N.05
Settembre /Ottobre 2009

Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI

Udienza ai partecipanti al Congresso Europeo sulla pastorale vocazionale

Alle ore 12.15 di sabato 4 luglio, nella Sala Clementina, il Santo Padre Benedetto XVI, ha ricevuto in udienza i partecipanti al Con­gresso Europeo sulla pastorale vocazionale, dal tema: “Seminatori del Vangelo della vocazione”: una Parola che chiama e invia (Roma, 2-5 luglio 2009). Hanno preso parte al Congresso i responsabili per le vocazioni delle 34 Conferenze Episcopali d’Europa.

Riportiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’udienza.

Cari fratelli e sorelle!

È con vero piacere che vi incontro, pensando al prezioso servizio pastorale che svolgete nell’ambito della promozione, dell’animazione e del discernimento delle vocazioni. Siete ve­nuti a Roma per prendere parte a un convegno di riflessione, di confronto e di condivisione tra le Chiese d’Europa, che ha come tema “Seminatori del Vangelo della vocazione”: una Parola che chiama e invia, finalizzato a infondere nuovo slancio al vostro impegno a favore delle vocazioni. La cura delle vocazioni costituisce per ogni diocesi una delle priorità pastorali, che assume ancor più valore nel contesto dell’Anno Sacerdotale appena iniziato. Salu­to pertanto di cuore i vescovi delegati per la pastorale vocazio­nale delle varie Conferenze Episcopali, come pure i direttori dei Centri Vocazionali Nazionali, i loro collaboratori e tutti voi qui presenti.

Al centro dei vostri lavori avete posto la parabola evangeli­ca del seminatore. Con abbondanza e gratuità, il Signore getta il seme della Parola di Dio, pur sapendo che esso potrà incon­trare un terreno inadeguato, che non gli permetterà di ma­turare a motivo dell’aridità, o che ne spegnerà la forza vitale soffocandolo tra cespugli spinosi. Tuttavia, il seminatore non si scoraggia, perché sa che una parte di questo seme è destina­ta a trovare il “terreno buono”, cioè cuori ardenti e capaci di accogliere la Parola con disponibilità, per farla maturare nella perseveranza e ridonarne con generosità il frutto a beneficio di molti.

L’immagine del terreno può evocare la realtà più o meno buona della famiglia; l’ambiente talvolta arido e duro del lavoro; i giorni della sofferenza e delle lacrime. La terra è soprattutto il cuore di ogni uomo, in particolare dei giovani, a cui voi vi rivolgete nel vostro servizio di ascolto e di accompagnamento: un cuore spesso confuso e disorientato, eppure capace di con­tenere in sé impensate energie di donazione; pronto ad aprirsi nelle gemme di una vita spesa per amore di Gesù, capace di se­guirlo con la totalità e la certezza che viene dall’avere trovato il più grande tesoro dell’esistenza. A seminare nel cuore dell’uomo è sempre e solo il Signore. Solo dopo la semina abbondante e generosa della Parola di Dio ci si può inoltrare lungo i sentieri dell’accompagnare e dell’educare, del formare e del discerne­re. Tutto ciò è legato a quel piccolo seme, dono misterioso della Provvidenza celeste, che sprigiona da sé una forza straordinaria. È infatti la Parola di Dio che di per se stessa opera efficacemente quanto dice e desidera.

C’è un’altra parola di Gesù che utilizza l’immagine del seme e che si può accostare alla parabola del seminatore: «Se il chic­co di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto» (Gv 12,24). Qui il Signore insiste sulla correlazione tra la morte del seme e il “molto frutto” che esso porterà. Il chicco di grano è lui, Gesù. Il frutto è la «vita in abbondanza» (Gv 10,10), che egli ci ha acquistato mediante la sua Croce. È questa anche la logica e la vera fecondità di ogni pastorale vocazionale nella Chiesa: come Cristo, il sacerdote e l’animatore devono essere un “chicco di grano”, che rinuncia a se stesso per fare la volontà del Padre; che sa vivere nascosto dal clamore e dal rumore; che rinuncia alla ricerca di quella visibi­lità e grandezza d’immagine, che oggi spesso diventano criteri e addirittura scopi di vita in tanta parte della nostra cultura, ed affascinano molti giovani.

Cari amici, siate seminatori di fiducia e di speranza. È infatti profondo il senso di smarrimento che spesso vive la gioventù di oggi. Non di rado le parole umane sono prive di futuro e di prospettiva, prive anche di senso e di sapienza. Si diffonde un atteggiamento di impazienza frenetica e una incapacità a vivere il tempo dell’attesa. Eppure, questa può essere l’ora di Dio: la sua chiamata, mediata dalla forza e dall’efficacia della Parola, genera un cammino di speranza verso la pienezza della vita. La Parola di Dio può diventare veramente luce e forza, sorgente di speranza, può tracciare un cammino che passa attraverso Gesù, “via” e “porta”; attraverso la sua Croce, che è pienezza d’amo­re. È questo il messaggio che ci viene dall’Anno Paolino appena concluso. San Paolo, conquistato da Cristo, è stato un suscitatore e formatore di vocazioni, come si vede bene dai saluti delle sue lettere, dove compaiono decine di nomi propri, cioè volti di uo­mini e donne che hanno collaborato con lui nel servizio del Van­gelo. Questo è anche il messaggio dell’Anno Sacerdotale appena iniziato: il Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney – che costituisce il “faro” di questo nuovo itinerario spirituale – è sta­to un sacerdote che ha dedicato la sua vita alla guida spirituale delle persone, con umiltà e semplicità, “gustando e vedendo” la bontà di Dio nelle situazioni ordinarie. Egli si è così dimostrato un vero maestro nel ministero della consolazione e dell’accom­pagnamento vocazionale.

L’Anno Sacerdotale offre pertanto una bella opportunità per ritrovare il senso profondo della pastorale vocazionale, come pure le sue scelte fondamentali di metodo: la testimonianza, semplice e credibile; la comunione, con itinerari concertati e condivisi nella Chiesa particolare; la quotidianità, che educa a seguire il Signore nella vita di tutti i giorni; l’ascolto, guidato dallo Spirito Santo, per orientare i giovani nella ricerca di Dio e della vera felicità; e infine la verità, che sola può generare libertà interiore.

Possa, cari fratelli e sorelle, la Parola di Dio diventare in cia­scuno di voi sorgente di benedizione, di consolazione e di fiducia rinnovata, perché siate in grado di aiutare molti a “vedere” e “toccare” quel Gesù che hanno accolto come Maestro. La Paro­la del Signore dimori sempre in voi, rinnovi nei vostri cuori la luce, l’amore, la pace che solo Dio può donare, e vi renda capaci di testimoniare e annunciare il Vangelo, sorgente di comunione e di amore. Con questo augurio, che affido all’intercessione di Maria Santissima, imparto di cuore a tutti voi la Benedizione Apostolica.