N.01
Gennaio/Febbraio 1989

La parrocchia “celebra” la giornata per le vocazioni

La parrocchia, in un luogo particolare, rende presente tutto il mistero della Chiesa: l’Annuncio, i Sacramenti, la Vita di Cristo, la Voce di Cristo. La Voce di Cristo! Sì, la Sua Voce passa attraverso una piccola comunità che, attraverso il Vescovo, è unita alle diocesi e, con il Vescovo, è unita al Papa e quindi a tutta la Chiesa sparsa nel mondo.

 

 

La Voce di Cristo…

La Bibbia documenta che Dio chiama, perché vuole coinvolgere uomini particolari nel Suo grande progetto di liberazione dell’umanità.

Dopo il racconto del peccato, che viene presentato nei primi undici capitoli della Genesi con un crescendo di estensione e di profondità, la Bibbia non arriva alla conclusione di uno sconforto o di una delusione irreversibile di Dio.

La Bibbia presenta esattamente il contrario: dopo il peccato, infatti, presenta Dio che chiama Abramo; e Abramo è un uomo; e l’uomo è il ribelle della creazione.

Perché Dio chiama Abramo? Per mandarlo in mezzo agli altri uomini: un uomo viene scelto da Dio per andare tra gli uomini nel nome di Dio. Questo è lo stile di Dio: uno stile, che non si rinnega mai, perché è l’espressione del Suo mistero intimo, che è Amore e quindi Dono e tensione verso qualcuno.

A conferma di tutto questo potremmo citare tutta la Bibbia, ma limitiamoci ad un’altra chiamata: la chiamata di Mosè. Il libro dell’Esodo la presenta così: “Il Signore disse: ho osservato la miseria del mio popolo…, ho udito il suo grido… Sono sceso per liberarlo… Or dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l’oppressione… Ora và! Io ti mando dal Faraone. Fa uscire dall’Egitto il mio popolo” (Es 3,7-10 passim).

Dio vede, sente, conosce la situazione drammatica del suo popolo, però manda Mosè: “Ora và!”. È meraviglioso tutto questo! È meraviglioso che Dio creda così tenacemente nell’uomo: Egli crede nell’uomo più di quanto l’uomo creda in Lui!

È meraviglioso che Dio sia sempre più grande della nostra infedeltà: la Sua fedeltà è davvero una “roccia che non muta”.

Ma se questo è Dio e se questo è il Suo stile, non stupisce il fatto che Gesù, Dio-con-noi, abbia chiamato degli uomini per farli suoi apostoli. Gesù conosceva bene la fragilità del cuore dell’uomo, eppure non ha esitato a dire a degli uomini: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi” (Gv 20,21).

Sono parole di un impegno e di un rischio enorme!

Sono parole che soltanto Dio poteva pronunciare. Infatti solo Colui che è Onnipotente può entrare nella storia contorta degli uomini e redimerla attraverso uomini che fanno parte di questa storia.

 

 

…si fa Chiesa…

E la Chiesa sa di essere nata da questo prodigio: dal prodigio di un Dio che è così buono da volere la collaborazione degli uomini, ma è anche così grande da non poter esser boicottato dal peccato dei collaboratori.

Ci inginocchiamo davanti a questo incantevole mistero e benediciamo il Signore!

Però ci chiediamo: in che modo Dio arruola i suoi collaboratori? In che modo giunge ad un cristiano la particolare chiamata di Dio? Il quarto evangelista racconta un fatto, che illumina il problema che ci poniamo: “Giovanni (il Battezzatore), fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: Ecco l’Agnello di Dio! E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: Chi cercate? Gli risposero: Rabbi (che significa maestro), dove abiti? Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di Lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo) e lo condusse da Gesù” (Gv 1,35-42).

È un racconto di vocazione.

In questo racconto la vocazione è chiaramente “mediata” dalla testimonianza di Giovanni per i due discepoli e dalla testimonianza di Andrea per il fratello Simone.

Questa è la via ordinaria, la via quotidiana che Dio percorre per suscitare i suoi collaboratori: e questa via è, in un certo senso, la più congeniale al cuore di Dio, al cuore di Colui che esulta nella partecipazione e nella collaborazione degli uomini.

Certo all’origine di tutto c’è l’Amore di Dio, ma questo “Amore che chiama” raramente esce allo scoperto: Dio infatti ama nascondersi, Dio predilige la via della risonanza e della mediazione.

Ma, oggi, qual’è la mediazione della Voce di Cristo?

È la Sua Chiesa!

La Chiesa infatti è il Sacramento di Cristo, è il Vessillo alzato da Dio sopra le nazioni, è il lievito che deve fermentare la massa degli uomini, è l’eco della Parola che deve entrare a dar senso alle povere parole umane.

La Chiesa è la custode del fuoco che Cristo ha acceso nel mondo: la Chiesa è un Cenacolo vivente in cui Cristo compie i suoi gesti, annuncia la Buona Notizia, promette e invia lo Spirito Santo.

 

 

in Parrocchia

Ma la Chiesa è “tutta” nella parrocchia, nella comunità che celebra l’Eucaristia e cammina verso l’Incontro tenendo accesa la lampada della fede, della speranza e della carità.

Allora ogni comunità eucaristica, in particolare ogni parrocchia, deve prendere coscienza di essere il “confine” tra Cristo e il mondo, la finestra dell’Eterno sul tempo, la Voce di Dio tra le voci degli uomini.

Tutto questo appartiene alla missione della Chiesa e quindi alla missione di ogni Chiesa particolare nella chiesa universale.

Però nelle nostre comunità forse si è attenuato questo ruolo o è diventato fuoco nascosto dalla cenere di un’abitudine religiosa non più sostenuta da convinzioni profonde e da gesti coerenti di apostolato. Forse è giunto il momento in cui ogni “Chiesa particolare” deve non solo pregare il Signore della Messe, ma deve anche aiutare il Signore della Messe, secondo la logica della collaborazione che Egli predilige; forse è giunto il momento in cui ogni parrocchia non solo deve aspettare la “chiamata” di Dio, ma deve farsi essa stessa “chiamata” di Dio: deve farsi Voce di Dio.

Tutto questo non è retorica, ma è una stupenda verità: è il mistero della Chiesa!

Pensate che meraviglioso momento si creerebbe nel mondo, se ogni comunità gettasse “chiamate” nel cuore di quei giovani che vede e riconosce idonei all’apostolato sacerdotale! Pensate che stagione feconda si inaugurerebbe nella Chiesa, se ogni cristiano e ogni famiglia cristiana e ogni sacerdote diventassero “Voce di Dio che chiama” e, a piene mani, seminassero l’invito del Signore!

È giunto il momento di recuperare questo coraggio, che non è folle ardimento, ma fedeltà alla vocazione battesimale.

Recentemente il Santo Padre, parlando ad un gruppo di Vescovi canadesi in visita “ad limina apostolorum” ha detto: “Vi sono oggi coloro che interpretano il declino delle vocazioni sacerdotali come un segno che il sacerdozio universale viene sostituito o grandemente diminuito… Non potremmo piuttosto dire, ricercando le vie di Dio e non le nostre, che il sacerdozio ordinato e l’amore della Chiesa e la sua comprensione di esso sono messi alla prova, proprio perché ciò che è essenziale possa essere rafforzato, purificato e rinnovato in una rinascita spirituale che produca maggiori frutti?”[1].

È vero! Dalla prova del tempo presente deve uscire una Chiesa rafforzata, purificata e rinnovata: una Chiesa che esulti e pianga di emozione davanti al mistero del sacerdozio; una Chiesa che coraggiosamente e apertamente inviti i giovani a verificare la possibilità del “sì” più grande e più affascinante che ci possa essere.

La “Giornata per le vocazioni” è un’occasione per recuperare a livello di ciascuna parrocchia, la collaborazione con Dio nel suscitare le vocazioni.

La “Giornata” dovrebbe allora prevedere momenti di preghiera di tutta la comunità; ma anche momenti in cui la comunità proponga ai suoi giovani l’invito di Cristo.

Non sarebbe nella linea della fedeltà al Vangelo raccogliere i nostri giovani in una giornata di silenzio e di ascolto e poi di proposta della chiamata alla sequela di Gesù nel sacerdozio?

Forse non mancano persone disposte a venire a lavorare nella vigna.

Manca invece qualcuno che, con la gioia negli occhi, dica ai giovani: “Andate anche voi nella mia vigna” (Mt 20,7).

 

 

 

 

 

Note

[1] Osservatore Romano del 9 Novembre 1988, p. 5