Uno sguardo al cammino compiuto, l’apprezzamento per il lavoro svolto, una viva preoccupazione per il futuro
Conterai sette settimane di anni… un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese farai squillare la tromba dell’acclamazione… Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un Giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia” (Lv 25,8-10).
Suoni il Jobel
Suoni il Jobel anche per noi, anche su di noi. Dio ci chiama, alle soglie del terzo millennio, appena varcata la porta dell’anno santo. La Chiesa italiana stessa ci invita ad un momento di sosta, di riflessione, di discernimento, di raccolta delle forze per affrontare, con energia nuova, la sfida vocazionale che ci sta di fronte. I nostri Vescovi – nella Nota pastorale della Presidenza CEI del 27 dicembre scorso, recante gli orientamenti emersi dai lavori della 46a Assemblea generale della CEI, avente come oggetto “le vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata nella comunità cristiana” – ci offrono alcuni motivi iniziali per questo nostro Convegno che noi vogliamo accogliere qui con gioia e gratitudine: “Lo sguardo al cammino compiuto – dicono i nostri Vescovi – ci colma il cuore di sincera gratitudine al Signore per la coscienza vocazionale che ha fatto maturare nelle nostre Chiese e ci fa guardare con animo grato a tutte le persone che hanno prestato e continuano a prestare il loro servizio alla crescita di questa coscienza”. E continuano nella premessa: “L’apprezzamento per il lavoro svolto non ci esime però dall’esprimere una viva preoccupazione riguardo al futuro delle nostre Chiese per la sproporzione drammatica tra le attese delle nostre comunità e il numero insufficiente degli operai del Regno. Il problema vocazionale – continuano i nostri Vescovi – il ‘caso serio’ di tutta la pastorale, sollecita ad immaginare e a rendere possibile quel salto di qualità da molti vivamente desiderato, ma concretamente realizzabile solo con il generoso coinvolgimento di tutto il popolo di Dio e in particolare dei suoi pastori ed educatori. Se pensiamo – conclude la premessa – a una certa ‘cultura della distrazione’, che spesso ci seduce e disorienta, comprendiamo quanta vigilanza e impegno richiede il dare corpo a quella ‘cultura della vocazione’ che fa da sfondo ai nostri problemi e a tutta la pastorale vocazionale delle nostre Chiese”.
Nel contesto delle celebrazioni giubilari
Cose nuove e cose antiche – dunque – nel contesto delle celebrazioni giubilari. Appare evidente che questo Convegno, anch’esso in qualche modo “sabbatico”, pone di fronte a sé alcuni interrogativi ai quali i nostri Vescovi – nella recente assemblea – hanno in parte risposto ma che essi stessi ci invitano a continuare a porci e a concretizzare operativamente, per i prossimi anni, gli orientamenti emergenti dalle risposte che tanto loro quanto noi stiamo cercando insieme di dare a tali interrogativi. Sembra che il Giubileo e la recente Assemblea possano essere in qualche modo occasione per ripensare il nostro cammino polarizzato attorno a quattro contenuti fondamentali:
ridare a Dio ciò che è di Dio (la prima istanza delle celebrazioni giubilari secondo le indicazioni del libro del Levitico);
riconsegnare l’uomo a se stesso liberandolo dalle sue paure (era l’istanza del primo Giubileo del 1300 secondo le indicazioni di Bonifacio VIII);
ricondurre l’umanità alla sua vocazione perché rispondendo alle attese del Padre possa diventare sempre più pienamente umana (sembra l’istanza presente in maniera singolarmente forte nella Tertio Millennio Adveniente, nella bolla d’indizione Incarnationis Mysterium e in tutto il pontificato di Giovanni Paolo II – cfr. in proposito la “remissione del debito dei paesi poveri e l’abolizione della pena di morte…”);
rinnovare, nella comunità cristiana, l’attenzione costante al diritto della scelta vocazionale comportante un preciso dovere pedagogico, anche come forma di conversione e di riconciliazione alle nuove generazioni, spesso tradite nelle loro attese più profonde da una pastorale di basso profilo e certamente inadeguata a far maturare i germi di vocazione che a piene mani il Signore spande nei cuori di nostri giovani (e questo sembra a me l’aspetto più giubilare della pastorale vocazionale).
Eco dell’Assemblea dei Vescovi
Volendo collocare attorno a questi elementi il contributo dei nostri Vescovi e leggendo con questa chiave di lettura gli orientamenti emersi dai lavori dell’Assemblea – che la Presidenza della CEI ci ha consegnato nei giorni scorsi – mi piace accogliere preliminarmente e fin dall’inizio, nel nostro Convegno, alcune loro considerazioni che saranno per noi come una lampada accesa sul nostro cammino di ricerca di questi giorni:
1) Ridare a Dio ciò che è di Dio, abbiamo detto. Bene ascoltiamo i nostri Vescovi in proposito: “L’interpretazione cristiana della vita, come risposta alla chiamata di Dio e incontro personale con lui, si trova esposta oggi a una cultura che enfatizza da una parte il peso dei condizionamenti ambientali e dall’altra il primato delle scelte soggettive, dei progetti individuali da perseguire con energia e tenacia. Si tratta, come si può capire, di due istanze tra loro antitetiche. Ma che rubano ambedue spazio concreto all’iniziativa di Dio e al dialogo con Lui. La prospettiva di una chiamata divina diventa così estranea all’orizzonte dell’esistenza” (n. 2).
2) Riconsegnare l’uomo a se stesso liberandolo dalle sue paure. Dicevamo. Ed anche su questo ascoltiamo i nostri Vescovi al n. 3 degli Orientamenti: “Alla luce di questa sfida, non si può parlare di pastorale delle vocazioni di speciale consacrazione senza prima mettere in discussione un modo di evangelizzare la vita… Una delle sfide più forti della nuova evangelizzazione è quella di restituire alla vita la sua intangibile sacralità di dono, da accogliere, rispettare, amare e orientare secondo Dio. E con tale sfida va coniugata l’altra: il nostro dovere di evangelizzare la libertà e con essa la persona che su questa libertà progetta la sua vita. Accogliere e seguire la propria chiamata vuol dire diventare autenticamente liberi. Per questo la pastorale vocazionale è una scuola di promozione della libertà”.
3) Ricondurre l’umanità alla sua vocazione come impegno vocazionale di natura universale nel quale possa incastonarsi la scelta vocazionale specifica e particolare, a partire dalla prospettiva giubilare di Levitico 25. Bene, ascoltiamo anche su questo i nostri Vescovi:“Occorre collegare intimamente gli interrogativi universali dell’uomo, da una parte, e, dall’altra, la rivelazione di Dio nella storia e nella vicenda personalissima di ogni esistenza” – si afferma opportunamente al n. 4 – e si continua: “È Dio che ha messo nel cuore dell’uomo le domande cruciali circa il senso del vivere e del morire. Ed è ancora Lui che, chiamando ad una vocazione particolare si offre come risposta vera alla domanda di realizzazione umana…”. Così si può proseguire al n. 6: “Ogni singola esistenza umana, lungo il suo svolgersi, è contrassegnata da precisi appelli di Dio: alla vita, alla fede, alla condivisione della missione della Chiesa. Ogni giorno ci è dato per rispondere alla nostra vocazione, fino alla chiamata definitiva all’incontro con il Risorto, oltre la fatica della fede”. “Tutti sono amati – sottolinea il n. 8 – e sono chiamati ad amare, ma le attuazioni concrete della carità variano da persona a persona, secondo i doni e gli appelli di Dio nelle diverse situazioni”.
4) Rinnovare, nella comunità cristiana, l’attenzione costante al diritto della scelta vocazionale. È l’ultimo aspetto su cui mi sembra utile soffermarci brevemente. D’altra parte il documento svolge proprio su questo tema tutto il resto delle sue proposte: sia che appaiano come orientamenti con i quadrimandato: pregate, testimoniate, evangelizzate, chiamate; sia che a partire da questi stessi mandati si soffermi sull’esperienza che insegna, suggerisce e propone.
Si fa presto a dire “bisognerebbe”: ma come, dove, quando, chi… con quali criteri, strumenti, azioni concrete… Si fa presto a fare la somma delle buone intenzioni ma quando si entra a chiederci a quali condizioni ciò sarà possibile realizzarlo allora inizia una ricerca che non è ancora conclusa. Il salto di qualità non è soltanto un salto culturale: deve essere anche un salto di natura operativa. Forse la pastorale vocazionale deve cercare vie nuove, soggetti nuovi, azioni nuove senza in alcun modo considerare superato ciò che è stato sperimentato come efficace.
Siamo qui per condividere questa comune passione; è la passione che ci unisce a questo convegno e al dopo convegno; è la passione per la quale servire l’uomo vale una ricerca anche faticosa: se l’amore di Dio per l’uomo è giunto al presepe e specialmente alla croce non saremo certamente noi – servi ed amici dello Sposo – dispensati dalla fatica di una ricerca sulla quale – del resto – anche noi saremo giudicati.
Lo stile del Convegno
Ed ecco l’impostazione e lo stile di un Convegno per molti aspetti speciale.
La Preghiera: centrale, curata, animata da alcuni amici a cui fin d’ora va il nostro grazie!… Sr. Piera, Sr. Marina, i seminaristi di Cagliari, coloro che presiederanno le celebrazioni…
Le relazioni: un contributo prezioso da chi in questi mesi ha lavorato per noi. I relatori sono stati scelti in base a precise competenze ed esperienze e li accomuna una sicura passione per il discorso vocazionale oltre che una lunga esperienza sul campo. Ad essi vogliamo chiedere quali siano gli argini dentro i quali ci muoviamo; le cose su cui non c’è necessità di discutere; i temi aperti. La ricchezza di un cammino… quanto di questo cammino è diventato patrimonio della comunità ecclesiale… quali fatiche e resistenze… come muoverci… quali orizzonti si aprono, passi da fare, iniziative da prendere, responsabilità da coinvolgere. Al termine del Convegno proveremo ad immaginare il nostro cammino a partire dal 2001, vero inizio del millennio: anche qui: nova et vetera. A P. Amedeo, alla fine di riepilogare e rilanciare.
I gruppi di studio: i temi sono quelli che il nostro Consiglio Nazionale, a suo tempo, aveva proposto e che la Segreteria Generale della CEI ha fatto propri per i gruppi di approfondimento dell’assemblea dei Vescovi. Ci ritorniamo sopra, consideriamo come “già fatto” quanto i Vescovi ci hanno offerto negli Orientamenti, andremo oltre in vista di una concretizzazione operativa indispensabile per non restare nelle buone intenzioni… Guideranno i gruppi alcuni membri del Consiglio Nazionale che hanno condiviso il cammino fin dall’inizio e che ne conoscono bene la parte più intima.
Le due serate: innanzitutto quella Giubilare. Con il card. Ruini, in San Giovanni. Ringraziamo il Signore di questa possibilità. Stasera Don Giulio Neroni, responsabile per il settore degli audiovisivi dei Paolini, ci presenterà quanto egli ha preparato per sviluppare il tema della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni “Con tutto me stesso”. Sarà l’occasione per conoscere una nuova cantautrice, Maria Rita Viaggi che ci auguriamo di poter accogliere – insieme agli altri – fra i nostri collaboratori per un impegno comune nella pastorale vocazionale. La serata è comunque in mano a Don Giulio e noi avremo la gioia di goderci questo momento prezioso per il nostro servizio di animatori vocazionali. Lo stile sinodale, capitolare. Porteremo a casa quello che abbiamo dato. Ciascuno si senta subito protagonista. Vorrei chiedere perdono per le difficoltà e i sacrifici…
Grazie di cuore a Mons. Masseroni, a Don Antonio che prende adesso le redini del Convegno, agli altri membri della Direzione, alla nostra Segreteria. Grazie anche a tutti coloro che hanno lavorato con noi per la Giornata, i Sussidi, per la Rivista… grazie a tutti i presenti per il sacrificio che hanno fatto per essere qui con noi a condividere un cammino ed una speranza.
Dopo il Convegno
Ci attendono tre momenti importanti delle celebrazioni giubilari nei quali siamo coinvolti come Centri Diocesani, Regionali e Nazionale.
GIOVEDÌ 11 MAGGIO 2000
Da molti anni la Diocesi di Roma organizza in preparazione alla Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni e alle ordinazioni sacerdotali della Diocesi una veglia di preghiera il giovedì precedente. Quest’anno vivremo insieme questo momento. La collaborazione riguarda lo stesso CDV di Roma, il Seminario Romano, il nostro Centro Nazionale e l’Opera per le Vocazioni Ecclesiastiche della Santa Sede. Saremo tutti presenti nella Basilica Lateranense per questa veglia di preghiera presieduta da S. Em.za il Card. Camillo Ruini.
MERCOLEDÌ 21 GIUGNO 2000
Nel cuore delle celebrazioni del Congresso Eucaristico Internazionale siamo invitati a partecipare a questa Giornata con due appuntamenti importanti: alle ore 10, catechesi del Santo Padre in Piazza San Pietro; alle ore 18 concelebrazione eucaristica in San Paolo fuori le Mura. I Direttori dei CDV d’Italia sono invitati il giorno precedente a passare una giornata insieme per pregare, studiare e programmare il cammino futuro del CNV. Tale incontro avviene presso le Monache Benedettine di Castel Madama fin dalla sera del 19.
GIOVEDÌ 17 AGOSTO 2000
Un intero pomeriggio, all’interno della Giornata Mondiale della Gioventù, è dedicato alle vocazioni al Ministero Ordinato e alla Vita Consacrata. Dalle ore 16 alle ore 20 siamo tutti invitati presso la Basilica e la Piazza di San Giovanni in Laterano con tutti i nostri gruppi vocazionali, i nostri seminaristi, novizi e novizie e con tutti i nostri animatori vocazionali. Passeremo insieme uno splendido momento di festa, di preghiera e di riflessione. Anche questo momento è organizzato in collaborazione con la Pontificia Opera per le Vocazioni Ecclesiastiche, il CDV e il Seminario di Roma e viene realizzato dal Comitato per la Giornata Mondiale della Gioventù.