N.03
Maggio/Giugno 2015

Gioia e bellezza della vita consacrata

«Alla vita consacrata è affidato il compito di additare il Figlio di Dio fatto uomo come il traguardo escatologico a cui tutto tende, lo splendore di fronte al quale ogni altra luce impallidisce, l’infinita bellezza che, sola, può appagare totalmente il cuore dell’uomo […]. La vita consacrata realizza a titolo speciale quella confessio Trinitatis che caratterizza l’intera vita cristiana, riconoscendo con ammirazione la sublime bellezza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e testimoniandone con gioia l’amorevole condiscendenza verso ogni essere umano»1.
Il Vangelo è la lieta notizia, la bella notizia, non puramente un’espressione linguistica: la bella, la lieta notizia è il Signore del cielo e della terra che si fa incontro all’umanità, a ciascuna sua creatura, per donarle la sua vita, quindi la gioia vera. È l’esperienza incredibile della vocazione: il Signore si è chinato su di me con infinita tenerezza, mi ha chiamata per nome, ha chiamato proprio me.
Questa chiamata si radica nella chiamata “universale”, quindi non separa, ma costruisce solidarietà2.

1. Stupore, gratitudine, adorazione
La presente riflessione entra nel cammino che l’Ufficio Nazionale CEI per la Pastorale delle Vocazioni ha progettato per il triennio 2015-2017. Ho goduto nel constatare come l’équipe con tale progetto abbia valorizzato pedagogicamente il Messaggio di Papa Francesco per la 51ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni3 raccordandolo con il Messaggio per la 52ª Giornata4 e con le istanze emergenti dall’Esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG)5.
L’itinerario triennale costituisce un tassello della pedagogia della santità. È scandito da tre parole: lo stupore per una messe abbondante che Dio solo può elargire (2015); la gratitudine per un amore che sempre ci previene (2016); l’adorazione per l’opera da Lui compiuta, che richiede la nostra libera adesione ad agire con Lui e per Lui (2017). Sono le parole che propone Papa Francesco nel Messaggio per la 51ª Giornata6.
Il Progetto CEI per la 52ª Giornata, la prima del triennio, ha come tema “È bello con Te! Vocazioni e santità: toccati dalla Bellezza7.
È bello con Te: esprime lo stupore per il rapporto interpersonale con il Signore; indica contemporaneamente lo sguardo trasformato dalla fede che riconoscere la bellezza di Lui che anche oggi, qui ed ora, continua a chiamare, spargendo semi vocazionali con magnanimità e magnificenza8.
Vocazioni e santità costituiscono un binomio singolare che delinea un percorso educativo che si fonda sull’essere raggiunti, toccati dal Signore; sull’essere affascinati dalla Bellezza, un’esperienza che fa esultare, saltellare di gioia l’intera esistenza, perché nasce dalla Sorgente stessa della vita9. È la misura alta della vita cristiana che può, anzi, deve essere proposta anche alle nuove generazioni. E questa l’attendono e non vanno tradite.
Da tale proposta prese impulso la corsa alla santità intrapresa da Domenico Savio all’Oratorio di don Bosco, il giovane che affermava: «Noi facciamo consistere la santità nella stare molto allegri!». Così narra don Bosco: «Erano sei mesi da che il Savio dimorava all’Oratorio, quando fu ivi fatta una predica sul modo facile di farsi santo. Il predicatore si fermò specialmente a sviluppare tre pensieri che fecero profonda impressione sull’animo di Domenico, vale a dire: è volontà di Dio che ci facciamo tutti santi; è assai facile di riuscirvi; è un gran premio preparato in cielo a chi si fa santo.

Quella predica per Domenico fu come una scintilla che gl’infiammò tutto il cuore d’amor di Dio. Per qualche giorno disse nulla, ma era meno allegro del solito, sicché se ne accorsero i compagni e me ne accorsi anch’io. Giudicando che ciò provenisse da novello incomodo di sanità, gli chiesi se pativa qualche male. Anzi, mi rispose, patisco qualche bene. Che vorresti dire? Voglio dire che mi sento un desiderio ed un bisogno di farmi santo: io non pensava di potermi far santo con tanta facilità; ma ora che ho capito potersi ciò effettuare anche stando allegro, io voglio assolutamente, ed ho assolutamente bisogno di farmi santo. Mi dica adunque come debbo regolarmi per incominciare tale impresa. Io lodai il proposito, ma lo esortai a non inquietarsi, perché nelle commozioni dell’animo non si conosce la voce del Signore; che anzi io voleva per prima cosa una costante e moderata allegria: e consigliandolo ad essere perseverante nell’adempimento dei suoi doveri di pietà e di studio, gli raccomandai che non mancasse di prendere sempre parte alla ricreazione coi suoi compagni»10.

È la direzione che indica Papa Francesco nel Messaggio per la 51ª Giornata, coinvolgendo tutta la Chiesa, a partire dagli educatori nella fede. Di qui il suo appello: «Disponiamo dunque il nostro cuore ad essere “terreno buono” per ascoltare, accogliere e vivere la Parola e portare così frutto. Quanto più sapremo unirci a Gesù con la preghiera, la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, i Sacramenti celebrati e vissuti nella Chiesa, con la fraternità vissuta, tanto più crescerà in noi la gioia di collaborare con Dio al servizio del Regno di misericordia e di verità, di giustizia e di pace. E il raccolto sarà abbondante, proporzionato alla grazia che con docilità avremo saputo accogliere in noi»11. Anche il raccolto vocazionale!
Gioia e bellezza, bellezza e bontà-santità: sono termini che indicano la pienezza di vita, l’esistenza colma di amore di chi sa di essere amato in modo incredibile e di poter rispondere a tale sublime amore.
Su questa struttura Benedetto XVI radica la speranza cristiana che esemplifica con un profilo vocazionale molto bello: Giuseppina Bakhita.
«Giungere a conoscere Dio – il vero Dio, questo significa ricevere speranza. Per noi che viviamo da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad esso, il possesso della speranza, che proviene dall’incontro reale con questo Dio, quasi non è più percepibile. L’esempio di una santa del nostro tempo può in qualche misura aiutarci a capire che cosa significhi incontrare per la prima volta e realmente questo Dio. Penso all’africana Giuseppina Bakhita». Dall’età di nove anni è venduta varie volte come schiava, maltrattata, picchiata a sangue. Da ultimo, nel 1882, è comprata da un mercante italiano per il console Callisto Legnani e giunge in Italia. «Qui, dopo “padroni” così terribili […] venne a conoscere un “padrone” totalmente diverso […], il Dio vivente, il Dio di Gesù Cristo […], il Signore di tutti i signori, e che questo Signore è buono, la bontà in persona. Veniva a sapere che questo Signore conosceva anche lei, aveva creato anche lei – anzi che Egli la amava. Anche lei era amata […]. Lei era conosciuta e amata ed era attesa. Anzi, questo Padrone aveva affrontato in prima persona il destino di essere picchiato e ora l’aspettava “alla destra di Dio Padre”. Ora lei aveva “speranza” – non più solo la piccola speranza di trovare padroni meno crudeli, ma la grande speranza: io sono definitivamente amata e qualunque cosa accada – io sono attesa da questo Amore. E così la mia vita è buona. Mediante la conoscenza di questa speranza lei era “redenta”, non si sentiva più schiava, ma libera figlia di Dio».
Dio la chiama alla vita religiosa, un dono singolare che accoglie con tutto il cuore, con grande umiltà, con l’ardore di condividere con il maggior numero di persone possibile la bellezza della fede, della libertà cristiana: «La liberazione che aveva ricevuto mediante l’incontro con il Dio di Gesù Cristo, sentiva di doverla estendere, doveva essere donata anche ad altri, al maggior numero possibile di persone. La speranza, che era nata per lei e l’aveva “redenta”, non poteva tenerla per sé; questa speranza doveva raggiungere molti, raggiungere tutti»12.

L’incontro con Gesù porta sempre alla missione, a proclamare a tutti le grandi opere di Dio, come la Vergine del Magnificat: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore!» (Lc 1,46-47).

Lo stupore per le meravigliose opere di Dio si fa lode, esultanza, ringraziamento, adorazione. L’adorazione è la risposta d’amore all’amore del Creatore e Salvatore.
Sono sentimenti che percorrono tutta la Rivelazione biblico-cristiana quale realtà teo-antropologica.
«Magnificate il suo nome e proclamate la sua lode […]. Quanto sono belle tutte le opere del Signore!» (Sir 39,15-16). «Quanto sono amabili tutte le sue opere! […]. Tutte le cose sono a due a due, una di fronte all’altra, egli non ha fatto nulla d’incompleto. L’una conferma i pregi dell’altra: chi si sazierà di contemplare la sua gloria?» (42,22.24-26).

È tutta la creazione che esplode in questo canto. Di essa accoglie la voce la creatura umana.

Il Salterio ne è una testimonianza: «Benedici il Signore, anima mia, Signore, mio Dio, quanto sei grande! […] Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza, la terra è piena delle tue creature. Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono, tu apri la mano, si saziano di beni» (Sl 104,1.24.27-28). «Tutte le tue opere ti celebreranno, o Signore […] Gli occhi di tutti sono rivolti a te, e tu dai loro il cibo a suo tempo. Tu apri la tua mano, e dai cibo a volontà a tutti i viventi. Il Signore è giusto in tutte le sue vie e benevolo in tutte le sue opere. Il Signore è vicino a tutti quelli che lo invocano, a tutti quelli che lo invocano in verità» (Sl 145,10.15-18). «Ogni creatura che respira, lodi il Signore» (Sl 150,6).

Nell’udienza generale del 21 maggio 2014, Papa Francesco riflettendo sulla scienza, dono dello Spirito Santo, ha meditato sul prodigio della creazione, invitando tutti a contemplarla con lo sguardo divino, per divenirne custodi: «Proprio all’inizio di tutta la Bibbia si mette in evidenza che Dio si compiace della sua creazione, sottolineando ripetutamente la bellezza e la bontà di ogni cosa. Al termine di ogni giornata, è scritto: “Dio vide che era cosa buona” (1,12.18.21.25): se Dio vede che il creato è una cosa buona, è una cosa bella, anche noi dobbiamo assumere questo atteggiamento e vedere che il creato è cosa buona e bella. Ecco il dono della scienza che ci fa vedere questa bellezza […]. E quando Dio finì di creare l’uomo non disse che “era cosa buona”, ma disse che “era molto buona” (v. 31). Agli occhi di Dio noi siamo la cosa più bella, più grande, più buona della creazione […]. Il dono della scienza ci pone in profonda sintonia con il Creatore e ci fa partecipare alla limpidezza del suo sguardo e del suo giudizio [… Dio] ha fatto tante cose buone per la cosa più buona che è la persona umana»13.

Santa Caterina da Siena nelle sue Orazioni costantemente esulta davanti all’Eterna Trinità per il suo folle amore per la creatura: «O Trinità etterna, Trinità etterna, o fuoco et abisso di carità, o pazzo della tua creatura! […] O Trinità etterna, pazzo d’amore, che utilità te seguitò della nostra redenzione? […] Chi t’ha costretto? Non altro che la carità tua, sì come pazzo d’amore che tu se’»14.

La via della bellezza può aprire il cuore alla ricerca di Dio, del Dio di Gesù Cristo, come lo è stato nei secoli, soprattutto in Italia.
La bellezza «risponde all’intimo desiderio di felicità che alberga nel cuore di ogni uomo. Essa apre orizzonti infiniti, che spingono l’essere umano ad uscire da se stesso, dalla routine e dall’effimero istante che passa, ad aprirsi al Trascendente e al Mistero, a desiderare, come scopo ultimo del suo desiderio di felicità e della sua nostalgia di assoluto, questa Bellezza originale che è Dio stesso, Creatore di ogni bellezza creata […].
L’uomo nel suo intimo desiderio di felicità, può trovarsi messo di fronte al male della sofferenza e della morte. Allo stesso modo, le culture sono talvolta messe di fronte a dei fenomeni analoghi di ferite, che possono condurre fino alla loro scomparsa. La voce della bellezza aiuta ad aprirsi alla luce della verità e illumina così la condizione umana aiutandola a cogliere il significato del dolore. In questo modo, essa favorisce la guarigione di queste ferite»15.

2. La Vita consacrata: gioia nello splendore della divina bellezza

«La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente. È invito a gustare la vita e a sognare il futuro. Per questo la bellezza delle cose create non può appagare, e suscita quell’arcana nostalgia di Dio che un innamorato del bello come Sant’Agostino ha saputo interpretare con accenti ineguagliabili: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato!”»16.
Le creature dell’universo sono un riflesso della sua Bellezza.
Gesù, Figlio di Dio e nostro fratello, è la Bellezza, perché nella sua santissima umanità irradia la Gloria divina e nella sua identità filiale porta a pienezza la perfezione umana nel cammino dell’amore fino all’offerta della vita. Nel dono supremo di sé nella morte di Croce rivela fino a che punto giunge l’amore di Dio per la sua creatura e fino a che punto può amare la creatura umana fatta a sua immagine. Egli è la Bellezza che testimone l’Amore e la Verità. Simone Weil direbbe: «Di tutti gli attributi di Dio, uno solo è incarnato nell’universo, nel corpo del Verbo, è la bellezza […]. La presenza della bellezza nel mondo è la prova sperimentale della possibilità dell’incarnazione. La gioia, che è un’adesione totale e pura dell’anima alla bellezza del mondo, è un sacramento»17.

Benedetto XVI dall’inizio del suo pontificato ha testimoniato che «non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con Lui. Il compito del pastore, del pescatore di uomini può spesso apparire faticoso. Ma è bello e grande, perché in definitiva è un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che vuol fare il suo ingresso nel mondo»18. «Il Signore ci doni sempre la gioia di credere in Lui, di crescere nella sua amicizia, di seguirlo nel cammino della vita e di rendergli testimonianza in ogni situazione, così che possiamo trasmettere a chi verrà dopo di noi l’immensa ricchezza e bellezza della fede in Gesù Cristo»19.

Papa Francesco, incontrando i seminaristi, le novizie e i novizi, sottolinea che «la vera gioia non viene dalle cose […]. Nasce dalla gratuità di un incontro! È il sentirsi dire: “Tu sei importante per me” […]. Ed è proprio questo che Dio ci fa capire. Nel chiamarvi Dio vi dice: “Tu sei importante per me, ti voglio bene, conto su di te”. Gesù a ciascuno di noi dice questo! Di là nasce la gioia! La gioia del momento in cui Gesù mi ha guardato. Capire e sentire questo è il segreto della nostra gioia […]. Non abbiate paura di mostrare la gioia di aver risposto alla chiamata del Signore, alla sua scelta di amore e di testimoniare il suo Vangelo nel servizio alla Chiesa. E la gioia, quella vera, è contagiosa»20. Con una nota di felicità afferma che è bella l’immagine di Dio come padre che «ci ama, ci accarezza, ci aspetta, ci fa sentire la sua tenerezza»21.

Maria Domenica Mazzarello si distingue come santa della gioia allegria e della carità. La sua biografia può intitolarsi Il comandamento della gioia22. Ella afferma che l’allegria è segno di amore, mentre la tristezza è madre della tiepidezza. Qualche espressione tra le tante tratte dalle sue Lettere. «Coraggio a perseverare nella tua vocazione; sappi corrispondere alla sorte felice che il Signore ti ha scelta fra le sue più elette figlie […]; dunque coraggio, coraggio e sempre grande allegria e questo è il segno di un cuore che ama tanto il Signore»23. «Siate sempre allegra, la vostra allegria sia sempre superiore in tutte le vostre afflizioni» (Lett. 47,9). «Mia buona suor Angiolina, ho letto il vostro rendiconto, state tranquilla e pensate che i nostri difetti sono erbe del nostro orto, bisogna umiliarsi e con coraggio combatterli. Siamo miserabili e non possiamo esser perfetti, dunque umiltà, confidenza ed allegria» (Lett. 55,8).

La Vita consacrata si spiega unicamente per il fascino del Signore. Di qui la felicità.
Dopo la IX Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi su La vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo (2-9 ottobre 1994), nel redigere l’Esortazione apostolica post-sinodale, Giovanni Paolo II ha scelto l’evento della Trasfigurazione di Gesù (Mt 17,1-9) come icona che dà senso a tutto il testo, raccordando bellezza e gioia.
Sul monte il Figlio dell’Uomo si rivela in tutta la sua bellezza, inebriando di gioia i tre testimoni: Pietro, Giacomo e Giovanni. La scelta di questo evento è un messaggio profetico: vuole aprire sentieri di luce e di speranza nel quotidiano, scendendo dal monte, nella certezza che il Signore è sempre con noi.
L’espressione di Pietro: «Signore, è bello per noi restare qui» proclama la gioia della sequela di Gesù, «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sl 45,3). Richiama pure i tanti quadretti vocazionali attestati nei vangeli, ove traspare la gioia e l’immediatezza del lasciare tutto per Gesù, perché Egli è il vero, impareggiabile tesoro24.
Le molteplici vocazioni sono come raggi dell’unica luce di Cristo riflessa sul volto della Chiesa(cf VC 16).
Le persone consacrate sono chiamate in modo speciale a lasciarsi plasmare dallo Spirito per divenire cristiformi, secondo la via dei consigli evangelici, la vita fraterna, il servizio.
«I Padri della Chiesa hanno qualificato questo cammino spirituale come filocalia, ossia amore per la bellezza divina, che è irradiazione della divina bontà. La persona che dalla potenza dello Spirito Santo è condotta progressivamente alla piena configurazione a Cristo, riflette in sé un raggio della luce inaccessibile e nel suo peregrinare terreno cammina fino alla Fonte inesauribile della luce» (VC 19).
Lo Spirito conduce le persone chiamate al servizio dei fratelli. È lo stesso movimento d’amore che fa sorgere molteplici forme di vita consacrata, attraverso le quali la Chiesa è «anche abbellita con la varietà dei doni dei suoi figli, […] come una sposa adornata per il suo sposo (cf Ap 21, 2) e viene arricchita di ogni mezzo per svolgere la sua missione nel mondo» (VC 19).
Primo compito è rendere visibili le meraviglie che Dio opera nella fragile umanità delle persone chiamate, suscitando lo stupore religioso che si fa annuncio, riflesso della bellezza divina. «Così la vita consacrata diviene una delle tracce concrete che la Trinità lascia nella storia, perché gli uomini possano avvertire il fascino e la nostalgia della bellezza divina» (VC 20).
È soprattutto la dimensione pasquale che è proclama di bellezza e di gioia, perché in Colui che non ha apparenza e bellezza, che dona la sua vita, amando fino alla fine, si realizza il Compimento.
«La persona consacrata, nelle varie forme di vita suscitate dallo Spirito lungo il corso della storia, fa esperienza della verità di Dio-Amore in modo tanto più immediato e profondo quanto più si pone sotto la Croce di Cristo. Colui che nella sua morte appare agli occhi umani sfigurato e senza bellezza tanto da indurre gli astanti a coprirsi il volto (cf Is 53,2-3), proprio sulla Croce manifesta pienamente la bellezza e la potenza dell’amore di Dio […].
La vita consacrata rispecchia questo splendore dell’amore, perché confessa, con la sua fedeltà al mistero della Croce, di credere e di vivere dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In questo modo essa contribuisce a tener viva nella Chiesa la coscienza che la Croce è la sovrabbondanza dell’amore di Dio che trabocca su questo mondo, è il grande segno della presenza salvifica di Cristo. E ciò specialmente nelle difficoltà e nelle prove […]. Dalla fedeltà a Dio scaturisce pure la dedizione al prossimo, che le persone consacrate vivono non senza sacrificio nella costante intercessione per le necessità dei fratelli, nel generoso servizio ai poveri e agli ammalati, nella condivisione delle difficoltà altrui, nella sollecita partecipazione alle preoccupazioni e alle prove della Chiesa» (VC 24).
Il servizio è ricalcare le orme del Salvatore che lava i piedi ai discepoli, quindi è l’amore oblativo che soccorre.
«La ricerca della divina bellezza spinge le persone consacrate a prendersi cura dell’immagine divina deformata nei volti di fratelli e sorelle, volti sfigurati dalla fame, volti delusi da promesse politiche, volti umiliati di chi vede disprezzata la propria cultura, volti spaventati dalla violenza quotidiana e indiscriminata, volti angustiati di minorenni, volti di donne offese e umiliate, volti stanchi di migranti senza degna accoglienza, volti di anziani senza le minime condizioni per una vita degna. La vita consacrata mostra così, con l’eloquenza delle opere, che la divina carità è fondamento e stimolo dell’amore gratuito ed operoso» (VC 75).
Le donne consacrate in modo speciale sono interpellate a offrire questa testimonianza di gioia nell’essere affascinate dalla divina Bellezza e nell’essere attratte con tenerezza sulle piaghe dell’umanità.
«Sono chiamate in modo tutto speciale ad essere, attraverso la loro dedizione vissuta in pienezza e con gioia, un segno della tenerezza di Dio verso il genere umano ed una testimonianza particolare del mistero della Chiesa che è vergine, sposa e madre» (VC 57).
Questo amore sovrabbondante – che è il dono totale della vita, ritenuto uno “spreco” – si fa annuncio come nell’unzione di Betania: «È da questa vita “versata” senza risparmio che si diffonde un profumo che riempie tutta la casa. La casa di Dio, la Chiesa, è, oggi non meno di ieri, adornata e impreziosita dalla presenza della vita consacrata. Quello che agli occhi degli uomini può apparire come uno spreco, per la persona avvinta nel segreto del cuore dalla bellezza e dalla bontà del Signore è un’ovvia risposta d’amore, è esultante gratitudine per essere stata ammessa in modo tutto speciale alla conoscenza del Figlio ed alla condivisione della sua divina missione nel mondo» (VC 104).
Le persone consacrate con la pratica dell’amore reciproco, dono trinitario che entra nelle fragilità umane, creando un nuovo tipo di solidarietà, additano agli uomini «la bellezza della comunione fraterna» (VC 41).
Rinnovate quotidianamente da Cristo, con il suo Spirito costruiscono comunità fraterne e, lavando i piedi ai poveri, danno un «insostituibile contributo alla trasfigurazione del mondo. Questo nostro mondo, affidato alle mani dell’uomo […], possa essere sempre più umano e giusto, segno e anticipazione del mondo futuro, nel quale Egli, il Signore umile e glorificato, povero ed esaltato, sarà la gioia piena e duratura per noi e per i nostri fratelli e sorelle, con il Padre e lo Spirito Santo» (VC 110).
Giovanni Paolo II, nei messaggi conclusivi della sua Esortazione, si rivolge alle persone consacrate incoraggiandole a vivere pienamente la propria vocazione «per non lasciar mancare a questo mondo un raggio della divina bellezza che illumini il cammino dell’esistenza umana»; le esorta a perseverare nel cammino di conversione continua «per testimoniare sempre più splendidamente la grazia che trasfigura l’esistenza cristiana». Le nuove generazioni hanno bisogno di tale testimonianza: vogliono vedere in loro ciò che non vedono altrove. Pertanto hanno «un compito immenso nei confronti del domani: specialmente i giovani consacrati, testimoniando la loro consacrazione, possono indurre i loro coetanei al rinnovamento della loro vita. L’amore appassionato per Gesù Cristo è una potente attrazione per gli altri giovani, che Egli nella sua bontà chiama a seguirlo da vicino e per sempre. I nostri contemporanei vogliono vedere nelle persone consacrate la gioia che proviene dall’essere con il Signore […]. Voi avete il compito di invitare nuovamente gli uomini e le donne del nostro tempo a guardare in alto, a non farsi travolgere dalle cose di ogni giorno, ma a lasciarsi affascinare da Dio e dal Vangelo del suo Figlio. Non dimenticate che voi, in modo particolarissimo, potete e dovete dire non solo che siete di Cristo, ma che “siete divenuti Cristo!”» (VC 109).

3. Con Maria, la tutta bella
La Vergine Maria è il modello di tutti i credenti in Cristo, in particolare delle persone consacrate. Ella «fin dalla sua concezione immacolata, più perfettamente riflette la divina bellezza. “Tutta bella” è il titolo con cui la Chiesa la invoca […]. Maria, in effetti, è esempio sublime di perfetta consacrazione, nella piena appartenenza e totale dedizione a Dio […], modello dell’accoglienza della grazia […], maestra di sequela incondizionata e di assiduo servizio» (VC 28).
Ella è «l’immagine riuscita del sogno di Dio sulla creatura! È infatti creatura, come noi, piccolo frammento in cui Dio ha potuto riversare il tutto del suo amore divino; speranza che ci è data, perché vedendo lei possiamo anche noi accogliere la Parola, affinché si compia in noi […]. È la donna in cui la Trinità Santissima può manifestare pienamente la sua libertà elettiva […]. È l’immagine della scelta divina d’ogni creatura, scelta che è fin dall’eternità e sovranamente libera, misteriosa e amante. Scelta che va regolarmente al di là di ciò che la creatura può pensare di sé: che le chiede l’impossibile e le domanda solo una cosa, il coraggio di fidarsi […].
È il segno di ciò che Dio può fare quando trova una creatura libera d’accogliere la Sua proposta. Libera di dire il suo “sì”, libera di incamminarsi lungo il pellegrinaggio della fede, che sarà anche il pellegrinaggio della sua vocazione di donna chiamata a essere Madre del Salvatore e Madre della Chiesa. Quel lungo viaggio si compirà ai piedi della croce, attraverso un “sì” ancor più misterioso e doloroso che la renderà pienamente madre; e poi ancora nel cenacolo, ove genera e continua ancor oggi a generare, con lo Spirito, la Chiesa e ogni vocazione. Maria, infine, è l’immagine perfettamente realizzata della donna, perfetta sintesi della genialità femminile e della fantasia dello Spirito, che in lei trova e sceglie la sposa, vergine madre di Dio e dell’uomo, figlia dell’Altissimo e madre di tutti viventi.
In lei ogni donna ritrova la sua vocazione, di vergine, di sposa, di madre!» (NVNE 23).

Note
1 Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata (25 marzo 1996) (Abbr. VC), n. 16, in http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_25031996_vitaconsecrata. html
Per i riferimenti rimando ai siti web perché di più facile consultazione.
2 «La vocazione è il pensiero provvidente del Creatore sulla singola creatura, è la sua idea progetto, come un sogno che sta a cuore a Dio perché gli sta a cuore la creatura. Dio-Padre lo vuole diverso e specifico per ogni vivente. L’essere umano, infatti, è “chiamato” alla vita, e come viene alla vita porta e ritrova in sé l’immagine di Colui che l’ha chiamato. Vocazione è la proposta divina di realizzarsi secondo quest’immagine, ed è unica-singola irripetibile proprio perché tale immagine è inesauribile. Ogni creatura dice ed è chiamata a esprimere un aspetto particolare del pensiero di Dio. Lì trova il suo nome e la sua identità; afferma e mette al sicuro la sua libertà e originalità», Nuove vocazioni per la nuova Europa (Abbr. NVNE), n. 13, in http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccatheduc/documents/rc_con_ccatheduc_doc_13021998_new-vocations_it.html
3 Cf PAPA FRANCESCO, Messaggio per la 51ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: Le vocazioni, testimonianza della verità, 15 gennaio 2014 (Abbr. M 51ª), in https://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/vocations/documents/papa-francesco_20140115_51-messaggio-giornata-mondiale-vocazioni.html
4 Cf ID., Messaggio per la 52ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: L’esodo, esperienza fondamentale della vocazione, 29 marzo 2015 (Abbr. M 52ª), in
https://w2.vatican.va content/francesco/it/messages/vocations/documents/papa-francesco_20150329_52-messaggiogiornata-mondiale-vocazioni.html
5 Cf ID., Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, 24 novembre 2013, in http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html
6  La messe è abbondante! «Ma chi ha lavorato perché il risultato fosse tale? La risposta è una sola: Dio. Evidentemente il campo di cui parla Gesù è l’umanità, siamo noi. E l’azione efficace che è causa del “molto frutto” è la grazia di Dio, la comunione con Lui (cf Gv 15,5). La preghiera che Gesù chiede alla Chiesa, dunque, riguarda la richiesta di accrescere il numero di coloro che sono al servizio del suo Regno […]. Sorge dentro il nostro cuore prima lo stupore per una messe abbondante che Dio solo può elargire; poi la gratitudine per un amore che sempre ci previene; infine l’adorazione per l’opera da Lui compiuta, che richiede la nostra libera adesione ad agire con Lui e per Lui» (M 51ª, n. 1).
7 Richiama la prospettiva di EG che sottolinea come il seguire Gesù non solo sia una cosa vera e giusta, ma una cosa bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove (cf n. 167). Lasciarci toccare da Lui è essere toccati dalla sua bellezza, essere da Lui affascinati (cf n. 264).
8 Cf http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=60383&rifi=guest&rifp=guest

9 Cf M 51ª, n. 1.
10 Giovanni Bosco, Vita del giovanetto Domenico Savio, cap X, in http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=125008
11 M 51ª, n. 4.
12 Benedetto XVI, Lettera enciclica Spe salvi, n. 3, in http://w2.vatican.va/content/benedictxvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi.html 
13 EG 2.
14 S. Caterina da Siena, Le orazioni, Edizioni Cateriniane, Roma 1978, p. 222.
15 Pontificio Consiglio della Cultura, La Via pulchritudinis, cammino privilegiato di evangelizzazione e di dialogo, Documento finale dell’Assemblea Plenaria (27-28 marzo 2006), II, 3, in http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/cultr/documents/rc_pc_cultr_doc_20060327_ plenary-assembly_final-document_it.html
16 Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti, n. 16, in http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/letters/documents/hf_jp-ii_let_23041999_artists_it.html
17 S. Weil, Quaderni, Volume 1, Adelphi, Milano 1982, p. 496. A proposito della gioia Madaleine Delbrêl prega: «Poiché le tue parole non son fatte per rimanere inerti nei nostri libri, ma per prenderci e per correre il mondo in noi, lascia, o Signore, che di quella lezione di felicità, di quel fuoco di gioia che accendesti un giorno sul monte alcune scintille ci tocchino, ci mordano, ci investano e ci invadano. Fa’ che, da esse penetrati come “faville nelle stoppie”, noi corriamo le strade della città, accompagnando l’onda delle folle, contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia» (M. Delbrêl, Che gioia credere, Gribaudi, Torino 1969, p. 40).
18 Benedetto XVI, Omelia, 24 aprile 2005, in http://www.vatican.va/holy_father/benedict_ xvi/homilies/2005/documents/hf_ben-xvi_hom_20050424_inizio-pontificato_it.html 
19 Id., Discorso ai partecipanti al Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, 5 giugno 2006, in http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2007/june/documents/hf_benxvi_spe_20070611_convegno-roma_it.html
20 Papa Francesco, Incontro con i seminaristi, i novizi e le novizie, 6 luglio 2013, in http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/july/documents/papa-francesco_20130706_incontro-seminaristi.html
21 http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2014/documents/papa-francesco_20140618_udienza-generale.html ugualmente il 7 luglio nell’incontro con i seminaristi, i novizi e le novizie http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2013/documents/papa-francesco_20130707_omelia-seminaristi-novizie.html
22 D. Agasso, Il comandamento della gioia, SEI, Torino 1993.
23 Lettera 60,2.5, in http://www.mornese.pcn.net/lmm06.html
24 Rimando al bellissimo studio di L. Di Pinto, «Seguire Gesù» secondo i vangeli sinottici. Studio di teologia biblica, in Associazione Biblica Italiana (a cura di), Fondamenti biblici della teologia morale. Atti della XXII settimana biblica, Brescia, Paideia 1973, pp. 187-251. Per la voce bellezza cf A. Sisti, Bellezza, in P. Rossano – G. Ravasi – A. Girlanda (a cura di), Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1988, pp. 161-168.