N.04
Luglio/agosto 2017

Dialogo di crescita tra sogni e parole scomode

1. La nostra “tara di fabbricazione” «Sono convinto, che tutti nella vita ci siamo portati dentro un sogno, che poi all’alba abbiamo visto svanire. Io, per esempio, mi figuravo una splendida carriera. Volevo diventare santo. Cullavo l’idea di passare l’esistenza tra i poveri in terre lontane, aiutando la gente a vivere meglio, annunciando il Vangelo senza sconti, e testimoniando coraggiosamente il Signore Risorto. Ora capisco che in questo sogno eroico forse c’entrava più l’amore verso me stesso che l’amore verso Gesù. Comprendo, insomma, che in quegli slanci lontani della mia giovinezza la voglia di emergere prevaleva sul bisogno di lasciarmi sommergere dalla tenerezza di Dio. È il difetto di quasi tutti i sogni irrealizzati: quello di partire con un certo tasso di orgoglio. E il mio non era esente da questa tara di fabbricazione. Ciò non toglie, però, che ritrovandomi oggi in fatto di santità neppure ai livelli del mezzobusto,…

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