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N.02
Marzo/Aprile 2012
Fonti /
2 Aprile 2020

Testimone di quel «tu» che dice chi sei

di
Carlo Maria Martini

Il Cardinale Carlo Maria Martini si rivolge ai giovani invitandoli a porsi una domanda importante che può segnare l’inizio di una relazione autentica con il Signore per mettersi in dialogo con Lui, lasciandosi interrogare da Lui, per accorgersi che l’uomo può scoprire pienamente se stesso solo in rapporto a quel «tu» che è Gesù Cristo. Riportiamo qui le parole del Cardinale tratte dal suo libro Tu mi scruti e mi conosci.

 

 

 

Io credo che il segreto stia nel non dividere mai le domande che ci siamo poste: «Chi sono io? Chi sei Tu?». Ogni uomo, almeno implicitamente, risponde presto o tardi alla prima domanda. […] Tuttavia non è sufficiente rispondere a questa, perché io comprendo veramente chi sono quando mi metto davanti a un «tu», quando mi metto in dialogo con il Signore. È questo che rende l’uomo diverso, nuovo e vero; è questo il punto fondamentale. […] Ciò che vi differenzia e vi rende liberi è l’aver scelto di rispondere alla domanda: «Chi sono io?», mettendo al centro la seconda: «Chi sei tu per me, Signore?». La vostra decisione è un atto grandioso, che può cambiare la storia. Se continuate ogni giorno a voler rispondere a quel modo, certamente potrete crescere verso la pienezza della vostra umanità, la pienezza della gioia. Se ogni giorno vi mettete in dialogo con il Signore, vi lasciate interrogare e chiamare da lui, […] questo non potrà che rafforzare la consapevolezza che l’uomo può capirsi soltanto in rapporto a quel «tu» che è il Signore.

 

Chi sei Tu?

Come si rivela a noi il Signore? Anzitutto nella sua Parola. Tu è la parola di Dio. Capire bene la parola di Dio equivale a capire chi sono io, a capire perché talora sono contento e altre volte, invece, soffro o mi agito. La Parola è un «tu» che mi spiega e io devo imparare a leggerla nella Scrittura pregando: «Signore, tu mi hai fatto e questa Parola è la stessa che mi ha creato all’inizio». Mi metto in ascolto nel silenzio, rifletto, rispondo, supplico. La preghiera deve essere sempre una risposta al tu, alla Parola.

Tu è anche la Chiesa. Capisco me stesso dando fiducia a Gesù che è nella Chiesa, che diventa Chiesa. È quindi necessario ascoltare e seguire ciò che la Chiesa – Papa, Vescovi, superiori, direttore spirituale – mi propongono. Ma devo pure imparare a vedere il Signore che mi parla e mi rivela la sua grandezza in ogni creatura e in ogni sua opera. Tutta la vita deve unificarsi nel dialogo con Gesù, fatto di preghiera, di ascolto della Parola, di rapporto con la Chiesa, di interessamento culturale, di attenzione agli altri, di ascolto della società. Se il Signore è colui che mi salva e dà verità a me stesso, se io ho accettato che sia il «tu» per la mia vita, ogni altro valore viene recuperato.

Cambieranno le situazioni, muteranno le condizioni culturali esterne o interne, si potranno fare, domani, cose diverse da quelle che si fanno oggi: però il senso fondamentale dell’esistenza è aver compreso chi è il Signore per me, in rapporto a me. La sua Parola è roccia incrollabile. Nel momento in cui Pietro ha detto a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», ha scoperto anche se stesso e, infatti, Gesù gli risponde: «Io ti dico: tu sei Pietro». Quando abbiamo capito davvero questo dialogo fondamentale, abbiamo compreso tantissime cose e potremo diventare testimoni di quel «tu» che abbiamo imparato a conoscere e che ci ha dato la conoscenza del nostro essere.

 

 

 

(Carlo Maria Martini, Tu mi scruti e mi conosci, Ed. Àncora Milano, pp. 106-108).

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