L’itinerario vocazionale di Maria
Non si da vocazione “cristiana” senza un rapporto, e prima ancora un incontro personale con Gesù, il Signore. E questo incontro non può non essere puntuale, cioè con una precisa data, in un luogo determinato, con un contesto che possa eventualmente offrire anche dei testimoni. Chi si è incontrato con il Signore deve poterne avere e fare memoria, richiamandosi le circostanze, rivivendo quell’esperienza, come reale nel suo accadimento e negli effetti che perdurano.
La vocazione è un incontro personale che promuove un rapporto: un essere con; un essere in; un essere per Lui. L’iniziale momento, senza divenire ripetitività banalizzatale, è rinnovato in incontri in successione che nutrono, fanno crescere la conoscenza e l’amore di Lui, da divenire rapporto vitale, vivificato e vivificante: una comunione di vita “nuova”, divina, aperta e generatrice di missione.
Come per ciascun profeta dell’Ai, così per ogni credente, apostolo del NT c’è un rapporto-incontro iniziale con Jahvé, con Gesù Signore, che ha come presupposto imprescindibile la presenza nel “cuore” del dono-esperienza della Fede. Così è per Maria.
La vocazione è incontro con la Parola
Ma “nessuno ha mai visto Dio” (Gv 1,18); solo attraverso le autorevoli e salvifiche mediazioni della Parola di Dio, noi possiamo per la Fede, incontrare Lui, riconoscere Lui, avere Lui in dono, vivere di Lui.
Il problema concreto è saperLo riconoscere attraverso chi ci parla; dove ci parla; quando ci parla; come ci parla; che cosa ci dona e ci chiede.
La Parola infatti non ci rivela soltanto a livello di verità per l’intelligenza il modo di essere e di agire di Dio; ma ci convoca, ci invia, ci interpella e coinvolge tutte le dimensioni del nostro essere.
La Parola incontra Maria
Maria, secondo il Vangelo di Luca, ha vissuto un vero, emblematico, itinerario vocazionale. Ragazza di fede, perché educata nella tradizione religiosa ebraica, conosceva le Scritture; con esse tra le mani pregava; nella Sinagoga di Nazareth viveva la preghiera di ascolto, di invocazione, di contemplazione. Si recava al Tempio per celebrare all’unico vero Dio (che aveva salvato il suo popolo dall’Egitto e lo aveva poi ricondotto in Gerusalemme e in Palestina dall’Esilio) le solennità liturgiche da secoli rinnovate.
È proprio grazie a questa esperienza in crescendo di fede, di preghiere, di disponibilità a vivere con il senso provvidenziale della Divina Presenza operante nella storia e con una vera relazione “ecclesiale” con il suo popolo, che Maria è pronta ad essere interpellata dalla Parola di Dio e “chiamata” a una singolarissima vocazione.
Luca fissa, in una straordinaria narrazione, il ricordo neotestamentario di un primo incontro con la Parola che da il via all’itinerario vocazionale di Maria.
Chi sia la prima mediazione della Parola di Dio è subito enunciato da Luca: “L’angelo [messaggero] Gabriele fu mandato da Dio… a una vergine… [che] si chiamava Maria” (Lc 1,26-27).
Dove questo sia avvenuto è scritto nel v. 28a: “Entrando da Lei…”. Maria si trovava nel luogo che era la sua abituale dimora.
Che cosa l’angelo abbia detto e chiesto a Maria che era “promessa sposa di un uomo della casa di Davide” ed era “vergine”, è precisato subito in modo chiarissimo: “Concepirai un figlio, lo darai alla luce, lo chiamerai Gesù” (Lc 1,31).
Ed è commentata la grandezza di questo figlio: rapportatesi al Dio Altissimo in modo unico e rispetto all’umanità tutta avrà una regalità che nessun uomo ha mai potuto esercitare. Tutta la Bibbia risuona in queste espressioni.
Come potrà avvenire tutto questo? È la domanda che ogni profeta, ogni credente, di ogni generazione si fa e non può non porsela. Siamo grati a Luca che ci ha scritto questo interrogativo di Maria: “Come è possibile? Non conosco uomo” (Lc 1,34).
Può essere qualificato dubbio, perplessità, timore, incertezza, questo interrogativo? Al di là del contenuto emozionale con cui Maria visse l’ascolto della Parola, il come è l’interrogativo fondamentale che Ella doveva porsi, per interpretare prima e poter vivere poi, la richiesta che Dio le faceva.
La sua verginità e la sua intenzione di “non conoscere uomo” era già richiesta e dono dell’Altissimo. Come era possibile continuare a corrispondere a quel dono diventando anche madre?
Un ascolto obbediente ed efficace
All’origine della vocazione di Maria, c’è come in ogni autentica vocazione, il primato del dono di Dio e dell’ascolto obbediente ed efficace della creatura, con una sintesi di realtà che umanamente sono sempre valutate impossibili.
Di fatto Maria è la creatura che per eccellenza esperimenta l’azione dello Spirito Santo, quindi l’opera di Dio, opera di salvezza e contemporaneamente cresce nella fede, certa che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37).
La prima tappa dell’itinerario vocazionale di Maria è alla sua conclusione. Maria presenta se stessa alla Parola divina: “Eccomi”; si qualifica per l’appartenenza radicale e fondante che riconosce in se stessa: “Sono la serva del Signore”; e non può che lasciar fare come di fatto ha compreso. Tutto è opera del Signore, il quale vuole la salvezza degli uomini; e nel suo disegno vuole servirsi di lei vergine per renderla madre in verità, in modo singolare, di un figlio che è Figlio di Dio: “Avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).
Il primo incontro dell’itinerario vocazionale è dunque preghiera d’ascolto, esperienza d’accoglienza del Dono, spazio fatto all’azione di Dio che opera secondo (come) la Sua onnipotenza.
Le circostanze, le presenze, sono memoria di quanto è accaduto, perché sia ricordato, narrato, celebrato a conforto e edificazione di tanti.
Un crescendo di comprensione e comunione
Ci sono altre tappe dell’itinerario vocazionale di Maria che la confermano nella divina chiamata e trasformano il primo incontro in un vero rapporto di vita che ha un suo crescendo di comprensione e di comunione.
Queste ulteriori tappe possono essere considerate o dal punto di vista dei mediatori (o mediazioni) della parola o dal punto di vista delle risposte di Maria.
Mediazioni
Dal punto di vista delle mediazioni abbiamo:
– una parente, la cugina Elisabetta (Lc l,39ss);
– dei lavoratori nella pastorizia, in occasione della nascita di Gesù (Lc 2,16ss);
– un anziano straordinario credente, abituale al tempio, Simeone (Lc 2,25ss);
– Gesù stesso ritrovato nel Tempio (Lc 2,41-50).
Risposte
Dal punto di vista delle risposte di Maria, abbiamo un vero modello di pedagogia per un cammino vocazionale che viva correttamente il rapporto con la Parola di Dio.
Con Elisabetta infatti si apre al dialogo, che rispetto alla Parola è riconoscimento di ciò che Dio è e di ciò che Dio opera.
Il dialogo si fa quindi preghiera di lode e lettura salvifica della storia (cfr. il Magnificat: Lc 1,46-55).
Sarebbe molto utile applicare a questo dialogo le caratteristiche citate da Papa Paolo VI nella sua lettera enciclica “Ecclesiam suam”: in Maria dialogante c’è chiarezza sul disegno di Dio e sulla sua personale condizione; c’è mitezza nelle parole, nel tratto oltre che nelle intenzioni; c’è fiducia nell’interlocutrice che le media la parola di Dio; c’è prudenza pedagogica giacché attesta di conoscere i segni dei tempi e i tempi d’azione di Dio.
Con i pastori esperimenta la meditazione (ruminatio), la capacità di far tesoro di quanto ascolta, di ritornarci su, di nutrirsene, di viverne: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19, cfr. anche v. 51). E stando alla successiva sottolineatura di Luca, constatiamo che la meditazione era il modo abituale di risuonare di Maria di fronte alla divina parola, vivendo il suo itinerario vocazionale.
Con l’anziano Simeone, Maria vive il discernimento, arricchendo il suo itinerario vocazionale di un dato che è vertice in ogni storia di vocazione: il rapporto con il dolore e con la sofferenza.
Maria infatti è illuminata sulla storia del suo figlio, Figlio di Dio, e sulla sua storia di madre: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35).
Infine con Gesù stesso, esprimendo tutta l’apprensione e il dramma di una madre (“Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”: Lc 2,48), vive la contemplazione e adorazione di fronte al disegno di Dio. E di nuovo è scritto: “Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore”.
Un’esperienza vocazionale emblematica
La Parola di Dio è stata il tesoro di Maria. Dalla Parola di Dio, Maria è stata fecondata, nutrita, educata.
Così ha vissuto il suo itinerario vocazionale: da un lato è citata sobriamente la gamma dei suoi sentimenti, dal dubbio all’angoscia; dall’altro un ideale di successione di modi di rispondere e corrispondere al Dono, cioè: ascolto, dialogo, medita/ione, discernimento, contemplazione adorante, amore.
L’esperienza di Maria è quella pagina di storia di salvezza che è scritta e proclamata per chiunque, nella Chiesa e nella società di oggi, voglia vivere l’umile e straordinaria avventura di un itinerario vocazionale, opera del Signore.