Bibliografia sul tema: “Itinerari educativi-vocazionali”
Quali giovani?
Proprio in coincidenza con l’apertura delle celebrazioni per il primo centenario della morte di un grande apostolo dei giovani quale è stato san Giovanni Bosco, sono stati resi noti i risultati di un’indagine compiuta dalla Mc Cann-Erickson su un campione di giovani italiani dai 15 ai 25 anni.
Il ritratto che è emerso della gioventù italiana è tutt’altro che esaltante, certamente assai poco incoraggiante.
Quella nata tra il ‘63 e il ‘73 appare una generazione di tanti piccoli borghesi, inguaribilmente malata di narcisismo, privi di slanci ideali; una generazione di timidi mammisti che si sentono soli, si rifugiano nei consumi, adorano il successo, sono sempre più “americani” e schiavi delle mode. Sono giovani – per citare alcuni dati, tra i più significativi – ossessionati dalla prestanza fisica: per il 97% la cosa più importante è “essere fisicamente in forma” e per il 63% l’aspetto fisico è decisivo per il successo; per il 77% ciò che è decisivo nella vita è avere successo e per l’86% è decisamente importante impegnarsi per questo: il successo e la carriera vengono prima della famiglia e dell’amore; sono giovani che mettono al primo posto nelle preferenze il denaro e succhiano il più possibile dalla famiglia di origine, ma che poi, nel 53% dei casi, ritengono che la famiglia “chieda troppi sacrifici”; e, per finire, il 50% dei giovani intervistati si dichiara a favore della pena di morte…
In sintesi possiamo affermare che il dato più preoccupante che emerge dall’indagine Mc Cann-Erickson sui giovani d’oggi è questo: si tratta di una massa di giovani spiritualmente poveri.
Come vincere questa “povertà” giovanile, questa povertà spirituale di tanti, di troppi giovani? Il richiamo a don Bosco è inevitabile. La sua analisi resta sorprendentemente attuale…
– Giovanni Paolo II, Lettera “Juvenum Patris”, 31 gennaio 1988, LDC Lenmann (TO) 1988.
– NPG-Speciale 1988: cent’anni di una storia. L’attualità educativa e pastorale di don Bosco e del sistema preventivo, Note di Pastorale Giovanile 1-2 (1988).
– Bosco Giovanni, Scritti pedagogici e spirituali (a cura di AA.VV.), LAS Roma 1987.
Oltre cent’anni fa, don Bosco scoprì la desolante condizione di masse di giovani poveri nella Torino che si avviava a diventare una delle capitali industriali italiane. Quella era una gioventù povera sul piano materiale, abbandonata nelle strade, sfruttata nelle prime fabbriche, per lo più analfabeta…
Esistono purtroppo ancora oggi, anche in Italia, sacche di giovani così, ma la maggior parte della gioventù attuale non è di queste povertà che soffre. Generalmente non è povera materialmente… è povera “dentro”, povera di ideali, di slanci, di senso. La giovinezza da sinonimo di “ricchezza”: ricchezza di vita, di futuro, di speranza, di entusiasmo, di valori; è quasi diventata sinonimo di “povertà”: povertà di futuro, di speranza, di entusiasmo, di valori.
La lettera del Papa, indirizzata in primo luogo alla Famiglia Salesiana, ma che si apre poi a genitori e a tutti gli educatori, suona come un vero appello per un recupero qualitativo degli impegni pedagogici. Presenta in forma sintetica e acutamente prospettica i criteri metodologici della prassi di don Bosco: il suo vivo senso dei valori umani e sociali (“ragione”), l’indispensabile panoramica di trascendenza che deve illuminare le finalità dell’azione (“religione”), i rapporti di dialogo, di mutua fiducia, di comprensione paziente, di amicizia, di valorizzazione della bontà del cuore nella convivenza con i giovani (“amorevolezza”). Si sofferma sulle attuali urgenze dell’educazione cristiana sottolineando l’originale interazione tra promozione umana ed evangelizzazione; afferma che forse mai come oggi educare è diventato un imperativo vitale e sociale insieme, che implica presa di posizione e decisa volontà di formare personalità mature.
Urgenze educative
Esiste oggi un po’ in tutti i settori della vita “un’emergenza educazione”. Esiste nella scuola e nella società. Ed esiste anche nella Chiesa, dove spesso le comunità ecclesiali si rivelano scarsamente educative; dove spesso il pur generoso e a volte eroico impegno pastorale di tanti sacerdoti, suore, laici risulta scarsamente produttivo sul piano di una reale e durevole educazione cristiana soprattutto dei giovani; dove la frammentarietà delle iniziative e degli apporti impedisce il loro saldarsi e armonizzarsi in un coerente disegno educativo.
Di questa emergenza ha preso atto la chiesa italiana con i piani pastorali delle singole diocesi e come Conferenza Episcopale nel suo ultimo convegno sulla pastorale scolastica: il centenario della morte di don Bosco deve richiamare la comunità ecclesiale italiana – così si sono espressi i vescovi italiani – al “coraggio di scegliere l’educazione” come esigenza di fondo della sua azione pastorale. Che è il coraggio di un’ azione metodica, lenta, paziente, silenziosa, progressiva, al posto di improvvisi quanto inutili “esploit” esteriori.
– Ballestrero Anastasio, Giovani verso Cristo. Mete e itinerari per la pastorale giovanile, LDC, Leumann (TO) 1986;
– Martini Carlo M., Dio educa il suo popolo. Programma pastorale diocesano per il biennio 1987-89, Centro Ambrosiano di Documentazione e Studi religiosi, Milano 1987;
– Pagani Severino, Educare i giovani alla fede, in: La Rivista del Clero Italiano 5 (1988).
Sempre in questa linea si è conclusa all’inizio di luglio la XXXVIII Settimana nazionale di aggiornamento pastorale promossa dal COP (Centro di Orientamento Pastorale). Si è trattato di un appuntamento che nel panorama pastorale della Chiesa italiana è diventato anno dopo anno sempre più importante, soprattutto come momento di verifica dei principali nodi che la pastorale italiana è chiamata ad affrontare. Quest’anno ha affrontato appunto uno di questi nodi: quello dei giovani, degli itinerari pastorali per le nuove generazioni che la parrocchia in particolare è chiamata a “inventare”. Che cosa la parrocchia offre oggi ai giovani?; e i giovani che cosa danno alla parrocchia?; e soprattutto, dal confronto delle esperienze, quali sono le linee per una vitalizzazione della parrocchia nei confronti dei giovani e perciò anche dell’avvenire? Sono stati questi gli interrogativi che hanno dominato la Settimana di aggiornamento pastorale del COP.
All’interno della Settimana, spazio assai significativo ha trovato la dimensione – preoccupazione vocazionale: un gruppo di studio, il sesto, si è concretamente interrogato sul tema: “La comunità parrocchiale e la scelta ‘vocazionale’ dei giovani” . La pubblicazione degli ‘Atti’ ci consentirà, a suo tempo, di segnalare questo ulteriore, prezioso contributo.