«Che cosa vedi?» (Ger 1,11-12)

Lectio Divina

Il contesto della vocazione di Geremia Geremia, uno dei “profeti scrittori”, è chiamato ancora giovane da Dio, e vivrà in prima persona l’ultimo periodo della riforma di un santo re, Giosia, riforma che però non servirà a fermare la crisi imminente, con la distruzione di Gerusalemme e del primo Tempio, dovuta anche agli sconvolgimenti che presero tutto il Vicino Oriente Antico. Per questa ragione, la tradizione giudaica addirittura immagina che Geremia, appena partorito inizi subito a piangere per Gerusalemme, annunciandone la distruzione[1]. Il primo capitolo del libro – suggerisce Alberto Mello – dovrebbe essere intitolato “In principio”: «In principio, prima di qualunque altra parola, c’è per Geremia il racconto della propria vocazione: prima di qualunque appello rivolto agli altri, c’è l’appello che Dio rivolse anzitutto a lui. Questo racconto è, in un certo senso, l’autopresentazione di Geremia, l’autenticazione dell’autorità profetica con cui egli parla. Geremia non si rivolge al popolo…

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