N.01
Gennaio/Febbraio 2018

Shade Feat – Federica Carta. Irraggiungibile

Irraggiungibile

È il 2013. Shade, Ensi e Fred de Palma sono fuori da un locale del quartiere San Salvario di Torino e girano un video in cui sfoggiano le loro abilità in freestyle. Lo fanno per gioco ma quando pubblicano la clip in rete, diventa virale. Poco tempo dopo, Shade si ritroverà tra i concorrenti della seconda edizione di MTV Spit, il talent di MTV dedicato ai rapper: lo vincerà, conquistando settimana dopo settimana la giuria composta da Ensi (vincitore della prima edizione), Morgan, Max Pezzali e Paola Zukar. Quando Shade partecipa a MTV Spit, non è un principiante e non è sconosciuto tra chi segue la scena hip hop italiana. Vito Ventura, questo il suo nome, nato a Torino nel 1995, scopre il rap e la cultura hip hop in adolescenza, complice la sua passione per lo skateboard, partecipa a numerose competizioni e concorsi, vincendo per due volte la sezione piemontese del contest di freestyle Tecniche Perfette e pubblica due dischi in rete: A no? del 2005 e Mega del 2009. La partecipazione a MTV Spit lo fa conoscere a un pubblico più vasto e gli permette di ottenere un contratto con una major Wanrer Music. Nel 2015, esce il suo primo disco, Mirabilansia, seguito nel 2016 da Clownstrofobia trainato dal singolo Odio le hit estive. Oltre ad essere un rapper, Shade fa il comico: quando non è impegnato in studio per le registrazione o sui palchi dei concerti, si esibisce nei cabaret con spettacoli di genere stand-up comedy. E ogni mercoledì, sulla sua pagina Facebook, pubblica delle clip in cui dà spazio proprio al talento comico – gli Shaday. Prima dell’estate, ha pubblicato il singolo Bene ma non benissimo, con un video che ha ottenuto un discreto successo in rete. Nel novembre del 2017, esce con un nuovo singolo.

Irraggiungibile: anticipato da un ironico freestyle pubblicato sui social, La la rap freestyle, che è un omaggio al film musical di Damien Chazelle, con Ryan Gosling e Emma Stone.

La nuova canzone vanta la partecipazione di Federica Carta, finalista dell’ultima edizione di Amici.

Hey, ciao, come va?
non bloccarmi anche qua
sai, non ho niente da dimostrarti
io che non dimostro manco l’età

Scusa ma la miglior difesa

per me è l’attacco di panico
buchi nell’acqua ne ho fatti tanti

che ho fatto a piedi l’Atlantico
e va bene, sto bene
fra di noi c’è un cratere, puoi cadere
fare sbagli ci viene, solo insieme
questo mondo fa schifo
infatti ti voglio un mondo di bene

E quando piango non mi vedi, ma rimango in piedi
con gli occhi puntati su quei vetri
ho un telescopio a casa

e guardo sempre su quei cieli
perché tu mi scrivi solo se sei lì in ogni pianeta
e fa male, sì ma non ci devi pensare
nella mia testa c’è una tempesta
e non è temporaneo, questo temporale
sbaglio a chiamare, sbaglio chiamare

Niente da fare, lasciami stare, tutto normale
abbracciati da sola che ora me ne devo andare
e forse ti sembrerò un’idiota totale
quando ti manderò questa nota vocale
tanto non mi rispondi mai
tu non mi ascolti mai

E mi dicevi sempre che non sono normale
se non riesco a dormire, ma continuo a sognare
tanto non mi rispondi mai
e non mi ascolti mai
resto sempre irraggiungibile

E ti avrei tolto tutti i vestiti
se soltanto io avessi potuto
ma se guardi come siamo finiti
alla fine ti ho tolto soltanto il saluto
sai che non ti chiedo aiuto
per non sembrarti depresso
solo che il mio passatempo è guardare il mio show preferito,

il tuo ultimo accesso E per quanto mi riguarda

una meta vale l’altra
vivo con la mia valigia fatta
è inutile che tu mi dica scappa
perché il destino segue la mia mappa
ho le frasi nella pancia come se mangiassi
baci perugina senza togliere la carta
ti do quattro baci sulla guancia
due per te, due per la doppia faccia

E forse ti sembrerò un’idiota totale
quando ti manderò questa nota vocale
tanto non mi rispondi mai
tu non mi ascolti mai
e mi dicevi sempre che non sono normale
se non riesco a dormire, ma continuo a sognare
tanto non mi rispondi mai
e non mi ascolti mai
resto sempre irraggiungibile E giro a vuoto e non so più chi sei – eh
per me sei sempre irraggiungibile
è uguale solo il numero sopra il display
che non cancellerei

E forse ti sembrerò un’idiota totale
quando ti manderò questa nota vocale
tanto non mi rispondi mai
tu non mi ascolti mai
e mi dicevi sempre che non sono normale
se non riesco a dormire,

ma continuo a sognare
tanto non mi rispondi mai
e non mi ascolti mai
resto sempre irraggiungibile

Il nuovo singolo del rapper torinese, Irraggiungibile, strizza l’occhio ad Amici, con un featuring di Federica Carta ex concorrente del talent, e al film vincitore di 6 premi Oscar, La La Land:  “E una canzone d’amore in salsa rap”, racconta il rapper “Non avevo mai fatto un brano come questo”. Nel divertente freestyle che lo anticipa sui social, La La rap freestyle, il personaggio di Shade rappresenta il ragazzo sfortunato del ventunesimo secolo, con un potenziale enorme ma inespresso, che si vede strappar via l’amore della vita dal classico amico che ha successo per quello che rappresenta, ma non per quello che è. Federica esprime la parte reale e razionale del pensiero e del modo di vedere le cose, esattamente come è Emma Stone in La La Land, ripetendo più volte al protagonista che deve mettersi in gioco in quel che gli ha riservato la vita.

Il nuovo singolo è una mescolanza di extrabeat, rime serrate e melodie pop. Ad accompagnare la canzone anche un video, che ha superato in un giorno il milione di views e che che è 1° in tendenza su YouTube e su iTunes. Tratta la storia di questi due ragazzi che vivono il loro amore adolescenziale in una cornice americana degli anni ‘80, rappresentata dai due talent web molto seguiti, Leonardo DeCarli e Ludovica Bizzaglia, e del protagonista della storia, in questo caso Shade, che simula la canzone come se fosse una lunghissima nota audio su WhatsApp dove racconta il malessere che lo ha accompagnato negli anni: guarda lei con un altro senza poterla avere; la cerca ma lei, ovviamente, non risponderà mai.

… note vocali, attacchi di panico

L’ansia è utile ad affrontare le sfide quotidiane, ma quando si è presi da una preoccupazione esagerata, gradualmente essa si trasforma in un nemico che inibisce la forza che serve per star bene con sé e con gli altri. La vita preoccupa in modo smodato i giovani perché è caratterizzata dalla inconsistenza degli eventi, da mutamenti repentini e imprevedibili, da incertezza esistenziale, dalla frammentazione delle identità. Infatti, per definire le relazioni e le esperienze della vita, di frequente si usano aggettivi come precarie, flessibili, turbolente, instabili, effimere, volatili, transitorie… Se tutto si modifica in continuazione, diviene molto complesso dare stabilità a se stessi e al proprio progetto di vita, consolidare i valori, comprovare i punti di riferimento e di appoggio che sono necessari per sollevarsi e procedere oltre nel cammino dell’esistenza. È su ciò che è stabile che la persona impara a muovere i suoi passi nella vita, ad avere accesso alla sua ricchezza e a Dio. Non dobbiamo difendere i giovani dall’angoscia, non vanno costruite mura spesse presumendo di proteggerli e di renderli sicuri, non dobbiamo dispensarli dal pensare ai grandi temi della vita e della morte. Ci si deve aiutare a costruire responsabilità, cioè spazi di impegno e di risposta alla vita: questi possono diventare orizzonti di salvezza, luoghi di impiego, occasioni di creatività e di fioritura.

abbracciarsi da soli, girare a vuoto

 Spesso i giovani sono spinti a isolarsi nelle loro vicende private e sperimentano un grave senso di solitudine e di sfiducia esistenziale. Sono presi da un malessere che li destabilizza: è la percezione di non riuscire a realizzarsi come persona, la sensazione di vivere, nel cambiamento continuo di tutto, uno stato d’immobilità e di ristagno nel quale sono sempre più risucchiati. Se non sono sostenuti nel fare memoria del bene che sono, se non sono accompagnati con pazienza ad attraversare la fatica, giungono a rassegnarsi e a sperimentare lo stallo come uno stile di vita che si sostituisce progressivamente alle proprie ambizioni, alla speranze, alle aspettative su se stessi e sulle proprie capacità, ai progetti e ai sogni.  Di frequente il timore maggiore che hanno è proprio quello di adattarsi, senza rendersene conto, a vivere una vita spenta, meccanica e priva di vigore, dove le relazioni umane non sono rassicuranti perché non hanno futuro; si sentono abbandonati a se stessi, degli oggetti a perdere senza prospettiva vitale. Girano a vuoto finché non li si provoca a squarciare il cielo e ad alzare lo sguardo. 

non rispondere mai, non ascoltare mai,

restare sempre irraggiungibili

 Il termine “rete” indica un contesto in cui è possibile con pari facilità entrare e uscire, rispondere e non rispondere, esserci e non esserci, ascoltare e negare l’ascolto… La “rete” suggerisce momenti in cui si è “in contatto”, intervallati a periodi di libera e autonoma navigazione e questo perché le connessioni sono “relazioni virtuali” caratterizzate dalla provvisorietà.

Là dove la relazione è instabile e l’altro può decidere d’essere, anche senza motivo, irraggiungibile si alimenta la sensazione che si sta perdendo sia il controllo sulla vita personale sia il potere di darle una direzione. Doppie facce, silenzi assordanti, smarrimenti immotivati, pianti solitari, crateri che separano, tempeste e temporali non temporanei… Di questo dice la canzone e questi sono i tratti che disegnano l’esperienza di giovani che si lanciano pieni di speranza e di desideri in uno spazio asfittico. Si lasciano incontrare, a volte, solo dopo il tonfo finale. Bisogna essere lì e aver cura per riconsegnare la coscienza che nella relazione reale la certezza del proprio valore e del valore dell’altro si costruisce giorno dopo giorno, nel  reciproco impegno, affrontando i rischi, le sfide e i problemi del vivere insieme!

 …essere fedeli

 Proporre ai giovani l’esperienza della fedeltà è una sfida che ci mette in gioco totalmente. Far vedere nella vita che la fedeltà è la poesia che riveste di incanto la giornata, è la forza che solleva i nostri passi e che mette in cammino, è quel che incentiva il nostro desiderio e lo trasforma in energia che costruisce con concretezza quel che sogniamo. La fedeltà è l’esperienza dell’eterno nel tempo, è la ripetizione dello Stesso reso sempre Nuovo.

Ma, non solo ai giovani, fa tanta paura la ripetizione, fanno paura l’uguale e l’abitudinario. La fedeltà diviene qualcosa di logoro, che appartiene ad epoche passate, è intesa come un modo d’essere svestito di valore, una camicia di forza che rende schiavi e fa sacrificare la libertà. La fedeltà diviene motivo di imbarazzo anziché di orgoglio. Impera la ricerca affannosa del nuovo, si è dopati dall’eccitazione che proviene dall’inedito, si bandiscono i limiti come tabù. Lo slogan dei nostri tempi è la flessibilità: qualsiasi forma deve essere duttile, qualsiasi situazione temporanea, qualsiasi configurazione suscettibile di ri-configurazione. Nelle relazioni, si fa permanente l’insoddisfazione e viene legittimato il cambiamento: un cambiamento che diventa ossessivo, compulsivo.

Si tratta di capire se così facendo abbiamo una vita più ricca, più soddisfatta, più generativa? Non pare.

Quanto facilmente si riconosce nell’affannata ricerca del nuovo una ripetizione monotona della stessa insoddisfazione. L’esperienza della fedeltà, coniugata con la libertà, offre alla vita possibilità di gioia e di apertura rare, preziose. La fedeltà rende sempre Nuovo lo Stesso! Le persone, le cose, le azioni che amo sono sempre le stesse e sono sempre nuove. La loro forza non si scopre mai totalmente, la loro bellezza diviene inesauribile. Il nostro miracolo è fare nuova ogni cosa, soprattutto quella che crediamo di conoscere di più. Il miracolo è trasformare la ripetizione in un evento sempre unico e irrepetibile.

“Io voglio riconsacrare le cose

per quanto possibile,

voglio rimitizzarle […]

viviamo in una cultura

che non crede più ai miracoli,

[…] cercare di trasmettere

quel senso del miracoloso

che ciascuno di noi prova

guardando l’aurora, ad esempio:

non succede nulla,

il sole sorge,

gli alberi sono illuminati dal sole.

Per noi, forse,

è questo che va chiamato miracolo”

Pier Paolo Pasolini, Pasolini su Pasolini. Conversazioni con Jon Halliday