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Fino a che punto Cristo ci ama

«Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9). Lo ha cantato Paolo e gli hanno fatto eco tanti santi, che nella loro povertà e piccolezza hanno scorto un’occasione per essere raggiunti dal Dio dell’amore.
Riportiamo un breve testo di René Voillaume, nel quale egli narra la sua esperienza di perdono e di incontro con la Misericordia.

 

Sappiamo trovare, mediante le nostre imperfezioni e le nostre stesse debolezze, il segno dell’amore di Dio! L’accettazione del nostro stato di povertà e miseria spirituale offre a Cristo l’occasione di farsi incontro a noi per guarirci. Dobbiamo lasciarci guarire […] è nella debolezza dell’uomo che Dio manifesta la sua potenza. Senza coscienza della nostra miseria, come potremmo capire cosa significa la parola misericordia, quest’inclinazione che c’è nel cuore di Cristo e in lui è qualcosa di specificamente divino, che gli appartiene in proprio e fa sì che Gesù trovi una specie di pienezza di affermazione della propria divinità compatendo la miseria e perdonando il peccato. Per noi, poveri peccatori, è il nostro percorso di accesso a Dio: saperci amati al punto da venire perdonati totalmente. […]

È sbagliato pensare che il sangue di Gesù e la sofferenza del Calvario e, più profondamente ancora, tutto ciò che fu l’oblazione intima di Cristo – di Cristo obbediente in vista della redenzione – non siano stati necessari nella loro totalità per ognuno di noi, ma che soltanto una goccia del suo sangue, una parte soltanto della sua passione fosse destinata a noi. No, Dio non si divide, Cristo non si divide, e neanche la sua passione, il suo sangue, il suo sacrificio, il suo amore si dividono. Se anche sulla terra non ci fosse stato che un solo uomo, tutta la Passione sarebbe stata altrettanto necessaria per salvarlo, farne un figlio e condurlo alla visione beatifica. È questo che dobbiamo ben comprendere, se vogliamo capire fino a che punto Cristo ci ama, fino a che punto gli apparteniamo ed Egli appartiene a noi. 

 

(René Voillaume, Pregare per vivere, Cittadella 1971, pp. 24-26)