N.02
Marzo/Aprile 2023
Fonti /

La lode più perfetta

Sette volte al giorno io ti lodo

Prima di salire al cielo Gesù Cristo ha affidato alla Chiesa la sua più grande ricchezza: la missione di continuare la sua opera quaggiù. Quest’opera è duplice: opera di lode verso l’Eterno Padre, opera di salvezza verso gli uomini.

Cristo è, prima di tutto, il Figlio unico del Padre, il Verbo eterno. Nell’adorabile Trinità, il Verbo è come un cantico divino, cantico vivente, che canta la lode del Padre esprimendo la pienezza delle sue perfezioni. È questo l’inno infinito che risuona continuamente nel seno del Padre. Il cantico infinito che si canta in tutta l’eternità, ha cominciato ad essere cantato sulla terra quando il Verbo si è incarnato. Sulle labbra di Gesù Cristo, vero uomo come vero Dio, questo cantico assume un’espressione umana, accenti umani. Ma osservate bene che, unendo a sé personalmente la nostra natura, il Verbo si è incorporato, per così dire, tutta l’umanità. L’ha associata alla lode perfetta che dà al Padre suo. In Cristo e per Cristo, ogni anima cristiana deve cantare le lodi divine. E perciò la Chiesa, che è il suo corpo mistico, deve associarsi quaggiù a quest’opera di religione e di lode, che l’umanità di Cristo rende ora al Padre tra santi splendori.

Nel centro della sua religione la Chiesa pone il sacrificio della Messa.

Quanto agli elementi, alle formule [della preghiera liturgica], la Chiesa ne compone essa stessa, come gli inni, ma soprattutto li prende dai libri santi ispirati da Dio stesso. Dio solo sa come deve essere pregato. Perciò [nella liturgia] la Chiesa mette i salmi sulle nostre labbra come la lode più perfetta che noi possiamo presentare a Dio, dopo il santo sacrificio.

 

 

(Columba Marmion, Cristo vita dell’anima, Ed. Massimo-Vita e Pensiero, Milano 1991, 398-401, passim)

 

 

Clicca qui per leggere altri testi a cura delle Monache benedettine dell’Abbazia “Mater Ecclesiæ” .