La vocazione della donna alla luce del mistero mariano
Parlare di vocazione, di vocazioni, di itinerari voca-zionali, con esplicito riferimento a Maria, al suo itinerario, a ciò che la rende modello di maturazione vocazionale, introduce bene ad un aspetto particolare della questione: la donna, la vocazione della donna, la maturazione vocazionale della donna, le conseguenze nella vita della comunità cristiana, che derivano da una rilettura della questione donna, come questione centrale della pastorale vocazionale.
L’ultimo convegno di studio del CNV, che aveva per argomento “Donna oggi: quale proposta vocazionale?”, è nato proprio dall’esigenza di mettere a fuoco una realtà importante come la ‘questione femminile’ per coniugarla con la tematica, non meno importante, della vocazione e delle scelte di vita, con una (evidente e diffusa) presenza di Maria sia come ‘sfondo’, sia come riferimento costante.
D’altra parte, nella Redemptoris Mater, è il Papa stesso ad introdurre questa prospettiva quando viene ad affermare: “Questa dimensione mariana della vita cristiana assume un’accentuazione peculiare in rapporto alla donna e alla sua condizione. In effetti la femminilità si trova in una relazione singolare con la Madre del Redentore (…). Qui desidero solo rilevare che la figura di Maria di Nazareth proietta luce sulla donna in quanto tale per il fatto stesso che Dio, nel sublime evento della incarnazione del Figlio, si è affidato al ministero, libero e attivo, di una donna. Si può pertanto affermare che la donna, guardando Maria, trova in lei il segreto per vivere degnamente la sua femminilità ed attuare la sua vera promozione. Alla luce di Maria la Chiesa legge sul volto di Maria i riflessi di una bellezza che è specchio dei più alti sentimenti di cui è capace il cuore umano: la totalità oblati-va dell’amore; la forza che sa resistere ai più grandi dolori; la fedeltà illimitata e l’operosità infaticabile; la capacità di coniugare l’intuizione penetrante con la parola di sostegno e di incoraggiamento” (n. 46).
Quali, allora, in questo contesto, le condizioni per un pieno recupero di questa consapevolezza vocazionale da parte: delle donne; delle giovani; degli uomini chiamati a fare ‘con’ le donne questo cammino; della comunità cristiana nella sua pienezza e con responsabilità specifiche?
Un nuovo ‘protagonismo’
Mi sembra che una delle idee fondamentali-guida del cammino del convegno sia stata la prospettiva di una identità di donna fondata su un concreto protagonismo che mette al centro non la questione femminile intesa come promozione, liberazione della donna in antagonismo all’uomo, ma la donna come persona femminile e come tale (persona) si riesprime nell’uguaglianza di dignità, dunque nella possibile corresponsabilità, complementarietà e reciprocità.
Complementarietà e reciprocità intesi non come “dipendenza”: si completano di ciò che a ciascuno manca, ma complementarietà e reciprocità possibili proprio perché nella persona femminile e nella persona maschile vivono, perché persona, la capacità e la possibilità di autonomia, come pure, la diversità, una diversità da ben approfondire, non legata a idea di superiorità o di inferiorità, ma diversità che è vocazione, quindi risorsa, dono di Dio ed è impegno, risposta a Dio. Diversità che se concretamente e realmente riconosciuta (con fatti e non a parole) negli ambiti sociali ed ecclesiali, anche nei ruoli che ne conseguono, non può che essere feconda nella quotidiana costruzione di un mondo più umano, dal volto più vero, un mondo, cioè, fatto di uomini e donne, un mondo in cui si riesprimono uomini e donne, persone maschili e femminili, entrambi e ciascuno un “dono” alla comunità per la comunità.
La questione femminile non va allora affrontata come problema, né studiata e risolta solo dalle donne. La questione femminile va riequilibrata in un contesto di relazionalità dinamica-attiva uomo-donna nella comunità. La questione femminile riguarda perciò tutta la comunità in un contesto di comunità. Così come la questione delle giovani (giovani donne) non va isolata da tutto il contesto giovanile né la questione dei giovani può essere isolata dal contesto “comunità”.
Prospettive educative
In questa prospettiva diventa allora importante educare le giovani, nella comunità, soprattutto al “protagonismo”, cioè alla capacità e all’impegno di riesprimere se stesse nel concreto quotidiano offrendo loro concrete possibilità e aiutandole così a non lasciarsi vivere, a non sprecare la vita.
E diventa altrettanto importante educarle a possedersi nella propria identità di donna, contente di essere donna nella capacità di conoscersi, riconoscersi, donarsi.
Si aiutano così anche a costruire e a trovare risposta alla loro ricerca di senso della vita, di autorealizzazione, di riscoperta di certi ruoli della donna in una dimensione più matura e ministeriale (sponsalità – maternità -femminilità).
Né sarà meno importante educare le giovani alla capacità di individuare e portare la loro eguaglianza e diversità per orientarle a maturare un discorso di reciprocità inserendosi in modo critico e costruttivo nel contesto in cui vivono.
Sarà necessario, infine, educarle ad una prospettiva e ad un impegno di integrazione (armonia) delle diverse dimensioni della persona (intelligenza – volontà – capacità di amore – corporeità – sessualità) integrazione nella prospettiva dell’essere “persona” e “persona cristiana” che aderisce a Dio nella sequela di Cristo.
Comunità di vere persone
Nella prospettiva generale e specifica (persona-donna) diventa allora molto importante nella comunità essere persone che secondo la propria vocazione vivono una vita di qualità, siano persone di qualità proprio in ordine al loro essere pienamente uomo o pienamente donna nella personale specifica vocazione.
Diventa, allora, profezia importante e significativa oggi, proprio in questa nostra società, anche la proposta chiara della verginità consacrata a Dio per il regno, quale un modo di essere pienamente donna o uomo, un modo di essere pienamente persona.
Un appello, questo, anche a noi religiose chiamate a ripensare e a maturare in modo più trasparente la sintesi consacrazione-missione attraverso la specificità dei carismi, sintesi che traspare se vive come profonda unità nella persona e nella comunità.
Alcune conseguenze
A questo punto, diventa necessario chiedersi: i CDV si interessano al tema della donna? Si aprono concretamente alla realtà “donna” in questa prospettiva di protagonismo e di integrazione della persona? Attraverso quali metodologie e itinerari vocazionali? Si fanno carico della proposta e dell’animazione delle vocazioni femminili?
Si tratta di crescere sulla via di una pastorale vocazionale d’insieme che non è “genericità” bensì comunitario riconoscimento delle diverse specificità e impegno di promozione di queste per la crescita della stessa comunità.
Certo, il fatto che il CNV si sia impegnato in questo tipo di specifica riflessione è senz’altro espressione di concreta pastorale d’insieme e, come tale, diventa anche proposta, appello e sollecitazione per i CDV.
Necessità di itinerari
Dalle riflessioni che a noi giungono e dall’esperienza che l’oggi della storia ci fa vivere, possiamo cogliere, dunque, che si sta facendo strada un’identità di donna e di persona che non può essere improvvisata soprattutto nel contesto socioculturale ed ecclesiale da cui nasciamo e in cui viviamo.
Un’identità di persona già potenzialmente presente, ma che chiede di crescere e chiede contesti, aiuti e mezzi per crescere e che, soprattutto, ci fa vivere e riconoscere l’esperienza dell’essere “viandanti”.
Questa constatazione ci rivela via via e sempre di più come siano ormai inadeguati piani di iniziative, programmi pur studiati con cura e competenza. Non servono da soli. È, invece, necessario ed efficace un progetto che si incarni, che diventi itinerario, cioè cammino concreto dinamico progressivo e perciò educativo, attento ai dinamismi di crescita, alle diverse tappe di maturazione, pertinente e liberante negli interventi per proiettare alle tappe successive. Itinerari attenti a promuovere scelte di fede. Itinerari il più possibile personalizzati e vissuti accanto, con le giovani, con i giovani, “viandanti” insieme a loro.
Quali itinerari
Sono necessari ed efficaci itinerari che privilegino: la paziente gradualità nella progressività in una prospettiva di crescita dinamica della persona; l’educazione alla responsabilità; l’educazione alla capacità e al coraggio di scelte nel confronto con i valori e nell’interiorizzazione dei valori che si riconoscono prioritari e in cui ci si riconosce; l’educazione all’amore nel contesto di una impegnata educazione affettiva; l’esperienza del dono di sé come servizio; il gusto delle cose di Dio e la gioia dell’incontro, dell’esperienza di Dio educando i giovani “all’integrazione affettiva con Dio”. Questa esperienza determina il momento in cui la persona dal di dentro si trova orientata a Dio in tutte le sue energie, in ogni sua dimensione. È il momento in cui la giovane fa il salto interiore dalla fede “bambina” per introdursi sulla via della fede “adulta”; è il momento in cui la giovane si trova iniziata all’essere donna cristiana piuttosto che a fare gesti cristiani orientandosi, così, ad una qualità di vita. Tutto questo nella valorizzazione della ferialità.
Prospettive pastorali
Si tratta allora:
– di curare anche le mediazioni, formare, dunque, gli educatori e le educatrici in un attento discernimento anche nei confronti del tipo di contenuti e di modalità, affinché si possa essere realmente efficaci;
– di qualificare le iniziative rivolte ai giovani in ordine a contenuti, metodologie, tempi, superando atteggiamenti di stanchezza, scoraggiamento, sfiducia o di efficientismo;
– di cercare modalità, tempi, luoghi adatti per aiutare le famiglie a conoscere, incontrare ed educare in modo nuovo ed efficace i figli;
– di favorire ai giovani punti di riferimento significativi per l’interiorizzazione, per la preghiera, per il servizio concreto di carità. E in questo impegno i CDV potrebbero fare riferimento anche alle comunità religiose valorizzando la loro presenza o sollecitandone la disponibilità e l’apertura alla chiesa locale.
In questa ampia prospettiva i CDV vengono interpellati, così, innanzitutto come luoghi propositivi di formazione, sensibilizzazione, animazione.