N.05
Settembre /Ottobre 2009

Il sacerdozio esige senso del dovere e spirito di sacrificio

Articolo tratto da «L’Osservatore Romano», 4 luglio 2009, a cura di Gianluca Biccini.

«Le società moderne sono diventate allergiche ai concetti di dove­re e spirito di sacrificio», due nozioni che invece da sempre «ap­partengono al patrimonio comune di tutte le grandi religioni». Hanno preso spunto da questa premessa le riflessioni che l’arcivescovo Bruguès, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, ha offerto giovedì, 2 luglio, ai partecipanti all’incontro del Servizio Europeo per le Vocazioni, in corso a Roma. All’appuntamento, che culmina saba­to 4 con l’udienza di Benedetto XVI, intervengono i responsabili per le vocazioni delle Conferenze Episcopali d’Europa, coordinati dal vescovo polacco Wojciech Polak. L’organismo – che esiste a livello informale da una ventina d’anni e ha la propria Magna Charta nel documento finale del Congresso sulle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, svolto­si a Roma nel 1997 – è stato approvato nel 1999.

Le giornate, scandite da momenti di preghiera e da celebrazioni comuni, hanno per tema “Seminatori del Vangelo della vocazione”: una Parola che chiama e invia. E proprio all’icona biblica del seminatore, che consente di tracciare itinerari concreti di pastorale vocazionale, ha fatto riferimento mons. Bruguès durante la messa a chiusura del­la prima sessione. Un’omelia incentrata su tre idee-guida: il richia­mo, nel contesto generale delle vocazioni del popolo di Dio, al fatto che ogni vocazione è sempre particolare e personalizzata. Ciò signi­fica – ha spiegato – che gli animatori del settore devono sottolineare la dignità personale di ogni vocazione. «Abramo è solo Abramo e nessun altro quando viene chiamato da Dio».

Per il secondo aspetto, il presule francese ha parlato dell’episodio evangelico della guarigione del paralitico: «Cristo gli restituisce un’in­tegrità esteriore, ma anche interiore». Ciò significa che le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono «chiamate ad essere veramente noi stessi. Il Signore ci conosce meglio di quanto non ci conosciamo noi stessi – ha suggerito il vescovo domenicano – e ci invita a trovare i veri e autentici noi stessi». Infine: «Non si può realizzare il piano di Dio se non attraverso il sacrificio». In un tempo che tende a rimuove­re questo termine, se non a considerarlo “sospetto”, il sacrificio divie­ne «luogo di scambio dove avviene l’incontro tra il divino e l’umano. Il sacrificio è il mezzo particolare per il quale offriamo al Signore la no­stra libertà personale e riceviamo in cambio tutta la forza di Dio». Da qui la conclusione: «Non è un caso che il Papa abbia scelto per iniziare l’Anno Sacerdotale la festa più sacrificale che c’è: quella del Sacratissi­mo Cuore di Gesù. Ora auspichiamo che da questo anno il Popolo di Dio possa riscoprire il gusto, il sapore e anche il posto giusto del sacer­dozio». Quindi, richiamando la propria appartenenza all’Ordine dei predicatori, ha confidato ai presenti un sogno: quello che dopo l’Anno Sacerdotale venga indetto un Anno della Vita Consacrata.

Venerdì 3 l’Eucaristia è stata preceduta dal segretario generale della CEI, mons. Mariano Crociata: «L’incontro con la nostra perso­nale chiamata – ha detto il vescovo – non avviene in uno spazio di­sincarnato e spiritualistico, come di fronte a un Dio solamente inte­riore». Al contrario «si compie nell’orizzonte di fede delineato dalla vita e dalla esperienza della Chiesa». Per il presule infatti c’è sempre «una mutua implicazione tra vocazione e Chiesa». Per questo «voca­zione ed esperienza ecclesiale non si possono confondere e tuttavia si richiedono l’una con l’altra». Relazioni e testimonianze di taglio biblico e pedagogico-pastorale caratterizzano i lavori, apertisi con l’intervento della biblista Rosanna Virgili su Vangelo della vocazione e le dinamiche della chiamata e della risposta. Da questi primi interventi emerge come la nuova situazione culturale dell’Europa richieda un nuovo modo di pensare alle vocazioni: Gesù, per esempio, all’inizio del proprio ministero scelse i suoi discepoli non tra i dottori della leg­ge, ma tra semplici pescatori, che divennero “pescatori di uomini”.