Educazione vocazionale nella vita liturgica
Un gruppo giovanile che si impegni in un cammino di fede ha una sua vita comunitaria che esplode negli incontri periodici ed ha un suo respiro che è la preghiera.
L’animatore è consapevole della funzione vitale della preghiera nella vita del gruppo e mette tutta la sua cura perché i giovani la vedano vissuta e ne facciano esperienza. L’ambito privilegiato per questa esperienza di vita è la Liturgia.
L’anno liturgico con i suoi “tempi forti” e con il suo “pane quotidiano” della Parola e dell’Eucaristia, ha una parte importante nella formazione all’ecclesialità. A poco a poco ci si sente figli di questa Madre, la Chiesa che ogni giorno come e con Cristo spezza il pane per noi.
L’esperienza di ordinarietà e di novità, la freschezza dell’oggi salvifico di Dio, formano gradatamente alla scoperta dell’amore personale di Dio per l’uomo, al suo sentirsi parte di una grande famiglia in cui ognuno ha un posto e una missione, in cui “io” sono importante e insostituibile. Nel seno della Chiesa “io” mi sento chiamato.
Queste certezze aiutano l’animatore di un gruppo a focalizzare i punti luminosi di una giornata, i momenti più preziosi di un incontro: gli spazi di preghiera.
Il convenire gioioso ad un appuntamento è già una risposta ad un appello, ma poi, dentro la giornata, momenti preziosi costituiscono appuntamenti dentro l’appuntamento. Sono i momenti di preghiera, i più nutritivi, i più forti, i più vitali e anche i più … belli!
Non si tratta di insegnare la preghiera, ma di un carico: “vieni e vedi” e di un “vivere insieme” in cui tutti “crescono insieme”.
Un clima familiare che non sfoggia straordinarietà, ma che si veste semplicemente di “abituale”: “io sono con te quello che sono tutti i giorni; spezzo il mio pane con te, quel pane che mangio tutti i giorni!”.
Il giovane sente che quello può diventare il suo cibo quotidiano anche a casa, da solo. E sente soprattutto che quell’Incontro con Dio nella preghiera non è un dovere da adempiere per sentirsi a posto; è l’incontro di due persone reali: Dio e lui; e che questo incontro è voluto da Dio che cerca un rapporto con lui e infine, che egli ha bisogno di questo dialogo con Dio, di questo “tu a tu” che lo crea ancora e lo realizza.
La preghiera allora è il momento più fecondo per una crescita vocazionale; è l’humus in cui germoglia e cresce il sentirsi “amati e scelti per…” da questo Dio che non ha voluto fare a meno degli uomini.
Sono previsti e preparati, i momenti di preghiera, tenendo conto del cammino che il gruppo ha già fatto e delle persone singole, delle loro esigenze, della loro età e maturità.
La Parola che la liturgia del giorno offre, può fornire il tema portante della giornata o essere conferma e arricchimento alla tappa del cammino che si sta vivendo. Questa Parola sarà, con il Sacrificio Eucaristico, al centro della giornata. E sempre la Parola che forma il cuore, che rivela l’uomo a se stesso, illumina la meta a cui l’uomo è chiamato e gli propone il cammino per avvicinarvisi.
La comunione al Corpo di Cristo, sarà partecipazione alla sua obbedienza al Padre, alla Sua missione salvifica. Da esse si sprigiona l’unica forza che fa anche di noi un “sì” alla volontà del Padre.
La celebrazione delle Lodi, come apertura della giornata, è preparata in tutti i suoi dettagli: un momento di riflessione sul valore della preghiera, sul bisogno profondo che c’è nel cuore di ognuno di tuffarsi nell’infinito di Dio, di respirare il suo amore personale, di affidarsi a Lui, di lodarlo, supplicarlo ringraziarlo…
Un piccolo commento che lega i vari elementi delle Lodi, le rende più sentite, facilita la partecipazione del cuore.
I canti appropriati alla sensibilità del gruppo, al tempo liturgico, al tema del giorno, dilatano l’anima fornendo, con il testo e la musica, ciò che il cuore da solo forse non saprebbe esprimere: la risposta più piena possibile alle più svariate sfumature dell’amore di Dio per l’uomo, di questo uomo che è qui: il giovane di oggi che ama questa musica e questo ritmo, e che si esprime con queste parole e con questi gesti.
Il rapporto con Dio, pur mantenendo il senso di mistero, di inafferrabilità, ha bisogno anche di qualcosa che aiuti la mente, il cuore, i sensi a rendere meno ardua l’impresa. Allora anche un piccolo segno, un simbolo appropriato, preparato con cura dagli animatori o dai giovani stessi, può contribuire a dare un che di fresco, di palpitante alla preghiera stessa, è un aiuto perché tutto l’essere partecipi, si unisca alla “elevazione dell’anima a Dio”.
Un terzo momento completa i tempi forti della giornata: il momento della preghiera del cuore, dove l’abbondanza dei contenuti del giorno si interiorizzano nella adorazione silenziosa. Questo è preparato ancora con attenzione alle persone per un “dosaggio” appropriato di sobrietà, (tipico della preghiera liturgica) di espressione e di sentimento. Il canto avrà sempre la sua parte come il silenzio.
Alcuni spazi poi saranno riempiti, variando di volta in volta, con stralci di testi biblici o di testi attuali, spunti di riflessione e preghiere: il tutto può creare un tempo in cui la maggior parte possibile dell’uomo sia coinvolta in un “Tu a tu” profondamente intenso e sereno con Dio a cui ci si presenta soli e nello stesso tempo intensamente uniti per l’amicizia che la vita del gruppo alimenta, e per quel misterioso legame che la preghiera consolida.
Anche la partecipazione della propria esperienza di Dio può far parte del momento di preghiera purché sia molto spontanea, sentita più come esigenza personale, che come dovere e così ogni altro “servizio” in seno al gruppo.
Ciò che deve prevalere è sempre sentirsi a proprio agio davanti a un Dio che ama gratuitamente e che avvolge di tenerezza il mio piccolo essere fragile.
Dati alcuni presupposti sopra elencati, qualunque forma di preghiera può, e forse deve, essere conosciuta e sperimentata dal gruppo.
Si tratta di fornire per il momento presente e per il “dopo” i mezzi, gli strumenti di preghiera.
Sono le singole forme di preghiera che rendono il giovane libero di presentarsi a Dio, libero di crearsi i suoi spazi di preghiera anche quando e dove il gruppo non c’è.
Sono le forme tradizionali di preghiera mentale e vocale che possono dare un’espressione al desiderio del cuore di “incontrarsi con Dio”.
L’importante è aiutare il giovane a scoprire e vivere l’anima di ogni preghiera. Allora pregare con il Rosario, la Via Crucis, l’Angelus e le altre preghiere vocali può aggiungersi al vivere la Messa, celebrare la liturgia delle ore, pregare nell’adorazione silenziosa.
Tutta la vita liturgica, tutta l’esperienza di preghiera di un gruppo giovanile può essere educazione vocazionale. Lo è già la programmazione che vede impegnati gli animatori in un “servizio” che è risposta al: “chi manderò?” di Dio perché l’animatore sa che loro, i giovani, non “conosceranno” l’amore di Dio se non ci sarà chi lo annunzia con la parola e con la testimonianza.
La vita liturgica del gruppo può essere mezzo per un’educazione vocazionale se fornisce elementi atti ad una crescita vocazionale.
Partendo dalla scoperta di essere uomini, creati da Dio e per Dio, creati ad immagine di Dio! Chiamati ad essere come Dio ci vuole. Chiamati a vivere secondo un Modello: Gesù, immagine perfetta del Padre. Nelle caratteristiche complementari di mascolinità e femminilità. Con l’ausilio di Modelli Biblici ed Evangelici. Nella prospettiva delle diverse chiamate.
Tutta la vita liturgica è educazione vocazionale che il gruppo vive insieme, se i giovani vi respirano il senso della vita come partecipazione alla vita di Dio.
Se i giovani si percepiscono come dono, che Dio fa a se stesso e agli uomini; allora la preghiera assume lo stile e il linguaggio della gioia, della profondità, della tenerezza; la tenerezza dell’amore fra il Padre e il figlio, fra l’Amico e l’amico, fra lo Sposo e la Sposa.
Allora, infine, tutto l’anelito del figlio, dell’amico e della sposa non può che essere un Si gioioso e fiducioso all’Amore.