N.06
Novembre/Dicembre 2013

Il magistero della Chiesa ha assunto la voce facile e amica della carità pastorale

Chiudiamo la nostra breve, comune, lettura di alcune pagine del Vaticano II, lasciando la parola a Papa Paolo VI. Nel discorso pronunciato il 7 dicembre 1965 – recentemente ripreso da Papa Francesco nel corso dell’udienza ai pellegrini della diocesi di Brescia1 – egli abbraccia il percorso compiuto dai Padri conciliari con uno sguardo contemplativo, con un procedere a tratti accorato, sempre appassionato. La Chiesa del Concilio, sì, si è assai occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell’uomo, dell’uomo quale oggi in realtà si presenta: l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che si fa soltanto centro d’ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà. Tutto l’uomo fenomenico, cioè rivestito degli abiti delle sue innumerevoli apparenze; si è quasi drizzato davanti al consesso dei Padri conciliari, essi pure uomini, tutti Pastori e fratelli, attenti perciò e amorosi: l’uomo tragico dei…

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