La pastorale delle vocazioni in Italia: comunicazione alla XXIX Assemblea CEI
Da anni la Commissione Episcopale per l’Educazione Cattolica, la Cultura e la Scuola segue, attraverso un suo membro, il cammino e la programmazione del Centro Nazionale Vocazioni, organismo della nostra Conferenza a servizio della pastorale vocazionale unitaria.
Questa integrazione tra Commissione Episcopale e Centro Nazionale Vocazioni si realizza anzitutto attraverso i vari momenti di studio e ricerca promossi dal CNV stesso: i convegni annuali, su temi d’indubbia attualità e rilevanza pastorale; i seminari di studio, sull’animazione vocazionale e la direzione spirituale; la rivista ‘Vocazioni’, ricca di contenuti e di orientamenti; la focalizzazione annuale del tema della Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni e la preparazione della relativa sussidiazione.
È indubbio che queste iniziative stanno segnando il cammino della pastorale delle vocazioni nella Chiesa italiana.
Mentre dunque prendiamo atto del notevole sforzo che si registra ai vari livelli della nostra Chiesa – anche attraverso il lavoro dei Centri Regionali e Diocesani Vocazioni – per qualificare il servizio di annuncio, proposta e accompagnamento vocazionale, un interrogativo è d’obbligo in questa sede: qual è l’andamento della pastorale delle vocazioni? Quali le prospettive per le chiese particolari?
Ecco alcuni nodi del problema che attendono nuovo impegno, seguendo anche i risultati della ricerca sul “Servizio del Centro Diocesano Vocazioni” promosso dal Centro Nazionale Vocazioni.
A tale ricerca hanno partecipato 118 Centri diocesani vocazioni sul totale di 228: si sta provvedendo ad una ulteriore sollecitazione ai Centri Diocesani Vocazioni che non hanno ancora risposto, al fine di potere offrire quanto prima un quadro della situazione delle singole regioni.
In appendice alla presente comunicazione vengono allegati i dati nazionali relativi alle 118 Diocesi che hanno risposto e che offrono proiezioni sufficientemente attendibili della situazione.
Comunità cristiana e vocazioni
“La pastorale delle vocazioni nasce dal mistero della Chiesa e si pone a servizio di essa. È quindi necessario che l’impegno di mediazione tra Dio che chiama e coloro che sono chiamati divenga sempre più un fatto di Chiesa. La pastorale vocazionale unitaria scaturisce dalla vita di comunione della Chiesa e rivela il suo volto vocazionale: costituita nel mondo come comunità di chiamati è, a sua volta, strumento della chiamata di Dio” (CEI, Piano Pastorale per le Vocazioni, n. 1).
In questi anni ‘80 la Chiesa italiana ha cercato di meditare e attualizzare questa vita di comunione proiettata nella missione.
La pastorale delle vocazioni ha trovato e trova in questo ‘progetto pastorale’ un preciso punto di riferimento, confronto e verifica nel piano pastorale “Vocazioni nella Chiesa Italiana” pubblicato a firma della Commissione Episcopale per l’Educazione Cattolica, con l’approvazione del Consiglio Permanente CEI, nella Domenica di Pentecoste 1985.
Acquisizione fondamentale da sempre della pastorale delle vocazioni è l’essenzialità di una comunità cristiana viva in ordine alla fioritura delle vocazioni. Il Vescovo è quindi nella sua chiesa particolare “il primo responsabile delle vocazioni” e “per la natura del suo ministero, è guida e coordinatore della pastorale d’insieme e della pastorale vocazionale”. (Congregazione per l’Educazione Cattolica, // Congresso Internazionale per le Vocazioni, n. 29). “La chiesa particolare deve essere sempre in stato di vocazione e missione, di appello e di risposta. È quindi suo dovere essenziale accogliere, discernere e valorizzare tutte le vocazioni”. (P.P.V., n. 26).
Luogo privilegiato per l’annuncio, la proposta e l’accompagnamento delle vocazioni è la comunità parrocchiale. Essa è infatti comunità mediatrice di chiamate in ciò che ha di più originale e caratterizzante: la proclamazione della Parola che chiama, la celebrazione dei Sacramenti, la testimonianza della Carità e il servizio ministeriale.
È dunque sempre più urgente riportare la dimensione vocazionale nel suo ‘habitat’ naturale: la parrocchia, negli itinerari di fede in essa presenti (gruppi, movimenti, associazioni) e soprattutto nella famiglia.
L’annuncio vocazionale nella comunità parrocchiale sembra al momento ancora un fatto troppo sporadico. Spesso la dimensione vocazionale è compresa come ‘un qualcosa in più da fare’ anziché come l’anima stessa di tutto il servizio di evangelizzazione (catechesi, liturgia, carità, servizio ministeriale) che essa esprime; spesso la pastorale delle vocazioni è considerata un momento isolato o settoriale della pastorale globale, anziché dimensione essenziale ed unificante a livello di catechesi, liturgia, carità.
La ricerca fa registrare nel 31,4% delle comunità parrocchiali la mancanza di un’attività specifica di pastorale vocazionale. La stessa pastorale giovanile fa fatica ad evidenziare l’essenziale dimensione vocazionale ed a convincersi che diventa completa ed efficace quando pone i giovani nella condizione di rispondere alla propria personale vocazione. Solo il 20,6% dei CDV documenta un’integrazione a livello operativo con le iniziative o il piano diocesano di pastorale giovanile.
La situazione reclama dunque un’ulteriore ed urgente coscientizzazione degli educatori alla fede della comunità cristiana – dai parroci, alle famiglie, ai catechisti, ai vari animatori – perché la dimensione vocazionale sia vera anima di ogni progetto educativo cristiano e perché il primato della vita spirituale e della educazione alla medesima maturi veri itinerari vocazionali soprattutto per ragazzi, ragazze e giovani impegnati in un cammino di fede completo e armonico ai vari livelli della comunità cristiana.
La pastorale vocazionale unitaria
II Piano Pastorale per le Vocazioni è stato accolto con favore dalle nostre chiese locali e sta diventando punto di riferimento per l’inserimento della pastorale vocazionale nel contesto della pastorale d’insieme, nonostante si debbano registrare ancora remore e inadempienze nella sua piena recezione ed attuazione. I dati della ricerca confermano tale situazione.
In particolare va accolto con maggiore disponibilità il preciso messaggio a una “proposta chiara, efficace ed aperta a tutte le vocazioni di speciale consacrazione, evitando di ridurre la pastorale vocazionale unitaria ad essere ‘unica’, cioè proposta ad es. solo della vocazione sacerdotale” (P.P.V., n. 51).
Qua o là si nota la permanenza di una pastorale vocazionale di reclutamento, soprattutto alla vocazione religiosa, staccata dal cammino della vita della chiesa locale: solo nel 49,0% dei casi analizzati il CDV ha rapporti con gli Istituti religiosi maschili. Buono invece il rapporto del CDV con gli Istituti religiosi femminili: il 73,8% dei CDV affermano di collaborare strettamente con le religiose presenti nella chiesa locale.
Il servizio del Centro Diocesano Vocazioni
II Piano Pastorale per le Vocazioni è esplicito sulla necessità ed essenzialità per una chiesa locale del servizio del centro diocesano vocazioni: “ogni ritardo nel costituire questo organismo e nel renderlo efficiente si traduce in un danno alla Chiesa” (P.P.V., n. 54). In alcune Diocesi questo servizio sembra non esistere ancora. Al momento non siamo però in grado di quantificare statisticamente la situazione, anche se i 110 CDV che sono mancati all’appello della ricerca cui stiamo facendo riferimento fanno un po’ pensare.
Nel 70,3% delle Diocesi analizzate i sacerdoti responsabili sono impegnati solo a tempo molto parziale in tale servizio.
L’identikit del servizio offerto dal CDV – per i dati dettagliati si rinvia in appendice – risulta tuttavia il seguente:
– Cura annualmente la stesura del programma di pastorale vocazionale unitaria tenendo conto del cammino concreto della Diocesi.
– È presente nei “luoghi” dove si pensano e si progettano gli “itinerari pastorali” diocesani – dal Consiglio Pastorale diocesano alle iniziative dei vari uffici diocesani – perché la dimensione vocazionale non manchi mai nella pastorale ordinaria.
– Anima vocazionalmente e coordina proposte di spiritualità, di servizio e di orientamento vocazionale per fanciulli, adolescenti e giovani.
– Cura con adeguate iniziative la formazione degli “animatori vocazionali nativi” della comunità cristiana (genitori, educatori, catechisti, animatori di gruppi giovanili ecc.); degli “animatori vocazionali” propriamente detti (sacerdoti, religiosi, religiose…) e sostiene gli “animatori vocazionali parrocchiali” là dove già esistono.
– Offre la propria competenza alle comunità parrocchiali proponendo: sussidi per l’animazione vocazionale della comunità cristiana; presenza per l’animazione di settimane vocazionali parrocchiali; incontri di orientamento vocazionale per fanciulli, adolescenti, giovani; esercizi spirituali e incontri specifici per cresimandi, scuole zonali di preghiera; incontri di formazione per i catechisti e gli altri educatori alla fede ecc.
Conclusioni
Alcuni dati rilevano la seguente situazione. Nei nostri seminari minori – nell’arco di tempo dal 1983 ad oggi – si registra un calo del 7,0% dei ragazzi che dalla scuola media inferiore passano a quella superiore e risulta statisticamente stazionario il passaggio dal seminario minore a quello maggiore.
Mentre nello stesso arco di tempo le “vocazioni giovanili” – giovani che arrivano alle scuole medie superiori del seminario direttamente dalle comunità parrocchiali – segnano una crescita dell’ 11,0%. I giovani che approdano al seminario maggiore, direttamente dagli itinerari di fede della Comunità cristiana, segnano a loro volta una crescita del 31,0%. Resta quindi aperto, anche alla luce di questi dati, il problema dei seminari minori che è allo studio da parte di un gruppo di lavoro costituito dalla nostra Commissione Episcopale.
Mentre nella fede accogliamo i “segni” di speranza che emergono dal rinnovato impegno di pastorale vocazionale in atto, documentato anche dai dati che emergono in appendice, questa riflessione può segnare l’occasione per noi Vescovi per una rinnovata coscienza e impegno finalizzati alla sensibilizzazione in chiave vocazionale di tutti gli educatori alla fede e di tutte le nostre comunità cristiane. Anzitutto:
1. Aprendo e dando rilievo nel piano-programmazione diocesano annuale all’annuncio di tutte le vocazioni di speciale consacrazione che sono di Dio alla Chiesa, con particolare attenzione alla vocazione religiosa, secolare, missionaria, sia maschile che femminile.
2. Conciliando adeguatamente nelle nostre chiese locali la proposta e l’accompagnamento delle vocazioni di speciale consacrazione alle giovani generazioni con la pastorale vocazionale del seminario diocesano.
3. Favorendo e intensificando una pastorale ordinaria in chiave vocazionale, innervando tutte le espressioni della vita della comunità parrocchiale – catechesi, liturgia, servizio della carità – della dimensione vocazionale.
4. Qualificando la pastorale dei fanciulli, adolescenti e giovani, come proposta di un “itinerario di fede” comunitario aperto all’annuncio vocazionale e personalizzato nella direzione spirituale.
5. Valorizzando e potenziando decisamente – con persone a tempo pieno e mezzi – il servizio unitario del Centro Diocesano Vocazioni.
6. Approfondendo il rapporto di comunione tra il cammino del Centro Nazionale Vocazioni – espressione delle varie categorie vocazionali in comunione con i Vescovi della nostra Chiesa italiana – e il cammino dei Centri Regionali Vocazioni e dei Centri Diocesani Vocazioni, affinché l’esperienza e la preghiera vocazionale di ciascuna chiesa particolare torni a vantaggio di tutte le chiese che sono in Italia.
Questo è il quadro sintetico della pastorale delle vocazioni così come emerge dalla comune riflessione della Commissione Episcopale e del CNV: ogni Diocesi, facendo anche riferimento ai dati ed alle osservazioni che seguono in appendice, avrà la possibilità di un approfondimento a partire dalla specifica situazione. Affidiamo la presente sintesi ai singoli Vescovi perché possano ricollegare la pastorale vocazionale della propria chiesa particolare al cammino della Chiesa italiana.