N.04
Luglio/Agosto 2021

I luoghi dell’abitare

Quale futuro per gli spazi urbani?

Si percepisce nell’aria una sensazione di ritorno alla “normalità”: dopo più di un anno in cui siamo stato sospesi fra incertezza e indeterminazione, le nostre città si avviano definitivamente al superamento dell’emergenza?    Dai primi di marzo del 2020, la città è stata in casa, tutti noi abbiamo ridefinito le nostre abitazioni ricavando spazi per il lavoro, per l’attività fisica, per le relazioni (spesso per via telematica). Abbiamo improvvisato fra le mura domestiche un ufficio, postazioni pc per la didattica a distanza, un ambito per la pausa pranzo e il corridoio è stato invaso dai materiali di lavoro. La nostra routine è andata di colpo in tilt. Un sistema che sembrava non vulnerabile da una settimana all’altra si è inceppato ed è stato costretto a riorganizzarsi. La pandemia ci ha imposto la condizione sociale di rimanere chiusi in casa, privandoci dello spazio della città e mettendo in luce come le case contemporanee spesso si dimostrino vecchie ed inadeguate per poter soddisfare tutte le attività richieste. Proprio le abitazioni sono diventate quindi l’oggetto…

Questo articolo è riservato agli abbonati.
Abbonati ora
o accedi se sei già abbonato