N.02
Marzo/Aprile

Si può fare

Il regista – Giulio Manfredonia è nato a Roma e, essendo nipote di Luigi Comencini, ha frequentato fin da ragazzo i set cinemato­grafici, dapprima come assistente alla regia e poi, via via, come aiu­to regista, collaboratore al montaggio, autore di Special e backstage sui set. Con un corto del 1998, Tanti auguri, ha ottenuto numerosi riconoscimenti. Ha esordito, infine, nel lungometraggio nel 2001 con il film Se fossi in te, cui ha fatto seguito È già ieri del 2004.

 

La vicenda – Milano, 1983. Nello è un sindacalista scomodo e anticonformista e, come tale, viene mandato dal sindacato a diri­gere una cooperativa costituita da malati di mente, che “lavorano” sotto la guida del professor Del Vecchio, uno psichiatra che deve gestire anche il manicomio. Animato da spirito sindacale e da una forte carica umana, Nello cerca di fare amicizia con i “suoi soci” e tenta di conoscere e valorizzare le loro capacità. Si mettono a posa­re parquet e, dopo qualche difficoltà, le cose sembrano procedere abbastanza bene. Le offerte di lavoro aumentano e si rende neces­saria una nuova organizzazione aziendale. Ma i “soci” si lamentano perché i sedativi che sono costretti a prendere li limitano sia sul piano lavorativo che su quello umano. Dopo una lunga discussione, decidono di affrancarsi dal professor Del Vecchio, di cambiare sede e di affidarsi al dottor Furlan, che manifesta idee molto più libera­li. La riduzione dei farmaci, però, se da un lato li rende più vivaci e autonomi, dall’altro risveglia in loro desideri sessuali e istinti di violenza. Finché non ci scappa il morto: un certo Gigio, che si era innamorato di una bella ragazza con conseguente umiliazione, non regge e si suicida.

Il bel sogno sembra svanire e tutto sembra tornare come prima. Nello, demoralizzato e in preda a sensi di colpa, cambia lavoro e si umilia chiedendolo proprio al suo miglior nemico, il “Padella” (Pa­dellari), che una volta condivideva i suoi ideali di sinistra e che ora è diventato un manager nel campo della moda. A nulla valgono gli inviti di Del Vecchio a rimanere. Nello saluta mestamente i suoi amici e si immerge in un mondo che tutto sommato disprezza. Ma improv­visamente i “soci” reagiscono, fanno una riunione e decidono di an­darsi a riprendere il loro vero direttore che, a questo punto, non può rifiutarsi di ritornare e riprendere il lavoro iniziato. Dopo sei mesi arrivano altri “soci” da altri manicomi e si uniscono ai primi. L’espe­rimento è riuscito e l’idea delle cooperative diventa contagiosa.

 

Il racconto – Le didascalie alla fine del film spiegano con chia­rezza l’origine dell’opera:

«Questo film è ispirato a tante storie vere, quelle delle coopera­tive sociali nate negli anni ’80 per dare lavoro alle persone dimesse dai manicomi.

Tra queste c’era anche la cooperativa Noncello di Pordenone, dove si faceva davvero parquet e dove i dirigenti dicevano “Si può fare” ai loro soci.

Oggi in Italia esistono oltre 2.500 cooperative sociali che danno lavoro a quasi 30.000 soci diversamente abili.

Questo film è dedicato a tutti loro».

Già il titolo del film risulta particolarmente significativo: oltre a ricordare la frase dei dirigenti della Noncello, allude chiaramente a qualcosa che è ritenuto difficile – se non impossibile – ma che, con l’impegno e la passione, può realizzarsi. Qualcosa di utopico, che non c’è, ma che può diventare reale se qualcuno ci crede (a questo proposito è particolarmente azzeccata la canzone di Edoardo Ben­nato – che ritorna in due momenti particolarmente importanti del film – dal titolo: L’isola che non c’è).

La struttura del film è lineare e scandisce la vicenda in un pro­logo, due grosse parti ed un epilogo.

Il prologo, piuttosto breve, ha la funzione di presentare l’origi­nale e controversa figura del protagonista, Nello. Uomo di sini­stra, da sempre impegnato nel sindacato, viene criticato per quan­to ha scritto nei confronti del mercato: «Il mercato ha vinto. Noi dobbiamo starci dentro con i nostri valori. Se la sinistra va contro il mercato saremo tagliati fuori per vent’anni». Con Sara, che è la sua compagna, Nello critica invece il mondo della moda, da lui conside­rato una degenerazione del mercato. Viene così accusato di essere troppo “antico” da Sara e troppo “moderno” da parte del sindacato.

 

Prima parte – Può essere a sua volta divisa in due parti: la prima (A), che va dall’arrivo di Nello nella sede della cooperativa fino alla decisione di cambiare medico; la seconda (B), che arriva fino al sui­cidio di Gigio e al crollo psicologico di Nello.

A) Primo approccio e conoscenza del problema. Giunto presso la “Cooperativa 180”, Nello si rende subito conto che si tratta di una cooperativa di malati mentali il cui unico compito sembra essere quello di imbustare e incollare francobolli per conto terzi. Il professor Del Vecchio gli spiega che tutto ciò è frutto della legge Basaglia: «[La legge] chiude i manicomi e libera i matti; così, se le famiglie se li riprendono, impazziscono anche loro e se non se li riprendono, questi che fanno? Nessuno lo sa. Io ho fondato la coo­perativa per occuparne qualcuno, ma non ho tempo di starle dietro; in manicomio ne ho altri 150». Compito di Nello è quindi quello di cercare nuovi appalti e di organizzare il lavoro. Nello viene anche a conoscenza del fatto che i malati sono sotto sedativi, perché, come afferma il professore: «Purtroppo la pazzia non guarisce per legge».

Presentazione. Nello segue il suo istinto e cerca prima di tutto di fare la conoscenza dei soci, cercando di instaurare subito un rap­porto confidenziale, ma nel contempo rispettoso. Viene così a cono­scere il “signor” Robi, il “signor” Fabio, la “signora” Luisa, il “signor” Goffredo, il “signor” Ossi, il “signor” Luca, il “signor” Gigio, ecc.

Assemblea dei soci. Da buon sindacalista, Nello indice subito un’assemblea dei soci per discutere insieme su come migliorare il lavoro, convinto com’è che la forma cooperativa, proprio dal punto di vista produttivo, sia il modo migliore «per poter gestire le risorse umane». In seguito ad un diverbio, viene colpito con un pugno da Luca (il più violento del gruppo, uno che a sedici anni aveva ucciso il fratello ed era stato poi rinchiuso per undici anni in un manico­mio criminale). Ma Nello non vuole sporgere denuncia nei suoi confronti, pur comprendendo, come dichiara il professore, che tra quei malati «c’è gente che ha dentro l’inferno». La mancata denun­cia, però, gli frutterà la riconoscenza da parte di Luca.

Discussione. Si passa poi a discutere se scegliere un lavoro as­sistenziale («Non si fa fatica, ma non serve a niente») o entrare nel mercato («Ci si fa un gran c…, però può essere utile agli altri e forse si fa il grano»). Nello, con grande pazienza, ascolta tutte le proposte, anche quelle più strampalate. Alla fine si vota: viene scelto il mer­cato e si decide di lavorare nel campo del parquet.

Primi appalti. Nello riesce ad ottenere un primo appalto dal fratello di Sara. Nonostante gli insegnamenti di un esperto, il lavoro non riesce bene. Ma Nello non vuole colpevolizzare i posatori: af­ferma che in una vera cooperativa le colpe si dividono ed è disposto a pagare di tasca propria il lavoro eseguito. D’accordo con Sara, fa rifare il pavimento del suo salotto, per cercare di motivarli. Natural­mente il professor Del Vecchio non è d’accordo: «Lei non li motiva; lei li illude. Questi sono malati di mente, non sanno neanche in­collare i francobolli». Ed afferma, perentorio: «Non ce la faranno mai!». Ma Nello non demorde e, seppur a fatica, va a raccoman­darsi dal Padella per ottenere l’appalto in uno dei suoi negozi di alta moda nel centro di Milano. Durante i lavori Nello parte per Roma per partecipare ai funerali di Berlinguer. I suoi soci, rimasti senza il legno necessario per completare il lavoro, si servono di materiale di scarto e con questo disegnano una stella a cinque punte nel bel mezzo del pavimento. Potrebbe essere la fine per la loro carriera di posatori, invece la cosa piace moltissimo all’art director, che gliene commissiona altri sette. Felicità ed esultanza.

Sviluppo del lavoro. Adesso c’è bisogno di fissare altri inca­richi. Ci vuole una telefonista, un presidente rappresentativo, ecc. Ma incominciano anche ad emergere alcuni problemi. I soci si la­mentano perché le medicine che sono costretti a prendere li ini­biscono e non consentono loro di vivere una vita normale. Nello tenta di convincere il professore, ma inutilmente: «Lei ha dei grossi problemi di onnipotenza. La malattia mentale non guarisce mai». A questo punto entra in campo il dottor Furlan (basagliano convinto) che incoraggia Nello a ribellarsi al professore. Il sindacalista Nello va allora allo scontro duro ed elabora un comunicato che riuscirà a far firmare a tutti i soci e che presenterà a Del Vecchio. In esso si afferma che la cooperativa esce dalla tutela del centro psichiatrico e trasloca in una nuova sede; che sceglie l’approccio del dott. Furlan, il quale sostiene che si possono abbassare i farmaci anche del 50%; che il socio è visto prima di tutto come lavoratore e solo in caso di necessità come persona con problemi mentali; che i soci rinunciano ad ogni lavoro assistenziale e s’impegnano ad affrontare il mercato con il proprio lavoro, il proprio sacrificio, le proprie competenze. Inoltre: «Il consiglio ringrazia il prof. Del Vecchio per il lavoro svol­to ed elegge un nuovo presidente, scegliendolo tra i soci». Natural­mente il professore lo accusa di essere un irresponsabile.

B) Salto di qualità. Tutto sembra andare a gonfie vele. Il tra­sferimento in un casale abbandonato è motivo di soddisfazione per tutti. I soci possono abitarvi, avere la propria stanza, arredarla con mobili scelti e pagati da loro, vedere persone (soprattutto donne) nuove, giocare a pallone nel cortile: insomma, possono fare una vita pressoché normale. Per di più la cooperativa ottiene un contri­buto europeo di 80 milioni di lire come impresa innovativa.

Ma, naturalmente, la riduzione dei farmaci porta ad un risveglio del desiderio sessuale: è necessario ricorrere a delle prostitute. Nel­lo nel frattempo vive un rapporto sempre più teso con Sara, che si sente trascurata; e, cosa ancora più grave, Gigio si innamora di una bella ragazza che, con superficialità, lo asseconda e lo bacia. Avendo assaporato l’amore, Gigio non è più disposto a fare straordinari, per cui diventa indispensabile trovare un altro posatore (sempre in ma­nicomio). Nello, inoltre, ha progetti ambiziosi: «In dieci siamo una bella favola; siamo un esempio per gli altri. Se aprissimo delle altre cooperative come la nostra, i manicomi li svuoteremmo noi».

Si presenta una grossa opportunità: concorrere per ottenere l’ap­palto per fare i pavimenti delle nuove stazioni della metropolitana di Parigi. Ciò comporterebbe però qualche sacrificio, come la rinun­cia a qualche mese di stipendio. Nello cerca di convincere i soci: «Se ci ingrandiamo riusciamo a tirar fuori altri dal manicomio». Ma questa volta i soci non accettano la sua proposta, non essendo disposti a rinunciare allo stipendio. Nello è avvilito, ma il dott. Fur­lan gli fa notare: «Ti hanno votato contro; è la tua vittoria più bella. Non te ne sei reso conto?».

Il crollo. La storia d’amore di Gigio provoca inevitabilmente la sua umiliazione, con conseguente esito drammatico. Tutto sembra finito. L’utopia non è a portata di mano e le ragioni del realismo portano alla restaurazione. Ritorna Del Vecchio e i matti vengono fatti rientrare nel padiglione del centro psichiatrico. Molti piango­no. Luca si mette a letto e cade in un mutismo totale. Nello è di­strutto. Ci sarà un’inchiesta e lui è sicuro che lo condanneranno; non gli resta che chiedere un lavoro al Padella, anche se in questa occasione Sara gli è vicina.

 

Seconda parte – Con grande sorpresa, Nello constata che la re­lazione di Del Vecchio non è come lui aveva immaginato. Il profes­sore ha scritto nel suo rapporto che «l’attività della cooperativa ha giovato a tutti i soci e non può essere connessa con il suicidio di Gi­gio». Di fronte alla sua incredulità, il professore ribadisce: «Tornan­do, ho trovato dei miglioramenti che non credevo possibili; quello che fate funziona e quindi dovete continuare così». Poi continua: «Lei ha sbagliato con Gigio, ma tutti sbagliano. Se io le avessi dato retta dall’inizio avremmo collaborato e forse non sarebbe successo, e quindi è anche colpa mia. È colpa del dott. Furlan, di Luca che ha fatto la rissa, della ragazza che l’ha baciato. Che facciamo? Ci met­tiamo tutti a letto? Quindi la pianti. I sensi di colpa non servono a niente. Impari la lezione e si rimbocchi le maniche. Qua c’è bisogno di lei». Ed infine: «Chi lavora col disagio lo sa; lo mette in conto che qualcuno non ce la fa. È scritto».

Ma, nonostante le belle parole, Nello non se la sente di conti­nuare nel suo lavoro. È avvilito, umiliato e carico di sensi di colpa. Ringrazia, ma non accetta. In un clima di grande mestizia e commo­zione, saluta i suoi soci e si immerge nel mondo dorato, ma per lui squallido, delle sfilate di moda.

Ma proprio a questo punto avviene il colpo di scena: Luca, ri­presosi dallo stato di torpore che lo costringeva a letto, prende l’ini­ziativa e organizza una riunione dei soci. Tutti insieme fanno irru­zione nell’atelier del Padella e vanno a “riprendersi” il loro amico e compagno, provocando sorpresa e scompiglio tra i partecipanti. Hanno deciso: andranno a Parigi e rinunceranno a qualche mese di stipendio, proprio come aveva proposto Nello. Di fronte alla reazio­ne sdegnata e arrogante del Padella, Luca gli appioppa un pugno. Potrebbe costargli caro, ma Nello finge di essere stato lui a darglielo. «Tu sei pazzo», gli urla il Padella. «Lo so», risponde Nello con aria soddisfatta. E se ne ritorna nel casale con i suoi soci per proseguire il lavoro intrapreso.

 

Terza parte – Ha una funzione soprattutto universalizzante (che nasce anche dalle scritte finali). Dopo sei mesi, come avverte la di­dascalia, arriva il dott. Furlan con un gruppo di altri soci, che ven­gono accolti dal “discorso” completamente privo di parole del pre­sidente. Tutti si abbracciano e solidarizzano, pronti a cimentarsi con altri appalti e con altre avventure. L’esperimento è riuscito: non si tratta di un caso isolato ed eccezionale, ma di un metodo che fun­ziona e produce frutti.

Significazione. Nasce soprattutto dalla giustapposizione della prima parte con la seconda. Dopo un iniziale successo, l’esperimen­to di Nello sembra definitivamente fallito a causa del dramma re­lativo al suicidio di Gigio. Ma proprio nel momento in cui tutto sembra tornare come prima, i malati danno dimostrazione di essere cresciuti ed esprimono la loro riconoscenza al loro dirigente. Dopo aver tanto ricevuto da lui, adesso sono loro che fanno qualcosa per lui, andandolo a riprendere e salvandolo da quel mondo inautenti­co nel quale era andato a rifugiarsi.

Ciò significa che gli sforzi a favore di chi si trova in una situa­zione di disagio, nonostante i problemi, gli errori e gli insuccessi, prima o poi ottengono risultati positivi in termini di recupero e di autonomia della persona umana.

Il film è senz’altro caratterizzato anche da elementi di tipo spet­tacolare, quali l’ilarità, il patetismo, i colpi di scena, il lieto fine, ecc. Tuttavia, trattandosi di un racconto che appartiene al genere della favola, tali elementi ne diventano parte integrante e caratterizzan­te e quindi non ne inficiano la tematica.

Per quanto riguarda l’utilizzo didattico e la formazione della personalità, il film è adatto per un pubblico di adulti o di alunni delle Superiori e può diventare uno strumento efficace per trattare il tema del “diverso” che, nonostante tutti i problemi che può pre­sentare, resta pur sempre una persona, degna di rispetto, di atten­zione o, addirittura, di dedizione.