N.01
Gennaio/Febbraio 2021

Il postino che si fece custode

«Egli poteva inserirsi nelle vicende della gente e talvolta cambiarle, e forse in questo cambiamento stava la ragione del suo esistere, nel tessere trame di vita usando frammenti di esistenze altrui. La certezza di aver trovato il bandolo della matassa d’una vita fino ad allora ingarbugliata lo aiutò a interpretare e disciplinare le ferite del passato, rendendolo meglio disposto verso gli uomini e il mondo». 

D.DaraBreve trattato sulle coincidenze, Nutrimenti, Roma 2014. 

 

Il postino del paese di Girifalco, in Calabria, è un uomo solitario. I suoi giorni nel piccolo borgo dell’entroterra passano a prima vista immutabili, ma nell’estate del 1969, l’uomo sta per andare sulla luna e alcune lettere sono pronte a cambiare la vita di molte persone, soprattutto la sua. Il postino senza nome (lo si scoprirà solo nell’ultima riga del romanzo), cresciuto senza conoscere il padre, ha un dono segreto: sa imitare alla perfezione la scrittura di chiunque. Per anni ricopia e cataloga in un archivio personale le lettere dei suoi compaesani, ma quando comprende di avere l’opportunità di farsi custode del prossimo, sa trasformare il dono in strumento di giustizia e di carità. Con la consapevolezza di Peter Parker quando veste la maschera dell’Uomo Ragno (“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”), non usa le sue capacità per spargere notizie false, arrecare dolore,  fomentare incomprensioni. Pur avendo in mano la capacità di mimesi perfetta per diffondere disinformazione, con le inevitabili conseguenze nefaste, il nostro eroe sceglie di non usare “la logica del serpente” (cf. Francesco, Messaggio per la 52a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 2018). Il postino silenzioso e riflessivo si adopera invece per aiutare gli altri, finendo per aiutare se stesso nella sua ricerca di vita. Una trasformazione interiore che gli cambia lo sguardo: quello che era un lavoro intrapreso “senza arte né vocazione” diventa invece sì una vocazione, intervenendo per dare un indirizzo migliore a destini altrimenti compromessi da sventatezza, avidità o un passato ingiusto. Nel farsi regista di vite altrui, restando rigorosamente nell’ombra, non coltiva nevrosi da demiurgo, né deliri di onnipotenza, ma, nella sua semplicità, opera un’autentica empatia con chi ha bisogno, nella cognizione profonda che per evitare che il male si diffonda non basta astenersi: è necessario farsi costruttori di bene.