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21 Agosto 2024

Abitare la frontiera educativa

Candidato agli Oscar96 e vincitore del Premio LUX del Parlamento europeo, "La Sala Professori" di Ilker Çatak ci ricorda le sfide educative del nostro presente

di
Sergio Perugini

È una delle sorprese della stagione cinema 2023-24: il film tedesco La Sala Professori (Das Lehrerzimmer) di Ilker Çatak, presentato alla Berlinale73, in gara ai 96mi Premi Oscar e vincitore del LUX European Audience Film Award del Parlamento europeo. La Sala Professori è un affresco di stringente attualità sul mondo scolastico, un thriller di matrice sociale che evidenzia una bruciante sconfitta educativa, tristemente condivisa da insegnanti e genitori.  

 

La storia. Germania, oggi. La giovane Carla Nowak – la magnifica Leonie Benesch (Lezioni di persiano) – è un’insegnante di scuola al primo incarico. Crede nel dialogo, nella fiducia verso i suoi piccoli allievi e nei nobili compiti dell’istituzione. Quando in classe si verificano dei furti di denaro e tra i sospettati finisce un suo allievo, Carla decide di indagare. I suoi buoni propositi però attivano una serie di conseguenze inaspettate, per lo più sconfortanti…

 

Scritto insieme a Johannes Duncker, La Sala Professori sorprende per lo sguardo sociale e introspettivo che ricorda tanto la forza espressiva della regista danese Susanne Bier (In un mondo migliore, 2010). L’opera di Çatak è un’efficace istantanea del nostro presente, quello della Germania, dell’Europa tutta, dove sembrano saltati il dialogo e la cooperazione tra docenti e genitori, lasciando i più piccoli a farne le spese. Un affresco livido che esplora pregiudizi, fragilità, omissioni e colpe, evidenziando alla fine un’amara sconfitta educativa. In particolare, seppure animata da valide intenzioni, la prof.ssa Nowak attiva un’escalation di tensioni che si abbattono sull’alunno più brillante della classe, Oskar (Leo Stettnisch), figlio di immigrati che sconta già un prezzo alto in termini di integrazione. A complicare la situazione è la reazione della madre di Oskar (Eva Löbau), che si avvia allo scontro con la Nowak non pensando alla serenità del figlio. Così, sul volto di Oskar si leggono tutte le amarezze di un mondo adulto che antepone le regole alle persone, l’Io al Noi, la cultura del sospetto al dialogo. 

A conquistare del film è la regia di Çatak, così attenta e misurata, capace di esplorare le pieghe del reale con la tensione di un thriller psicologico, dove la ricerca della verità si fa sfaccettata e sfocata. Lo stile narrativo sembra muoversi nel solco del “pedinamento del reale”, richiamando tanto la lezione neorealista quanto il cinema sociale europeo odierno, in primis dei fratelli Dardenne. Consigliabile, problematico, per dibattiti (cnvf.it).

 

 

Schermi paralleli. Sul valore della scuola e la mission dei docenti è anche Un mondo a parte di Riccardo Milani, con Antonio Albanese e Virginia Raffaele. Una commedia brillante giocata tra dolcezza e malinconia. Un film politico che mette a tema il valore delle piccole comunità montane che resistono solo se ancorate da presidi educativi. Consigliabile, problematico-brillante, per dibattiti.

Temi
dialogo
educazione
relazioni
scuola

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