N.06
Novembre/Dicembre 2013
/Film

Film: La prima neve

Trailer del film

Il regista – «Andrea Segre nasce a Dolo, Venezia, nel 1976; dopo l’esordio con alcune importanti esperienze televisive, si avvicina al documentario d’autore, sviluppando un percorso registico attento al territorio sociale e geografico italiano e ai temi delle migrazioni verso l’Europa; tra i suoi documentari più recenti: Il sangue verde (2010), Mare chiuso (2012), Indebito (2013). Nel 2010 dirige il suo primo lungometraggio di finzione, Io sono Li, che viene presentato in numerosi festival internazionali conseguendo molti riconoscimenti, tra cui il Premio Lux 2012 del Parlamento Europeo, e viene distribuito in oltre 30 paesi»1.

La vicenda – È ambientata a Pergine, un piccolo paese nelle montagne del Trentino, ai piedi della Valle dei Mocheni. Qui è venuto a finire Dani, fuggito dal Togo e poi nuovamente costretto a fuggire dalla Libia in fiamme. È ospite di un Centro di accoglienza ed ha una bambina piccola (di quasi un anno) che gli ricorda troppo la moglie morta per volerle davvero bene. Il suo sogno è quello di andare a Parigi ma, in attesa del permesso di soggiorno, lavora come aiutante di Pietro, un anziano falegname e apicoltore.

Michele è un ragazzino di undici anni che ha da poco perso il padre alpinista in un tragico incidente di montagna. Figlio di Elisa e nipote di Pietro, Michele vive una profonda crisi che genera in lui paure e incubi, oltre ad un rapporto conflittuale con la madre, che non si rassegna alla vedovanza.

Dani e Michele si incontrano, fanno amicizia e danno vita ad un rapporto che sa tanto di padre e figlio. Quando Dani, ottenuto il permesso, decide di partire per Parigi abbandonando la sua figlioletta, Michele lo porta a vedere il luogo dov’è morto suo padre, raccontandogliene la storia. I due si abbracciano e sembrano ritrovare quel senso di paternità e di figliolanza che era all’origine della loro sofferenza.

Il racconto – Ha una struttura lineare (che segue cioè l’ordine cronologico dei fatti), ma che fa largo uso, soprattutto nella prima parte, del montaggio parallelo per presentare i due protagonisti del film, Dani e Michele, con le loro caratteristiche, prima di farli incontrare e raccontare del loro rapporto. Il film inizia con delle didascalie che offrono lo spunto narrativo e spiegano la presenza di Dani in quel piccolo paese del Trentino: «Nel 2011 più di 10.000 profughi della guerra civile di Libia arrivano in Italia e vengono dislocati in molte comunità sparse per il Paese. Tra queste anche la Val dei Mocheni, piccola valle del Trentino dove ancora si parlano due dialetti, quello italiano e quello tedesco di origine bavarese»

INTRODUZIONE

La prima immagine del film rappresenta, con un’angolazione dal basso, Dani e la sua piccola figlia che tenta di alzarsi in piedi. Siamo nel Centro di accoglienza e Dani, anziché aiutare la piccola, se ne va mentre la bambina piange. L’uomo è turbato e la sua voce interiore esprime tutto il suo travaglio: «Vuole imparare a camminare. Ma prima bisogna sapere dove andare. Io non so più dove andare, Layla. Anche il legno delle mie sculture non sa più parlare. Mi guarda e io non sento niente. È tutto così difficile: scegliere i vestiti, camminare, tagliare le unghie». Poi si vede Dani che è in macchina con Elisa e una sua amica. Queste gli chiedono se prima di venire lì ha imparato l’italiano, ma l’uomo risponde: «Io non volevo venire qua». Già da queste prime immagini è possibile cogliere l’atteggiamento di rifiuto che Dani ha nei confronti della figlioletta e la sua situazione di crisi. Per di più le immagini conferiscono grande importanza al legno (e agli alberi), che anche in seguito assumerà un peso notevole. Appaiono poi i titoli di testa sullo sfondo del bosco con gli alberi colorati.

PRIMA PARTE

– Dani incontra Pietro che gli offre il caffè, gli parla delle “case delle api” e gli dice che d’inverno lì fa molto freddo. Poi gli fa assaggiare il miele ed annusare un pezzo di legno: «Hanno lo stesso odore. Le cose che hanno lo stesso odore devono stare insieme». Poi i due incominciano a costruire una catasta con la legna tagliata.

– Nel frattempo arriva Fabio, lo zio di Michele, che offre a Dani una bicicletta per andare alla fermata dell’autobus. Dani prende in mano un pezzo di legno, lo osserva attentamente e poi se lo porta a casa (gli servirà per fare una scultura in cui ricreare il volto di Layla, la sua compagna scomparsa).

– Dani incontra un suo amico che ha ottenuto il permesso di soggiorno e vuole partire per Parigi. È un momento di felicità per il suo amico e di speranza per Dani.

– Entra in scena il secondo protagonista, Michele, che finora si era visto solo di sfuggita mentre buttava per terra un motorino che non partiva. Fabio ora glielo ha aggiustato e Michele è contento.

– A pranzo emergono alcuni screzi tra Michele e la madre: il ragazzo vorrebbe un motorino nuovo, ma Elisa risponde che è troppo piccolo. Poi la donna gli chiede se le insegna a suonare la fisarmonica, ma Michele osserva: «Potevi imparare quando te lo voleva insegnare papà». Poi Michele va in garage da solo a suonare la fisarmonica.

– Si ripassa a Dani. Lo vediamo che inizia a lavorare alla sua scultura. La bambina piange, ma lui non se ne cura e deve arrivare una donna, anche lei ospite del Centro, per prenderla in braccio e calmarla. Con un primissimo piano l’autore mostra tutta l’angoscia di Dani; ancora una volta s’ode la sua voce interiore: «Non addormentarti, dobbiamo stare svegli. Dobbiamo aspettare. Fa freddo. Respira. Stringi la mano. Dobbiamo restare svegli. Guardami, Layla, guardami. Cosa devo fare? Devi aiutarmi, Layla. Come posso dimenticare? Dimmelo, ti prego». Le immagini si soffermano sul legno di un grande albero.

– L’immagine passa rapidamente su Michele che si sveglia turbato (forse ha fatto quel brutto sogno che vedremo più avanti). Va notato che finora i due protagonisti non si sono incontrati personalmente; tuttavia l’autore incomincia, attraverso un montaggio parallelo, a creare un rapporto tra di loro.

– Pietro trova le sue arnie tutte rotte: l’orma di un orso lascia facilmente intendere che cosa è avvenuto. Poi Michele marina la scuola e se ne va in giro con il suo motorino sui prati. Si arrampica sul grande albero e urla di gioia, mentre le immagini, con una panoramica, mettono in mostra la straordinaria bellezza della natura con i suoi colori autunnali.

– Ancora un accostamento: mentre Dani lavora, Michele è immerso tra le foglie dell’albero attraverso le quali filtra la luce del sole creando riflessi suggestivi. Ancora una panoramica sul legno dell’albero, con la sua maestosità.

– Michele si reca con due suoi amici in un casotto cui viene apposta una porta: è il loro rifugio, dove possono esporre i loro manifesti, ascoltare la musica e improvvisarsi orchestrali.

– Quando Elisa viene a sapere che Michele ha marinato la scuola lo rimprovera. Il ragazzo ribatte ripetendo una frase che aveva sentito dal padre: «A scuola ci si va solo quando si ha voglia». Sale la tensione ed Elisa dà uno schiaffo al ragazzo che l’accusa di aver avuto una responsabilità nella morte del padre. Michele se ne va arrabbiato e si reca nel garage a suonare. Incrocia Dani al quale Pietro spiega: «Ogni tanto succede, ma poi gli passa».

– L’abbattimento di un grande albero da parte di Pietro diventa l’occasione per far avvicinare Michele a Dani che osserva il ragazzo mentre con grande foga taglia i rami dell’albero. Mentre portano a casa la legna ricavata, Pietro cita un proverbio. Per la prima volta Michele si rivolge direttamente a Dani: «Se non l’hai capita, tranquillo che te la ripete. La dice sempre». Ma poco dopo, quando Dani gli dice che è importante studiare, Michele ribatte: «Forse io e te non ci siamo capiti».

– Dani ritorna a casa dove una donna accudisce la sua bambina. Si può notare un piccolo cambiamento da parte dell’uomo: pur non prendendosi cura della piccola, si mette a fischiettare quella ninna nanna che la donna aveva intonato.

È domenica. Tutti sono vestiti bene e si recano alla Messa. Fabio parla con il suo amico Gus di certe casette biologiche che i due dovrebbero costruire in Madagascar. L’amico di Dani parte per la Francia. Michele suona in un locale la sua fisarmonica. Ma la cosa più importante è data dal fatto che Pietro chieda a Michele di andare a raccogliere la legna nel bosco assieme a Dani. Il ragazzo sembra sorpreso, ma poi accetta.

SECONDA PARTE

– Finalmente i due sono insieme, da soli, nel bosco. È l’occasione per incominciare a parlare, a scherzare, a conoscersi.

– Più tardi vediamo Michele che è preoccupato per l’eventuale ritorno dell’orso. Con la madre si reca al Centro degli immigrati e ha modo di vedere la bambina di Dani, con la quale sembra subito fraternizzare, giocando con lei. Elisa si rivolge a Dani che capisce portarsi dentro un peso: «Se un giorno hai voglia di parlare… quando vuoi».

– Nel ritorno a casa Michele fa delle domande alla madre circa la bambina di Dani. Vuole sapere dov’è sua madre, com’è morta. Ma Elisa è elusiva: «Non posso mica dirti tutto».

– Ancora insieme nel bosco, che diventa il luogo della scoperta e della conoscenza reciproca. Michele vuole sapere da Dani dove abitava, come si chiamava sua moglie, se è vero che è arrivato in barca, com’era il mare, se sulla barca c’era anche la bambina. Dani risponde dicendo che il mare era nero e faceva paura e che la bambina era ancora nella pancia di Layla, e conclude: «Non è stato un bel viaggio, Michele». I due hanno un’aria mesta e la musica si fa dolente. Poi, nel ritorno, Michele si rifiuta di imboccare un sentiero: «Di là non si va». Si capisce che dietro c’è un ricordo doloroso e traumatico.

– Più tardi vediamo Dani che lavora alla sua scultura. Vede la bambina che dorme e le si avvicina guardandola intensamente. Quasi la tocca. In primissimo piano ci sono delle candele e poi l’immagine mostra delle bellissime foglie colorate e il cielo, mentre una bella musica dolce sembra avvolgere il tutto.

– Michele fa un sogno pauroso, che ha a che fare con la morte del padre, e cade dal letto. La madre cerca di consolarlo e poi lo riferisce a Pietro che sdrammatizza: «Prima o poi gli passa». Elisa gli dice che quando Michele dorme da lui ciò non avviene. Pietro ribatte: «È ancora piccolo. Ci vuole tempo».

– I ragazzi fanno una bravata. Vanno a casa di Gus in cerca di marijuana. La trovano, ma vengono scoperti e sono costretti a scappare. Si nascondono nel loro rifugio. Qui parlano di Gus che, pur non lavorando, ha più soldi dei loro padri. Michele, sentendo parlare di padri, ci resta male ed esce con aria triste.

– Pietro racconta a Dani la storia del padre di Michele: «Non aveva paura di niente; magari avesse avuto un po’ di paura. Michele ancora non è capace di vivere senza di lui. È difficile. E poi lui pensa che Elisa… è difficile da spiegare… Elisa e mio figlio ogni tanto litigavano; Michele veniva da me. Urlavano… però si volevano bene».

– Michele chiama Dani e lo porta nel bosco dove gli fa vedere un cervo. Poi i due camminano nel bosco fischiettando, con le solite immagini degli alberi stupendi che si stagliano contro il cielo. Michele invita Dani ad andare su una zattera in un laghetto, ma l’uomo rifiuta dicendo di non saper nuotare.

– Dani ha costruito un vaso di legno dove mettere il miele. Quando Pietro gli dice che il miele si mette in barattoli di vetro, lui osserva: «Hanno lo stesso odore. L’hai detto tu che le cose con lo stesso odore devono stare insieme». Poi riceve una telefonata. Si reca dalla Commissione per il permesso di soggiorno e finalmente l’ottiene.

– Pietro gli regala un aeroplanino di legno per la sua bambina e gli domanda: «Perché non la porti qui una volta?». Dani risponde: «Non so, non è facile; io non sono un bravo padre». È l’occasione giusta perché anche Dani possa raccontare la propria storia: «Siamo partiti insieme dalla Libia. Lei era incinta di otto mesi, ma c’era la guerra e non avevamo scelta. Il mare era cattivo, le onde alte. Abbiamo finito l’acqua e Layla è stata malissimo. I dottori italiani hanno fatto nascere la bambina, ma Layla non ce l’ha fatta. È morta… adesso quando guardo la bambina vedo Layla. E non ce la faccio». I due uomini sono impietriti. Le immagini questa volta rappresentano dei rami nudi e scuri contro il cielo mentre avanza la nebbia.

– A casa Dani guarda la sua bambina che sgambetta e, mentre continua a realizzare la sua scultura, si rivolge in modo accorato alla moglie perduta: «Guardami, Layla. Devi aiutarmi. Non ce la faccio più. Come posso restare ancora qui con lei? Rispondimi, Layla: è tempo di decidere».

Nel bosco continua la relazione tra Michele e Dani. I due giocano a calcio con dei pezzi di legno; Dani si carica sulle spalle Michele; parlano, raccontano, si confidano. Ma quando Michele viene a sapere che Dani ha ottenuto i documenti e che forse se ne va, ci resta male e decide di tornare a casa con la scusa che sta per piovere.

– Qui scopre la relazione che lega la madre a Gus e, in preda alla rabbia, scappa inseguito da Elisa. Si rifugia sul grande albero e poi si butta, mentre la madre si dispera. Per fortuna cade su un ramo più basso e riporta solo delle escoriazioni.

TERZA PARTE

– Dani ha deciso di partire e di abbandonare la propria bambina. Lo dice a Pietro: «Starà bene; avrà una famiglia italiana. Per lei sarà meglio così». Ma Pietro ribatte: «Perdere un figlio è come perdere una gamba… non si lascia la famiglia senza padre… le cose che hanno lo stesso odore devono stare insieme». Al che Dani ribatte: «Ma io non so più che odore ho». Dani si mette a piangere e Pietro cerca di consolarlo. Poi, a malincuore, accetta di aiutarlo a raggiungere Trento l’indomani mattina, prima che sia giorno.

– Ma Pietro ha un suo piano. Chiede a Michele se quella notte vuole andare a dormire da lui. Nel frattempo la nebbia avanza e copre tutto.

– Ed ecco la neve, la prima neve, che possiede certamente un valore simbolico. Dani si accomiata dalla sua bambina: finalmente ha finito la sua scultura e ha ricreato il volto di Layla che lascia sul comodino della figlia, quasi a protezione della piccola: «Qui ti vogliono bene, per te sarà più facile. Anche se forse non potrai mai capire, figlia mia».

– Poi, dopo aver preso in mano la neve (che non aveva mai visto), si reca da Pietro per partire. Ma qui compare Michele che lo ferma dicendogli: «Prima devo farti vedere una cosa». Poi lo porta nel bosco e imbocca quel sentiero che in precedenza aveva sempre evitato. È molto importante notare che Michele, all’imbocco del sentiero, si ferma ed è Dani che lo guida verso quel luogo che per il ragazzo è pauroso e sacro.

– Il bosco è innevato; i rami degli alberi sono carichi di neve; una panoramica mostra le vette al di sopra del bosco su cui cominciano a splendere i raggi del sole. Ed ecco la lapide del padre. «È caduto?», domanda Dani. Finalmente ora è Michele che racconta “la sua storia”: «No, papà non cadeva mai. È la montagna che è caduta. Papà mi ha spinto avanti, ma lui è rimasto con una gamba sotto la frana. Io non volevo lasciarlo solo. Ma la mamma ha detto che dovevamo andare giù in paese e chiamare aiuto. Abbiamo chiamato Fabio. Quando è arrivato l’ha trovato morto. L’ultima volta che l’ho visto mi ha fatto così sul naso (il ragazzo si tocca ripetutamente il naso col dito, nda): “Ci vediamo dopo”, mi ha detto. Ma invece non era vero».

– Dani lo abbraccia e Michele appoggia la sua testa su di lui. Michele gli fa notare la bellezza della natura e gli chiede se un giorno porterà lì anche la sua bambina. Dani annuisce. Poi lo stringe a sé. I due sono vicini, stretti in un abbraccio d’amore, quello di un padre e di un figlio. 

Epilogo – L’ultima immagine è quella della neve che viene spazzata via dal vento. Poi il vento cessa e resta la bianca montagna illuminata dal sole e dai suoi riflessi.

Significazione – I protagonisti del film sono due personaggi molto diversi. Entrambi sono assillati da problemi che li angosciano: da una parte la morte della moglie e il conseguente rifiuto della figlia; dall’altra la morte del padre e un rapporto conflittuale con la madre. Si incontrano, si conoscono, fanno amicizia: ne nasce un rapporto molto simile a quello che esiste tra un padre ed un figlio. Quando Dani sta per andarsene, abbandonando la propria bambina, Michele lo porta (e si fa portare) nel luogo dov’è morto suo padre. Il luogo della perdita, che diventa ora luogo di recupero e di accettazione. Il film non dice se poi Dani rinuncia a partire per Parigi (il finale, dal punto di vista narrativo, resta aperto), ma una cosa è certa: è stato recuperato il rapporto paternità/figliolanza: Dani passa dal rifiuto all’accettazione; Michele dalla perdita al recupero. Il tutto all’interno di un ambiente naturale che possiede un fortissimo peso strutturale e che influisce prepotentemente sullo svolgimento della vicenda e sul suo esito.

Idea centrale – Il rapporto padre/figlio, che talvolta viene incrinato o addirittura spezzato dalle tragiche circostanze della vita, può essere recuperato tramite l’amicizia e l’affetto che nascono da una relazione profonda e sincera a contatto con un ambiente naturale che la favorisce e la promuove.