N.01
Gennaio/Febbraio 2022

Lasciar andare

«Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo ridono. Tutto è tuo: tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi solo il tuo amore e la tua grazia, e questo solo mi basta» (Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 234). 

La preghiera con la quale Sant’Ignazio conclude l’itinerario percorso negli esercizi spirituali getta una luce particolare sulla dinamica della vocazione. Colui che nella preghiera ha riconosciuto la strada da intraprendere è invitato a rimetterla di nuovo nelle mani del Padre. Certo, può sembrare assurdo che raggiunta la certezza su una decisione da prendere quasi la si rimetta in discussione! Qui, a regnare non è, però, la logica del dubbio ma della libertà.

Sembra di trovarsi davanti al sepolcro vuoto, nei panni di Maria Maddalena che di fronte al Giardiniere che ha riconosciuto come il Signore è invitata a compiere il passo della Resurrezione: «Non mi trattenere!» (Gv 20,17) che è come dire: «Lasciami andare!». 

Lasciare andare è il verbo del parto e della crescita che per l’Apostola degli Apostoli si realizza nella missione affidatale – «Va’ dai miei fratelli e di’ loro» (Gv 20,18) – che genera a quella fede che ha raggiunto anche noi. È il movimento della fecondità che coniuga anche la vocazione come coniuga la vita e ogni intuizione di bene, ogni progetto buono, ogni desiderio dello Spirito che per prendere vita non deve essere trattenuto ma nemmeno abbandonato, non può essere considerato come un possesso ma ha bisogno di quella cura che libera.

Lasciare andare non è ‘abbandonare’ se non nell’orizzonte della pretesa che la strada intuita, la scelta voluta, il progetto immaginato sia l’unico o radicato soltanto nelle proprie mani. 

Una volta intuita, la vocazione, ha bisogno di questa sorta di passo indietro, di vertigine che permette di divincolare il cuore dalla sicurezza di una via intuita, desiderata e riconosciuta come buona. Solo nel passo che fa mancare il respiro per la paura di perderla, la strada – la vocazione, l’amore, un desiderio, un progetto – viene restituita in quella rinnovata pienezza che dona libertà e fa scaturire cura, impegno, risposta. «Coraggio, a Gesù piacciono le sottrazioni […]. Dona il poco che hai, i tuoi talenti e i tuoi beni, mettili a disposizione di Gesù e dei fratelli. Non temere, nulla andrà perso, perché, se condividi, Dio moltiplica» (Francesco, Angelus, 25 luglio 2021).