N.02
Marzo/Aprile 2022

Fa’ anche tu lo stesso!

«Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa, e abbiate unità di mente e di cuore protesi verso Dio» (S. Agostino, La Regola). Queste sono le prime parole con cui Agostino si rivolge ai suoi monaci nel dar loro una regola di vita.  Subito osserverete: “Beh! Ma questo lo devono fare tutti i battezzati!”. È esattamente così! Il nostro santo padre Agostino non voleva inventare nulla di nuovo, desiderava che la sua comunità di amici vivesse come narrano gli Atti degli Apostoli, come viveva la comunità cristiana primitiva. Il desiderio di sant’Agostino era che la nostra vita fosse un riflesso luminoso della vita della Chiesa, e noi oggi, non più monaci, anche se sentiamo vive queste radici in noi, ma membri di un ordine mendicante, siamo chiamati a rendere vivo e attuale questo ideale nella semplicità del nostro vivere quotidiano. In Italia, e in tante parti del mondo, e con tante declinazioni diverse, portiamo avanti questo rinnovamento che si sostiene attraverso due polmoni: la vita interiore e la vita fraterna. Con un sano realismo tutto agostiniano, consapevoli dei nostri limiti, cerchiamo di supportarci, a volte anche sopportarci, e di volerci bene aiutando anche i laici, che ci vivono accanto, a fare lo stesso. Questo vivere unanimi chiaramente non è possibile a partire da noi, ma trova la sua forza di propulsione proprio da un Altro che ci ha scelti e chiamati. È solo l’incontro con Cristo che rende possibili e soprattutto autentici tutti gli altri incontri, tutte le altre amicizie, ogni affetto. Dio e l’altro: sono il tutto della nostra vita di credenti e deve essere il tutto della nostra vita di frati agostiniani. Non interessa, dunque, se siamo poveri o un po’ più ricchi, se siamo grandi studiosi o illetterati, se il nostro  servizio è svolto in una parrocchia o in una scuola, in un ospedale o in una università, se viviamo in un luogo di missione o in una metropoli: ciò che ci contraddistingue è il “cuore agostiniano”, un cuore che, attraverso la contemplazione e la liturgia, si lascia trafiggere dal Signore crocifisso e risorto, un cuore che ogni giorno si fa scolaro dell’amore trinitario per imparare ad amare e perdonare i fratelli e le sorelle.

Nella Comunità di Tolentino, provincia di Macerata, siamo sette frati e tre laici che vivono con noi; ci prendiamo cura del Santuario che custodisce le spoglie mortali di San Nicola da Tolentino, sacerdote agostiniano (1245 al 1305).

San Nicola un uomo di Dio e del prossimo, ha speso la sua esistenza nella preghiera e nella penitenza che poi si traducevano in attenzione ai malati, che visitava ogni giorno, e ai poveri che in lui trovavano sempre un rifugio sicuro. “Angelo del conforto” passava molte ore al confessionale e a placare conflitti e contrasti tra le famiglie, conosciuto dalla Chiesa universale anche come intercessore per le Anime del Purgatorio [1].

Ma oltre al servizio che richiede la Basilica da ormai dodici anni, la Comunità è impegnata nell’ospitalità dei giovani a vari livelli. Non solo nella tradizionale organizzazione di ritiri, ma anche nell’accoglienza di gruppi di post cresima della Città o di classi delle scuole superiori che vivono con noi un tempo di vita comune grazie all’esperienza delle convivenze. Questo fare della nostra casa una casa per tanti, ci vede impegnati buona parte dell’anno nell’attuare, anche con questi giovani e alcune famiglie, il programma di rinnovamento agostiniano di cui si è parlato: interiorità e comunione sono i due pilastri su cui poggia l’intera esperienza. Ogni giorno siamo in prima linea nel tentativo di realizzare principalmente due grandi ed entusiasmati sfide: da una parte aiutare i ragazzi a coltivare relazioni di amicizia e affettive vere e sane, dall’altra portarli a fermarsi, a fare silenzio, ad ascoltare il Maestro interiore; sfida, quest’ultima, certamente ardua, ma la più necessaria [2].

Sant’Agostino ci esorta ad osservare La Regola cum dilectione, ossia con la carità, questo fondamentalmente è il segreto di una “vita riuscita”, noi oggi diremmo “realizzata”. Vivere la preghiera, vivere i rapporti fraterni, lavorare, giocare, facendolo con amore è ciò che ci rende autentici agostiniani e autentici cristiani, come ama ripetere il Vescovo di Ippona: «non come schiavi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia». Questo è tutto. Fa’ anche tu lo stesso e vivrai!

 

 

 

 

[1] info@sannicoladatolentino.it, https://www.facebook.com/AgostinianiSanNicola

[2] https://www.instagram.com/#ViteAssurde