Maria: una vocazione maturata nella ferialità
La figura di Maria è quella di una creatura che il Vangelo presenta disponibile ad aderire senza riserve e senza indugi alla volontà di Dio. Tuttavia i testi sacri sono così discreti nel parlare di lei, che è molto difficile riuscire a dire come sia maturata tale disponibilità; o quale esperienza di dramma o di gioia abbia suscitato in lei il manifestarsi della chiamata del Signore.
Allora non rimane che immaginare, con un’immaginazione che si eserciti entro i confini che la Scrittura ci propone, prestando a Maria i nostri pensieri, la nostra umanità, gli atteggiamenti con cui ciascuno di noi si pone di fronte alla vocazione.
Una chiamata “sconvolgente”
II Vangelo ci fa incontrare Maria nel momento culminante della manifestazione del disegno di Dio sulla sua vita di giovane donna. L’annuncio dell’angelo la mette di fronte alla chiamata più sconvolgente che una ragazza potesse ricevere. Una chiamata che voleva dire aprire un dramma nel rapporto con Giuseppe e con tutta la famiglia, che significava esclusione sociale, che significava incamminarsi per una strada di cui era difficile e drammatico intuire il percorso e lo sbocco.
Una risposta “compromettente”
Rispondere di sì a Dio significava accettare tutto questo senza sapere dove trovare il coraggio di affrontare la sofferenza, la solitudine, l’incomprensione che si preparavano per lei; significava anche mettersi in un’esperienza in cui tutto era imprevisto, accettare di non essere più la protagonista della propria esistenza. Il vangelo fa intuire il turbamento di Maria, ma mostra come da esso nasca sicuro l’affidamento al mistero di Dio.
Straordinaria nell’ordinario
Quella di Maria è una risposta straordinaria maturata in un’ordinaria e quotidiana capacità di vivere alla presenza di Dio e di modellare la propria esistenza sulla Parola e nel dialogo con Lui. Nessuna risposta eccezionale, infatti, può svilupparsi se non nella continuità con atteggiamenti che ci siano divenuti familiari, in un esercizio continuo e quotidiano di essi.
Nel sì di Maria ci sono fede, umiltà, coraggio, ma soprattutto c’è la capacità di abbandonarsi al mistero. Davanti alla rivelazione della chiamata di Dio, Maria sperimenta qualche cosa di infinitamente più grande di ciò che essa poteva comprendere; qualcosa che corrispondeva al desiderio di infinito che essa aveva coltivato nella sua vita; che le era stato e le era ancor più ora motivo di inquietudine per il suo essere continuamente oltre, eppure che le appariva l’unica realtà alla quale affidare l’esistenza.
Il sì di Maria è un sì al mistero di Dio. Possiamo immaginare che l’adesione di Maria alla volontà di Dio sia il frutto di una vita intera abituata a considerare il valore dell’esistenza non in base a calcoli e a logiche semplicemente umani, ma capace di andare oltre, includendo nel proprio progetto di vita anche la dimensione del divino.
Si può pensare il sì di Maria come nato da una vita abituata a pensarsi davanti a Dio, nel silenzio, nella preghiera, nell’ascolto della Parola; lo si può soprattutto pensare come nato da un grande desiderio di Dio, tenuto vivo ogni giorno nella solitudine.
Vocazioni dalla “ferialità”
Si intuisce così, dall’esempio di Maria, che il cammino di ogni vera vocazione cristiana si svolge nell’interiorità di una coscienza che cerca Dio e desidera affidarsi al suo mistero. È una ricerca che precede le scelte concrete che configurano le varie esistenze personali, ma che costituisce la costante di ciascuna di esse e l’elemento che le qualifica come veramente cristiane, in senso originale.
L’esempio di Maria insegna anche che l’affidamento della propria vita al Signore non è il frutto della folgorazione di un momento, ma di una quotidiana fedeltà, sostenuta da un grande desiderio di comunione con Dio.
Occorre imparare a cercar Dio nelle semplici esperienze della vita di ogni giorno e prepararsi ad aderire alla sua volontà, qualunque essa sia, attraverso la fedeltà che la vita quotidiana chiede a ciascuno. La vocazione di ogni persona, qualunque essa sia e comunque sia il modo della risposta, è una storia di ricerca di Dio e di affidamento a lui; è il trasformare il desiderio in decisione, in scelte concrete, in gesti semplici, quotidiani, umili di offerta di sé. Allora tutto è via per sperimentare il mistero di Dio che sempre si rivela e al tempo stesso, di continuo, si nasconde nei segni umani.
La dinamica vocazionale
Per Maria l’attesa di Dio si compie nel Natale, eppure proprio nel Natale ricomincia più misteriosa e più difficile di prima, vissuta ancora nella fedeltà alle piccole cose, in un’interiorità ricca di domande e di desiderio. Il Vangelo racconta come Maria “avvolse il figlio in fasce”, e anche che ella “conservava tutte queste cose nel cuore”. Il sì di Maria a Dio si svolge tutto nella semplicità dei gesti di ogni giorno, nella fedeltà ad essi, e al tempo stesso nell’arricchire questo amore concreto con domande importanti, con interrogativi che cercano di penetrare il mistero nel quale è stata immersa. E tutto questo fino al momento della Croce, in cui l’unico gesto possibile è quello di guardare soffrire il Figlio quasi per voler soffrire al suo posto e accettando di sperimentare fino in fondo il nascondersi di Dio. Eppure nel restare fedele ai piedi della Croce.
La maturazione vocazionale
II cristiano che vuole vivere la sua vita come risposta al Signore, e quindi nella fedeltà al mistero di lui e nell’adesione ad esso, deve essere disposto a fare come Maria un’esperienza di solitudine, nella quale soltanto è possibile rischiare la libertà della propria coscienza su scelte concrete.
Si tratta tuttavia di una solitudine non vuota, quella del cristiano; è piuttosto un’esperienza di interiorità profonda, nella quale scopre Dio e anche se stesso; nel raccoglimento, nel silenzio, nella ricerca dell’essenziale è possibile incontrare Dio. La ricerca di Dio e dell’adesione al suo mistero nel quotidiano ha una connotazione importante nella concretezza.
La prima decisione di Maria dopo la rivelazione dell’angelo è quella di visitare la cugina Elisabetta: dunque un gesto semplice di attenzione all’altro. Si può immaginare che nel giorno per giorno di Maria ci fosse la consuetu-dine a tradurre in gesti concreti di aiuto il vasto orizzonte dei valori su cui era aperta la sua vita. I gesti concreti sono il modo con cui ogni giorno Maria ha fatto l’esperienza dell’uscire da sé per riconoscere l’altro, sia esso Dio o il fratello.
“Beata te che hai creduto!” – esclama Elisabetta, sintetizzando così tutta la vita di Maria che è stata un continuo esercizio di fede e di affidamento al Signore, non in cose o in modi straordinari, ma attraverso i fatti e i gesti più semplici della vita. Per questo ha potuto accogliere e generare il Figlio di Dio.