N.06
Novembre/Dicembre 1989

Situazione della vita religiosa in Europa e implicazioni per le Vocazioni

Le analisi e le diagnosi sulle diverse situazioni della V.R. nelle varie nazioni e continenti e culture sono ormai tanto numerose e ricche da consigliare di stenderne un’altra. Si è preferito procedere per affermazioni schematiche che tengono costantemente presente la composizione e lo scopo di questo incontro[1].

 

 

 

1 – I tempi difficili per la V.R. non sono passati, ma qualche cosa sta cambiando.

– I dati essenziali della situazione della V.R. in Europa restano sostanzialmente quelli presentati nella relazione del Presidente nell’ultima Assemblea UCESM di Madrid del 1987.

Non è una novità che in questi ultimi due decenni la capacità di attrazione della V.R. è considerevolmente diminuita. Non si assiste cioè solo al calo numerico dei religiosi, ma in questo momento la V.R. non sembra essere più un ideale appetibile per i giovani cristiani.

Infatti, nella mentalità corrente dell’Europa attuale, al primo posto non c’è la religione, ma l’economia. La preoccupazione principale è “come arricchire” non “come piacere al Signore”. La religione diventa questione di vita privata e la tecnica diventa più importante dell’etica.

È il trionfo del “borghese universale”, mosso dall’individualismo e dal mito del successo, che non coltiva più grandi progetti di trasformazione della società, che persegue l’utile e si lascia condurre dall’edonismo.

Un simile clima culturale non favorisce certamente il fiorire dei grandi ideali che stanno alla base della V.R. Da qui il perdurare dei tempi difficili.

– Ma proprio questa situazione ha fatto nascere una relazione che si manifesta nella crescita della domanda religiosa, in forma così inattesa e diffusa, da far parlare di inizio di una “nuova era”, di ritorno del sacro, di fine della secolarizzazione. Anche se queste affermazioni possono sembrare semplificazioni eccessive, è certo però che si assiste ad un rinnovato interesse per la tematica religiosa che pur orientandosi verso forme religiose orientali o addirittura verso “nuove religioni”, può però aprire nuove possibilità per la V.R.

I giovani confessano: “Un mondo arido ci ha messo una gran sete, un mondo che concede tutto, ci ha costretti a cercare qualcos’altro. Col suo scorrere senza scopo, ci ha sollecitati a rintracciare un significato. Con il piacere offerto a buon mercato, ci ha scavato nel profondo una insoddisfazione tormentosa. Lo stile di vita della nostra società, che rende impossibile la preghiera, ci ha fatto sentire la necessità della preghiera” (D. Pronzato).

L’imponente pellegrinaggio a Santiago di Compostella può essere letto come un sintomo di un nuovo clima impensabile solo dieci anni fa. Esistono insomma le premesse per i nuovi cammini anche per la pastorale vocazionale.

 

 

 

2 – Nella V.R. cresce la coscienza della necessità di una nuova animazione vocazionale.

– Il perdurante declino numerico, che talvolta sta rendendo drammatica la situazione della V.R., ha posto in primo piano in molti paesi il problema della animazione vocazionale.

Conosciamo le diverse reazioni a questo fenomeno: dalla ricerca di sbocchi vocazionali nel Terzo mondo al ridimensionamento di opere; da una rassegnazione fatalistica ad una attiva pastorale vocazionale, da una serena accettazione del declino ad un’attesa del “nuovo” operato dal Signore. L’effetto più perverso della situazione attuale sta nel fatto che può produrre stanchezza, scoraggiamento, senso di inutilità, sfiducia verso ogni iniziativa, calo di tensione spirituale. Fortunatamente questi non sono gli atteggiamenti più diffusi.

Generalmente c’è desiderio di reagire e pensare seriamente al futuro, anche senza le attese talvolta illusorie degli anni passati. L’ animazione vocazionale è ritenuta sempre più importante, anche se si avverte che la nuova situazione richiede nuovi cammini, che non sempre è possibile percorrere.

– Una constatazione emerge chiaramente: laddove ci sono religiosi che credono alla V.R., che lavorano con convinzione in mezzo ai giovani, è più facile che i giovani rispondano.

Laddove si mette Cristo al centro di tutto, laddove Cristo è presentato in tutta la sua “assolutezza”, è più facile la risposta di fede.

I giovani non inseguano la propria vita per delle idee, o dei valori, ma per Gesù Cristo, il Signore, l’Unico, l’Immagine del Dio Invisibile, il Figlio di Dio Altissimo. Ciò interessa anche la V.R., che in alcuni luoghi deve riscoprire in sé il “realismo cristologico”, la sua intima natura di sequela di Cristo, il considerare cioè Cristo come unico modello, critica e contestazione di ogni altro modello puramente mondano, Persona vivente per la quale anche oggi si può dare la vita, Salvatore anche in questo nostro tempo. Se è necessario ascoltare le esigenze del nostro tempo è ancor più necessario ascoltare le richieste di Cristo, come decisive anche per l’oggi. È con Cristo che si può “vincere il mondo” anche oggi.

È Cristo il centro vitale e della nuova evangelizzazione e della nuova pastorale vocazionale. Sono le religiose e i religiosi più profondamente radicati in Cristo, i più convincenti animatori vocazionali, anche oggi. In questo aspetto essenziale siamo stimolati dai movimenti ecclesiali più vivaci, che sono punti di riferimento, proprio per una confessione ferma e indiscussa di Cristo, unico Signore e Salvatore.

Non che la V.R. abbia messo qualche cosa d’altro al posto di Cristo. Ma è necessario esaminarci lucidamente se in questi anni non abbiamo avuto troppa fiducia nel sapere sacro o profano, o nelle scienze umane, o in altro, diminuendo inevitabilmente la coscienza della assoluta centralità di Cristo.

– Le nuove forme di religiosità che stanno sorgendo in Europa, pongono inoltre il problema dell’interiorità. Generalmente esprimono un bisogno di “rientrare in sé”, di incontro con il mistero, di ritrovare se stessi. Da qui l’attualità della spiritualità, delle case di preghiera, delle proposte di “deserto”. Ma soprattutto la necessità di riprendere e ripresentare in forme rinnovate, i nostri “itinerari spirituali”, il nostro essere innanzitutto “esperti delle realtà spirituali”, di guida alla preghiera e alla ricerca di interiorità cristiana. Di interiorità cioè che porti non solo alla scoperta di se stessi, ma all’incontro con Cristo, un incontro personale con l’Unico che può domandare le grandi decisioni anche agli uomini e ai giovani del nostro tempo.

Ciò invita la V.R. a tenere alto il suo tono spirituale, a coltivare la ricerca delle realtà spirituali, a ridare dignità culturale alla spiritualità, a prendere in considerazione il proprio cammino di santità. È inutile dire che grande è la forza di attrazione sui giovani da parte di “personalità spirituali”, che insensibilmente diventano leaders di prestigio e di rara efficacia.

 

 

 

3 – L’animazione vocazionale interpella la Vita Religiosa.

– La domanda abituale che si pongono i religiosi più responsabili è:“che cosa si può fare per le vocazioni?”.  Il che presuppone la coscienza che questa V.R. può e deve fare di più per i giovani.

Ma a tale domanda ne va aggiunta un’altra: che cosa bisogna mutare in questa V.R. perché essa possa attivare vocazioni? Il che presuppone la coscienza che questa V.R. deve cambiare in qualche cosa per essere in grado di riprendere la sua capacità di “seduzione”. La prima domanda riguarda un “da farsi verso i giovani”, la seconda riguarda un “da farsi” verso “la stessa vita religiosa”.

Da qui un’ ulteriore domanda: e se le difficoltà della pastorale  vocazionale, invece d’essere lette solo come segno di crisi, venissero lette come invito al rinnovamento della attuale V.R.?  Probabilmente c’è del vero in entrambe le prospettive, perché è dalla crisi che spesso viene il rinnovamento.

Questo però dice la rilevanza dell’animazione vocazionale nei confronti non solo del futuro, ma anche del presente della V.R.

– Da qui l’importanza del nostro incontro: gli animatori vocazionali non sono solo addetti alla continuità della V.R., ma hanno molto da dire anche nei confronti del rinnovamento della stessa V.R. Si tratta di passare dalla sola prospettiva di “cambiare i giovani” per farli entrare nella V.R., al “cambiare la V.R.” per renderla capace di interessare i giovani. Da una tecnica di persuasione “ad extra”, ad un appello al mutamento “ad intra”. Da una preoccupazione di riempire i vuoti, alla preoccupazione di far emergere i doni che lo Spirito ha seminato nel cuore della V.R. Da un’azione di conservazione del passato, a una profezia per una V.R. rinnovata. Da una V.R. intenta a piangere il suo passato sui “fiumi di Babilonia” a una V.R. che riprende la lenta e faticosa via della ricostruzione, con le antiche e nuove forze, su basi più modeste, ma più aperte agli appelli che vengono dal Signore. Da un’animazione vocazionale isolata, ad un’animazione vocazionale che diventa formazione permanente per l’intero Istituto. Da una V.R. che non solo prega per “convertire” Dio a mandare vocazioni, a una V.R. che prega il Signore perché ci converta e diventiamo più credibili e capaci di attrarre[2].

È una prospettiva questa che ovviamente non riguarda solo gli animatori vocazionali, ma anche i Superiori Maggiori. Ci si chiede: come le nostre Conferenze nazionali possono sensibilizzare e sostenere gli sforzi in questa direzione?

– Un esempio concreto è quello della domanda di una nuova “missionarietà”. È una V.R. missionaria, che può incontrare e suscitare risposte positive nei giovani. Ma si tratta di missionarietà attuale, che dia cioè risposte ai bisogni dell’oggi, non a quelli di ieri. Di una missionarietà non sulla difensiva, ma che provoca, propone progetti nuovi e apre nuove prospettive, che è capace di toccare l’uomo secolarizzato per svegliarlo dal suo “sonno mondano”.

L’uomo d’oggi ha perso la fantasia di sognare in grande, di sognare l’infinito, di pensare a un futuro non fatto solo da mani d’uomo. L’animazione vocazionale deve poter presentare questi nuovi orizzonti missionari, nell’ambito del carisma dell’istituto.

Ma la V.R. appare o invecchiata, o appesantita da opere grandi e talvolta ingombranti, o intenta a curare i propri anziani, o preoccupata a non deludere le attese di gruppi di credenti che richiedono i servizi di sempre, o affaticata dall’aiuto richiesto dalle chiese locali a corto di personale: in questo modo gli appelli alla novità della missione possono cadere nel vuoto. Il passato chiuderà il futuro? Il presente precluderà l’accettazione di nuove prospettive missionarie, insite nel carisma e capaci di coinvolgere le energie giovanili?

È solo un esempio di come l’animazione vocazionale possa interpellare l’intera V. R. per aiutarla ad accogliere l’appello a pensare fattivamente al suo incessante e necessario rinnovamento.

 

 

 

4 – L’animazione vocazionale interpella l’identità carismatica dell’Istituto.

– Si assiste oggi in Europa ad una tendenza verso la dequalificazione della V.R. che trova nella “clericalizzazione” e nella “diocesanizzazione” due aspetti particolarmente rilevanti. Ciò riguarda sia gli istituti maschili che quelli femminili, anche se ovviamente in forme diverse. L’apertura alla Chiesa locale è un dovere e una necessità, che ha portato dei vantaggi anche alla V.R., oltre che alla Chiesa. Ma sono visibili pure i pericoli, quali l’indebolimento della vita comune e la diminuzione della coscienza di una propria missione specifica della Chiesa.

Ora è necessario ricordare con chiarezza che il miglior modo di servire la Chiesa da parte della V.R. è quello di mantenere viva la sua funzione di memoria di valori evangelici fondamentali, quali la fraternità e la missione specifica.

La testimonianza comunitaria di esistenze che si mettono insieme per servire il Signore costituisce già di per sé una grande forza evangelizzatrice, un grande richiamo per mostrare come la fraternità sia possibile anche in un mondo fortemente segnato dall’individualismo.

La domanda inoltre di fraternità, di comunità fraterne, da parte dei giovani d’oggi, deve renderli attenti a non svendere la dimensione comunitaria e fraterna del nostro servizio evangelico. In un momento in cui cresce la domanda di comunità-famiglie, sarebbe curioso che noi assumessimo servizi che rendono praticamente impossibile la vita comune.

In un momento infine in cui si riscopre nella Chiesa l’importanza della vita comune quale sostegno, anzi a volte quale condizione, per una consacrazione a Dio nel celibato e nella verginità, l’allentare i vincoli comunitari sarebbe una vera insensatezza.

– Ma anche la specificità carismatica del singolo Istituto va difesa e affrontata, non solo ai fini di una chiara proposta vocazionale, ma anche perché è attorno al proprio carisma specifico che si costruiscono l’identità, la spiritualità, la missione specifica di un Istituto, cioè gli elementi essenziali della V.R.

Tra i primi a sentire la necessità di chiarire il proprio carisma sono stati gli animatori vocazionali: essi hanno tuttora il compito di dare il loro contributo per una puntuale e attraente presentazione del carisma per i giovani del nostro tempo. Ma spetta pure a loro, richiamare eventualmente l’Istituto perché non si lasci attrarre nell’anonimato di un servizio pastorale generico, magari urgente, ma a lungo andare controproducente. E essendo se stessi che si serve meglio la Chiesa. E riprendendo coscienza della propria identità carismatica, che si ricostruisce una propria e precisa identità dentro la missione  della Chiesa. E ciò a vantaggio della Chiesa e dello stesso Istituto.

 

 

5 – La vita religiosa deve promuovere la dimensione vocazionale della vita cristiana.

– In questi ultimi anni si è parlato molto di comunione in seno alla Chiesa. Eppure, nonostante siano stati fatti dei passi significativi, sembra esserci un affievolimento dello spirito di comunione tra V.R. e Chiesa locale.

E ciò da entrambe le parti: se i Vescovi lamentano un tendenza alla separatezza da parte dell’Istituto, i religiosi lamentano una debole attenzione verso la V.R. e i suoi problemi da parte delle altre componenti ecclesiali. Ciò incide sulla pastorale vocazionale la quale, dopo un promettente avvio di collaborazione, sta riprendendo cammini separati e paralleli. Mentre le diocesi hanno generalmente potenziato il loro lavoro di pastorale vocazionale, i religiosi rilevano che si lasciano pochi spazi liberi per la loro azione e che si privilegiano di fatto le vocazioni diocesane.

La disputa potrebbe continuare, perché il contenzioso è ampio. Ma il lavoro di una Chiesa locale nel campo vocazionale, alla lunga, non può non avere benefici effetti anche per le vocazioni religiose. E viceversa. Lavorare per tener viva la dimensione vocazionale della vita cristiana: ecco il grande compito che attende tutti nella Chiesa, anche i religiosi.

Un problema grave del nostro tempo è che il popolo cristiano ha perso questa coscienza vocazionale che tocca ogni singolo battezzato. La vita cristiana è essenzialmente risposta ad una vocazione: a tale compito di ricostruzione generale e di risensibilizzazione siamo tutti chiamati. Anche se ciascuno ha poi il diritto e il dovere di far presenti i diversi discorsi carismatici di risposta alla vocazione.

È inutile dire che questo non ha nulla a che vedere con la sopra lamentata dequalificazione della V.R. Qui si tratta di lavorare assieme per la creazione dei presupposti per le varie risposte vocazionali specifiche.

– Un settore particolare di questo lavoro è quello dei laici. La V.R. sta “scoprendo” i laici, quali collaboratori non solo delle sue opere, ma soprattutto quali potenziali condivisori del proprio carisma e della propria missione. È il tema della prossima assemblea UCESM a Malta.

L’animazione vocazionale dei religiosi deve coltivare anche le vocazioni di laici che desiderano partecipare al carisma dell’Istituto, da laici. I fenomeni del volontariato, delle varie firme di associazione allo spirito dell’Istituto, delle richieste di un più stretto coinvolgimento alla missione dell’Istituto, devono rendere attenti alla promozione di questo nuovo tipo di vocazioni laicali e allo stesso tempo partecipi in qualche modo al carisma dell’Istituto.

Ad una diminuzione delle vocazioni religiose in senso stretto, corrisponde in alcuni luoghi, una crescita di queste nuove forme di risposte: un tempo potevano essere viste come “concorrenti”, oggi possono essere viste come nuovi modi di vivere lo stesso carisma. Qualunque sia la valutazione che si da a questa nuova situazione, sembra che si possano fare due affermazioni.

La prima: un più equilibrato rapporto con le vocazioni laicali, costituisce indubbiamente un arricchimento per la V.R. e, di conseguenza, per l’animazione vocazionale. Ciò corrisponde a una visione più articolata del carisma dell’Istituto, condivisibile tanto da religiosi quanto da laici, ciascuno secondo la propria vocazione. È una prospettiva nuova e promettente che si apre per l’animazione vocazionale dei religiosi.

La seconda: l’arricchimento che viene da questa visione dei laici per la V.R. è innanzitutto qualitativo. Non si tratta di considerare solo quello che la V.R. può dare ai laici, ma anche quello che i laici possono dare alla V.R. Senza giungere a sottoscrivere del tutto l’affermazione che la possibilità di rinnovamento per la V.R. viene da ciò che si saprà ricevere dai laici, è pur vero che il contatto e la collaborazione con i laici ci aiuta a meglio definire la nostra identità in seno alla Chiesa.

Come i religiosi e le religiose non sono semplicemente delle forze che sostituiscono il clero, così i laici non sono semplicemente delle forze che sostituiscono i religiosi e le religiose. Ciascuno ha una sua dignità e una sua fisionomia, che vanno rispettate e valorizzate.

Si può concludere con un’osservazione finale: l’analisi della situazione attuale della V.R. in Europa può dare indubbiamente delle indicazioni all’animazione vocazionale. Ma è vero anche il contrario: le esigenze della animazione vocazionale possono dare utili indicazioni alla V.R. E quello, che si è tentato di fare sommariamente in queste scarne riflessioni. Un dialogo costante tra responsabili della V.R. e animatori vocazionali è sommamente utile per favorire un incontro tra presente e futuro della V.R., per illuminare cioè sia la V.R., sia l’animazione vocazionale. V. R. che deve prendere sul serio la missione, ridiventare punto di illuminazione cristiana per i giovani d’oggi, perché anch’essi “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Forse siamo solo agli inizi di una seria riflessione corale sul come la V.R. possa ridiventare forza di attrazione per le nuove generazioni.

 

 

 

 

Note

[1] III° Congresso Europeo dei Responsabili nazionali della pastorale vocazionale, promosso dall’UCESM (Unione delle Conferenze Europee dei Superiori Maggiori), Vienna 8-12 ottobre 1989.

[2] A. Cencini, Animazione vocazionale. Dalla nostalgia alla profezia, EDB, Bologna 1989.