di amore (cfr. Lc 1, 28-38; Gv 19,25). La comunità credente, mentre adempie i suoi doveri nella cura delle vocazioni, vede in Maria Santissima colei che ‘con la sua molteplice intercessione continua ad ottenere i doni della salvezza eterna’ (LG 62) – e quindi anche i doni delle vocazioni – e la invoca come madre di tutte le vocazioni. Infatti con amore di madre Ella coopera alla rigenerazione e formazione dei figli e delle figlie della Chiesa. Le parole dette a Lei da Gesù nell’ora della croce: ‘Donna ecco il tuo figlio’, e al discepolo: ‘Ecco tua madre’ (Gv 19,26-27), sono parole che determinano il posto di Maria nella vita dei discepoli di Cristo ed esprimono la sua nuova maternità spirituale, nell’ordine della grazia, perché implora il dono dello Spirito Santo, che suscita nuovi figli di Dio (cfr. Redemptoris Mater 44)”.

Parole chiare che ci impongono una riflessione sui contenuti che rendono vocazionale la devozione mariana e sui momenti attraverso i quali si sviluppa tale devozione sì da renderli, nell’insieme della vita di fede della comunità, un probabile, certamente prezioso, momento costitutivo di un itinerario vocazionale.

 

 

Contenuti

La vita di Maria è completamente e profondamente pervasa da una chiara coscienza vocazionale. E allo stesso tempo la sua vita è la migliore risposta possibile a Dio che chiama. Il suo itinerario vocazionale è stato ampiamente e precisamente illustrato da L. Pacomio nel primo degli ‘studi’ di questo numero e ad esso andremo per un esame attento del testo biblico. Qui ci orienteremo invece sui contenuti già approfonditi con un approccio operativo-pastorale.

 

L’attesa di Maria

“Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna… perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4-5). La pienezza di un tempo. Un tempo carico di una promessa. Se è vero – come vedremo più avanti – che la chiamata personale ed esplicita di Maria avviene nel momento dell’Annunciazione, è altrettanto vero che il ‘fiat’ di Maria va collocato in un contesto: il contesto di un’attesa che – come dice bene Pacomio – Maria condivide con il suo popolo, il popolo eletto. Ogni ‘sì’ a Dio è legato alla certezza di una promessa è legato alla capacità personale di coltivare uno stile di attesa, di speranza. Ma quale promessa e quale tempo si compie? Che cosa c’è nel cuore della fanciulla di Nazareth prima dell’irruzione di Dio che, con vocazione esplicita, la chiama a diventare dimora dello Spirito, Madre di Gesù? Che cosa c’è in Maria che rende possibile il suo sì oltre al fatto di essere immacolata per concezione e fin dalla concezione? Che cosa c’è in lei che deve indispensabilmente esserci nelle nostre comunità cristiane e nei singoli membri di esse, perché si possa creare quel clima vocazionale che permette, come per lei, una risposta docile e affermativa alle sue chiamate?

C’è una benedizione. C’è la certezza di una promessa che la vita quotidiana del pio israelita s’incarica di tenere costantemente desta. Possibile che Dio non mantenga fede alle sue premesse e alle sue benedizioni?

Per quanto tempo ancora farà attendere? Chi sa quante volte Maria ha sentito ripetere nella Sinagoga, nella sua famiglia, nei momenti celebrativi pubblici e privati del culto israelita, espressioni come “Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gn 12,1-3). E come deve aver palpitato il suo cuore quando sentiva ripetere dall’autorevolezza di un profeta che veniva da tutti considerato una specie di eroe nazionale: “Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici…” (Is 11,1). Nel cuore di questa fanciulla non è cessato neanche per un istante il sentimento dell’attesa, della speranza… È troppo radicata in lei la consapevolezza che la storia umana altro non è – per vocazione – che il teatro di un amore insopprimibile di un Dio per il suo popolo, per l’uomo. Anche se percorsa dalle incertezze create dalla infedeltà umana alle alleanze di Dio la storia degli uomini potrà essere ‘molto buona’ solo se vivrà come Dio la vuole. Sono i contenuti fondamentali che non possono che generare in lei attesa, speranza, trepidazione, forse anche il senso della imminenza. E che Maria fosse profondamente collegata a questa visione religiosa della vita e della storia, e che non fosse una ragazzina sprovveduta, ne è prova luminosa il canto del ‘Magnificat’ che sgorga spontaneo da un cuore ben educato a prendere sul serio Dio, e la vita a considerarla vivibile solo alla sua presenza e come risposta alle sue chiamate (cfr. Lc 1,46-55)

 

II nostro attendere

I sentimenti di attesa e di speranza che incontriamo nel cuore di Maria devono essere gli stessi di chi ha capito che la vita è una vocazione. Deve essere profondamente scritta nel cuore della persona la certezza che l’uomo è fatto per Dio e che l’umanità vivrà veramente se vivrà come Dio la vuole, come Dio l’ha pensata, come Dio l’ha creata.

Si tratta concretamente di coltivare la consapevolezza che la dimensione religiosa non è un aggettivo aggiunto all’uomo ma ne è un elemento costitutivo. Si tratta di coltivare l’idea che l’uomo, senza Dio, perde il senso di sé e la storia perde la rotta, la bussola, la direzione. Quando questa speranza cozza contro ogni evidenza, quando si costata la facilità con la quale l’uomo si allontana da Dio, quando si vede una storia imbrattata da mille contraddizioni: proprio allora una coscienza forte permette di coltivare il senso della vocazione.

Nella solitudine adolescenziale Maria coltiva il sogno di Dio che è diventato per lei certezza. Non si è lasciata distogliere dai fatti che sembrano tutti contro le promesse di Dio: Roma ha invaso la terra promessa; i sacerdoti, gli scribi, i dottori della legge sono tutti (più o meno) coinvolti dal legalismo, dalla arroganza del potere, dal formalismo… Ci penserà Gesù a denunciare il fenomeno con incredibile franchezza… La vocazione degli uomini al regno di Dio sembra un bel ricordo del passato, e la vocazione personale a collaborare al suo avvento, ha preso addirittura le forme violente e temporali degli Zeloti… Ma nell’umiltà della solitudine dei poveri le promesse sono rimaste intatte… Gesù dirà, non a caso, che di essi è il Regno.

La devozione mariana delle nostre comunità cristiane saprà cogliere ed evidenziare questa fedeltà di Maria alle promesse divine: questo aver coltivato nel profondo del suo cuore il ‘sogno’ del Regno di Dio al quale ogni uomo, ogni comunità umana, l’umanità intera, sono chiamati. Una comunità cristiana sa che sta rispondendo alla sua missione in relazione a quanto e a come coltiva, nel suo cammino feriale, questo slancio pieno di entusiasmo e di zelo per questa visione della vita e del mondo. E da qui, in fin dei conti, che nasce anche l’ottimismo cristiano e la volontà di contribuire a migliorare le cose… Dalla certezza di sapere “a che cosa” siamo chiamati come uomini e come storia. I ritardi non scoraggiano: rafforzano!

Menti, cuori, volontà, specialmente delle nuove generazioni attingeranno da questi sentimenti e da questo primo contenuto l’elemento che sta alla radice della oblatività: la fede nel regno di Dio, la speranza della sua venuta, la responsabilità di collaborazione alla quale tutti, nella chiesa e nel mondo sono chiamati. I giovani cresceranno nelle nostre comunità cristiane, saldamente ancorate a Maria, coscienti di essere chiamati a portare, nel cuore della storia, questa passione per la vita, per il Regno, per l’uomo, che sono il retaggio del continuo far memoria, del continuo ricordare: una promessa, una certezza.

 

L’incontro con Gesù

Ma dove, come, quando tali promesse diventeranno realtà? Quando e come finalmente si compiranno i tempi della profezia di Isaia: “II lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà” (Is 11,6)? In che modo l’iniziativa divina farà nuova questa nostra povera storia?

Ed ecco il fatto. L’identità profonda di Maria è messa a fuoco, la sua responsabilità personale è coinvolta quando le viene annunciata la sua vocazione a porre Gesù al centro della sua esistenza. Appena qualche perplessità dettata dal fatto che questa nascita le risulta di difficile praticabilità: “non conosco uomo”, e poi via, è sgombrato il campo dalla certezza che davvero “tutto è possibile a Dio”. Si compia in me la vocazione a vivere in funzione di Cristo, Figlio benedetto di Dio, speranza delle genti, Salvezza dell’uomo e della storia. Maria capisce che la promessa è stata mantenuta così! E il ‘Magnificat’ ci dirà che Maria ha saputo vedere nell’incarnazione del Verbo ciò che tutta la storia di Israele si attendeva. Così, la chiamata a mettere se stessa a servizio della generazione del Figlio di Dio, diventa per Maria il momento in cui ella vede resa possibile la realizzazione del Regno: “Come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza…”.

Così tutta la vita di Maria risulta messa a servizio dell’avvento di Cristo nella storia: davvero è tutta di Dio e tutta dell’uomo.

Che cosa sia avvenuto realmente nei trent’anni di vita in famiglia tra Maria, Gesù e Giuseppe ci è dato di conoscerlo solo per accenni, ma è certo che Maria sa di essere la serva del Signore e probabilmente ciò che le dice Gesù adolescente: “devo interessarmi delle cose del Padre mio”, non deve esserselo fatto ripetere troppe volte…

 

Fate ciò che vi dirà

La comunità cristiana contemplando Maria scopre che essa è il modello di ogni rapporto con Cristo. A questo rapporto ogni persona umana è chiamata come ad un elemento centrale e decisivo della propria esistenza. In Gesù Dio si è fatto compagno di viaggio dell’uomo (cfr. Gv 1,1-18); ha risposto alla domanda latente in ogni cuore: “mostraci la via” perché – come dice Gesù a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Non sarebbe in alcun modo possibile dare una risposta veramente significativa al senso della vita e l’uomo non avrebbe mai saputo né che è né perché è, se Gesù non avesse parlato di ciò che lui solo ha saputo e se non ci avesse testimoniato quello che lui solo ha veduto (cfr. Gv 3,11).

Abbiamo bisogno di Gesù per diventare uomini! E Maria, nella bellissima quanto simpatica avventura (o disavventura?!) delle nozze di Cana è sicura che tutto andrà a finir bene se verrà fatto ciò che Egli (volente o nolente…) dirà. Mi sono capitate spesso in questo periodo tra le mani o davanti agli occhi immaginette o quadri di Maria con Gesù. Specialmente nelle icone orientali le mani hanno un compito incredibile: e additano Gesù! Una vera devozione mariana ricorda di continuo la vocazione dell’uomo a Cristo: a fare ciò che lui dirà… Risuonano di incredibile attualità a questo proposito le affermazioni di San Luigi M. Grignion di Montfort: “ Se dunque noi stabiliamo la solida devozione a Maria SS.ma è solo per stabilire più perfettamente quella a Gesù Cristo, solo per stabilire un mezzo facile e sicuro di trovare Gesù Cristo (…) questa devozione non ci è necessaria che per trovare Gesù Cristo perfettamente, amarlo di tutto cuore e servirlo con fedeltà”[1].

Ma non basta. Maria non è solo “via” a Cristo. È il miglior modello possibile del modo con cui siamo chiamati a vivere la vocazione a Cristo. Centralità di Gesù, disponibilità, umiltà… Ma anche accettazione delle brusche sterzate di rotta che Gesù impone alla vita di chi vuole prenderlo sul serio. “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio” (Lc 3,49); “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35); “Mia Madre e i miei fratelli sono coloro” (Lc 8,21); “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11,28). E quello sguardo di un morente che le affida il testamento: “Questo è tuo figlio” (Gv 19,26)… Beh, sono grosse sterzate di rotta: e il regno di Dio? E la promessa? E le attese del popolo? E il Magnificat?

Eppure avanti! La vocazione a Cristo comporta il comprendere che le vie del Signore non sono le nostre… Ma sono le sue. E a noi tocca cercare di comprendere le sue vie e seguirle con fedeltà, a qualsiasi costo. Anche quelle che non vorremmo mai che fossero le nostre…

La devozione mariana è una squisita crescita nell’imparare a dire di sì a Cristo, qualunque sia la strada che si apre davanti all’invito: “Vieni e seguimi” (Mc 10,21).

Ed è un contenuto centrale che la devozione mariana non mancherà di sottolineare chiaramente, e sarà oltremodo bello, chiedere a Maria di educarci ad essere così docili come ha saputo esserlo lei, nel rapporto con Gesù.

 

Sì a Cristo, sì alla Chiesa

“Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù…” (At 1,14); “Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (Gv 2,11); “Ecco la tua madre!” (Gv 19,27).

Non   esiste   mariologia   che non comprenda un capitolo sul rapporto che esiste tra Maria e la Chiesa. A me piace vedere, in questo contesto, tutta la spinta propulsiva, che può venire dalla devozione mariana della comunità cristiana, alla consapevolezza di essere chiamati alla chiesa: a viverla, ad amarla, a servirla. A diventare membra vive del corpo di Cristo ed in esso ad accogliere con gioia, con umiltà, con disponibilità il “posto” che il Signore vuole che ciascuno di noi occupi nella varietà delle vocazioni, dei ministeri degli stati di vita.

Maria è sicuramente parte viva della chiesa nascente. Ho citato tre passi dalla Sacra Scrittura che ci testimoniano chiaramente questa verità, del resto, ripeto, sempre accolta senza alcuna incertezza da tutta la storia della chiesa fino a far decidere Paolo VI a proclamarla, durante il Concilio Vaticano II, “Madre della Chiesa”.

Nei passi citati mi sembra di poter cogliere che Maria entra nella vita della chiesa nascente perché così vuole Gesù (“Ecco tua madre!”) e c’entra da protagonista (non si dimentichi che il miracolo di Cana che colloca il Cristo al centro dell’attenzione della chiesa nascente: “credettero in lui”, è una ‘forzatura’ di Maria…) con il compito di aiutare la chiesa nell’essere sempre e comunque “corpo di Cristo”. Infine la sua presenza nella Pentecoste ci fa convinti che la sua iniziativa non sarà mai disgiunta dalla azione decisiva, determinante, generatrice della chiesa da parte dello Spirito Santo. Un po’ testimone, un po’ mediatrice… Ecco come mi appare Maria in relazione alla chiesa.

È fuori discussione che una autentica devozione mariana orienterà inevitabilmente alla chiesa e i contenuti di tale devozione sapranno sempre mettere in evidenza questo nuovo elemento centrale di ogni vocazione: la vocazione alla chiesa, appunto.

 

Eccomi!

“Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).

Tutta la vita di Maria dall’annunciazione in poi è l’avventura di una donna consacrata: il regno di Dio, atteso, realizzato in Gesù, dato come missione dallo Spirito alla Chiesa è il motivo stesso per cui vive. Tutto quello che Maria è, sente, pensa, dice e fa è riconducibile a questa centralità come idea e come evento.

La maturazione vocazionale di ogni persona è completa quando viene accolto il posto che il Signore indica, nella sua chiesa, per costruire il suo Regno e l’individuo impegna tutto se stesso in una risposta sempre più piena, più radicale, più decisa, più foca-lizzata, verso lo stato di vita specifico nel quale l’unica vera risposta sarà quella di “cercare il regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 6,33).

Da una autentica devozione mariana c’è da attendersi sicuramente la nascita di splendide coppie di sposi, che non mancheranno di saper impostare la loro vita coniugale incentrata su Gesù, in una costante e profonda esperienza di preghiera; non sarà estranea dalla loro normale vita familiare una azione educativa dei figli con l’unica preoccupazione di aiutarli a diventare figli di Dio; non faranno mancare il loro contributo – come sposi e famiglie – alla vita e all’azione della chiesa; non si ritireranno di fronte alla vita della società civile ma, proprio come Maria, loro costante preoccupazione sarà quella di “generare” Gesù nel cuore dei loro fratelli.

Ma tale devozione mariana sarà sicuramente di particolare e decisivo aiuto nella maturazione vocazionale di quelle persone che – come Maria – sono chiamate ad una vita pienamente consacrata, per sempre e con cuore indiviso, all’avvento del regno di Dio. Queste vocazioni che la chiesa chiama di speciale consacrazione necessitano di particolari condizioni “climatiche” per fiorire e portare frutto. Non maturano vocazioni al ministero ordinato, alla vita religiosa maschile o femminile, apostolica o contemplativa, comunitaria o eremitica, come pure le vocazioni missionarie ‘ad gentes’ o quelle di consacrazione secolare se la comunità cristiana non offre un continuo aiuto ed un perseverante sostegno.

Da un vero e proprio “innamoramento” a Maria può dipendere gran parte dell’insieme di queste condizioni di maturazione: certo che guardare fisso a Maria per noi consacrati e per quelli che Dio chiama alla vita consacrata è il modo migliore per dare compimento ad una risposta certamente impegnativa ma non meno affascinante.

Le comunità cristiane lo sanno bene e contenuto fondamentale della devozione mariana non potrà che essere questo!

 

 

Itinerari

È impossibile prevedere e descrivere tutti gli itinerari possibili alla comunità cristiana per rendere itinerario vocazionale la devozione mariana. Si potrebbe dire che in pratica tutti i momenti di incontro della comunità cristiana con Maria portano con sé questo “respiro”, questa dimensione che sarebbe fare torto a Maria e alla nostra vita di fede trascurare.

Schematicamente tali itinerari sono essenzialmente di due specie: la via liturgica e la pietà popolare con il corredo di devozioni che comporta.

 

La liturgia

A partire dal 1° di Gennaio il calendario romano generale prevede: quattro solennità, due feste, sei memorie (tra obbligatorie e facoltative) specificamente mariane. Altre festività liturgiche la coinvolgono profondamente (Sacra Famiglia, Presentazione di Gesù al tempio, ecc.).

Il nuovo messale mariano prevede una molteplicità di ricorrenze celebrabili a determinate condizioni. La liturgia delle ore si affianca e accompagna utilmente la liturgia della Messa.

Il tener presenti i contenuti suesposti permetterà alla pastorale liturgica, in particolare alle omelie, alle preghiere universali, alle varie monizioni e introduzioni, di evidenziare l’itinerario vo-cazionale di Maria, gli accenti vocazionali della festa celebrata, la tipicità di Maria in ordine alla vocazionalità della vita cristiana e alle varie vocazioni… Non sarà difficile trovare i modi.

Tridui, ottavari, novene, mesi, celebrazioni liturgiche particolari veglie Mariane ecc. attorno alla figura di Maria potranno fare il resto… E non sarà poco!

 

La pietà popolare

Con questa espressione, forse un po’ superata e non del tutto felice, vengo ad intendere tutto l’insieme delle devozioni mariane non liturgiche o che, con la liturgia, hanno un rapporto solo sorgivo, camminando poi per le vie da sempre caratteristiche della religiosità popolare.

A queste pratiche il Montfort dedica gran parte della sua opera e il popolo ha da sempre attribuito ad esse una grande importanza.

Di queste pratiche, definite da chi se ne intende “pia populi christiani exercitia”[2], legate alla devozione mariana se ne conosce un’infinità. Tra le più comuni: il rosario; le processioni mariane; Maggio e Ottobre con Maria ecc.

Non vi è chi non veda di quale utilità pastorale, tali pratiche possono essere, se, lungi dall’essere nutrimento di un discutibile devozionismo assumono il ruolo di richiamare con forza la presenza di Maria nel recupero popolare di una vera coscienza vocazionale!

 

 

 

 

Note

[1] Luigi M. Grignon di Montfort, Trattato della vera Devozione a Maria Vergine, n. 62.

[2] A.G. Martimort, La Chiesa in preghiera, Roma 1966, p. 9.