Fecondi in umanità

Diventare adulti e fecondi è la chiamata che Dio rivolge a ciascuno dei suoi figli. È la via che percorre Gesù – vero Figlio – e che propone a ad ogni uomo e ad ogni donna che sceglie di camminare alla sua sequela.

Proponiamo un breve testo del sacerdote Paolo Scquizzato, tratto da una riflessione che parte dalla storia di Cappuccetto Rosso.

 

 

Se è vero che non si nasce uomini ma lo si diventa nel prosieguo dell’esistenza, questo avviene in un percorso segnato da difficoltà, ostacoli, incertezze, pericoli che richiedono continuamente scelte decisive per essere attraversati e superati.

La questione fondamentale […] è diventare fecondi in umanità.

È interessante ricordarci qui che la prima parola che Dio rivolge all’uomo nella Scrittura è: «Siate fecondi» (Gen 1,28). […]

È curioso notare come Gesù di Nazareth inviti spesso i suoi alla sequela. E percorrendo il Vangelo ci si accorge che sequela non significa altro che cominciare ad intraprendere il viaggio per diventare adulti. Gesù, se unisce a sé qualcuno, è per aiutare gli uomini e le donne ad aprire strade, intraprendere viaggi, farli capaci di partenze, soffiare nelle vele della propria vita.

La sequela evangelica indica sempre orizzonti, apre percorsi, indica il futuro. Gesù invita, a volte reclama, di passare all’altra riva (cfr. Mt 8, 18; 14,22), ossia di lasciare una storia sterile per avventurarsi in una vita vera. Essere cristiani non è solo questione di «stare con Gesù», ma un essere «aperti al futuro».

 

(Paolo Scquizzato, Ma che occhi grandi che hai, Editrice Effatà 2017, pp. 25-26)