La tradizione del pellegrinaggio lauretano
Un’antica tradizione riferisce come la notte del 10 Dicembre 1291 la casa della Madonna a Nazareth, nella quale ella nacque e ricevette l’annunzio dell’angelo Gabriele, venne trasportata nel territorio di Recanati (MC). Molteplici sono le fonti letterarie, ico-nografiche e archeologiche che attestano la presenza ed il culto della Santa Casa di Loreto dalla fine del XIII secolo.
Fin dai primi anni del Trecento dai paesi vicini a Loreto e man mano da altre parti d’Italia si muovono dei pellegrini. Già nel 1322 è attestato un pellegrinaggio straniero, dalla Germania; poco dopo altri dalla Grecia e dall’Europa settentrionale. Le indulgenze concesse dai papi, le manifestazioni di devozione dei fedeli e le grazie concesse dalla Madonna incrementarono sempre più questo fenomeno, che diventò talmente grande da costringere anche le autorità civili locali ad interventi di protezione ai pellegrini tramite rilascio di salvacondotti, riparazioni e costruzioni di strade, ponti, ecc. Lungo le strade usate dai pellegrini la carità dei cristiani aveva inoltre approntato ricoveri ed ospizi.
Numerosi papi, regnanti e personaggi famosi verranno nei secoli a Loreto. Nel febbraio del 1493 l’equipaggio di Cristoforo Colombo nel viaggio di ritorno dopo la scoperta dell’America, sorpreso da una tempesta, fa un voto alla Madonna di Loreto: “Fu gittata un’altra volta la sorte a fine di inviare un romeo (pellegrino) a S. Maria di Loreto, la quale si trova nella Marca di Ancona, terra del Papa, ed è la casa dove nostra Signora ha fatto e fa tuttavia numerosi e grandi miracoli”. Nel 500 Loreto è ormai una delle mete di pellegrinaggio più importanti per i cristiani ed è perciò conosciuta in tutto il mondo: si registra nel 1582 la presenza dell’ambasciatore russo, inviato al Papa da Ivan IV e, nel 1585, dell’ambasciatore del Giappone.
Per le condizioni delle vie di comunicazione e dei mezzi di trasporto, nei secoli scorsi il pellegrinaggio rivestiva numerosi rischi: al fine di ovviare a tali difficoltà e per favorire un clima di raccoglimento, di preghiera e di testimonianza reciproca vengono organizzati numerosi pellegrinaggi di gruppo.
Il processo tecnico dei nostri giorni ha aumentato la possibilità di visitare Loreto anche con forme nuove, tra cui particolarmente significativa quella dei “treni bianchi” con pellegrini ammalati. Rimane ancora, tuttavia, soprattutto per gli abitanti delle zone vicine, la consuetudine dei pellegrinaggi a piedi, effettuati isolatamente o in piccoli gruppi.
Un possibile itinerario vocazionale
Nelle Marche parlare di Loreto è parlare di pellegrinaggio; tanta è la tradizione e tanti sono i ricordi degli antichi e dei recenti pellegrinaggi.
Nel 1978 un insegnante di religione di Macerata lo propose ad un gruppo di studenti come gesto di ringraziamento alla Madonna al termine dell’anno scolastico: viene così recuperata un’antica tradizione, che tendeva sempre più a scomparire nel clima di secolarizzazione e con l’auge dei mezzi di trasporto comodi e veloci. A quella prima esperienza parteciparono circa 400 persone che aumentarono ogni anno: 1980 sono 1550; nel 1985 sono 12000 e negli ultimi due anni sui 15000.
Metà circa dei pellegrini proviene dalle Marche, i restanti raggiungono il luogo di partenza, Macerata, da tutta Italia: ci sono a volte anche rappresentanze dall’estero.
Il pellegrinaggio ha inizio alla sera del sabato immediatamente seguente la fine delle lezioni scolastiche (sarà l’undici giugno in questo anno); il percorso riprende un cammino mariano di antichissima tradizione e si snoda per circa 30 Km. attraverso le campagne maceratesi. La marcia, guidata attraverso un sistema di comunicazione radio, è divisa in tre parti:
1a Misteri Gaudiosi del Rosario e breve sosta alla Chiesa di S. Isidoro (ore 24 circa) per la Benedizione Eucaristica.
2a Misteri Dolorosi e Benedizione con la Croce alla Abbazia di S. Firmano; (ore 3) sosta.
3a Misteri Gloriosi e Benedizione con l’acqua lustrale e rinnovamento delle promesse Battesimali alla Parrocchia di Chiarina (ore 6).
Qui viene offerto a tutti i pellegrini un ristoro preparato da coloro che non possono camminare.
Proseguendo il cammino nella meditazione della Parola di Dio e nella Preghiera i pellegrini arrivano verso le ore 7 alla vista del Santuario Mariano di Loreto: qui si inginocchiano e recitano l’Angelus e si scambiano un gesto di pace e di riconciliazione, segno della conversione maturata nella notte di preghiera e di penitenza.
Dopo il suggestivo arrivo alla Piazza della Basilica (ore 8), accolti da tanti amici e parenti, una delegazione di giovani offre un omaggio floreale alla Vergine, tutti insieme si compie l’atto di Consacrazione alla Madonna e in conclusione si da l’arrivederci all’anno successivo.
Molti sono i volontari che contribuiscono all’organizzazione tutt’altro che semplice, (tra servizio d’ordine, servizio tecnico, sanitario, assistenza mobile, ecc.).
Sottolineature vocazionali
Come già detto il pellegrinaggio a Loreto è una tradizione antichissima che si perde nel tempo. C’è però da sottolineare che l’iniziativa presa dieci anni fa, raccoglie proprio questa tradizione aggiornandola ed adattandola; questo spiega come l’iniziativa organizzata da Gioventù Studentesca trovi adesione anche fra coloro che non sono studenti ma fra la gente più umile e semplice della zona.
Desidero ora sottolineare l’aspetto tipicamente vocazionale che, anche se non cercato ufficialmente, è presente più che mai. Questi gli elementi:
– è un vero pellegrinaggio: sono trenta Km. di cammino che inizia alle sette della sera e non finisce prima delle otto del mattino; bisogna “buttarcisi” con l’anima e con il corpo altrimenti non si arriva;
– c’è autentico clima di preghiera: si recitano le tre parti del Rosario con le tipiche Litanie Lauretane; si legge la Parola di Dio e qualche documento pontificio; si vivono bei momenti di celebrazione con canti, invocazioni, intenzioni, testimonianze vocazionali. La preghiera è condivisa dalla moltitudine che si trova ai bordi della strada; molti di essi non solo pregano ma mettono a disposizione dei pellegrini la loro casa per ogni tipo di necessità;
– c’è silenzio, rispetto e molto ordine: tale clima è favorito da una catena mobile di altoparlanti che permettono un perfetto ascolto delle preghiere, dei canti e degli avvisi;
– segni religiosi e liturgici: le benedizioni, l’inginocchiarsi, la accensione delle candele per rinnovare le Promesse Battesimali,… le confessioni di molti;
– vera penitenza: la lunghezza del cammino con le rispettive parti in salita o in discesa; il sonno che in certi momenti si fa sentire con tutta la sua pesantezza; tutto il corpo che risente della straordinarietà della iniziativa.
Tutti questi elementi vissuti con serietà ed impegno sono indispensabili per un discorso tipicamente vocazionale, qualunque esso sia.
Per quanto riguarda la vocazione al ministero ordinato o alla vita religiosa e missionaria non mancano intenzioni e testimonianze che vengono presentate prima di ogni mistero del Rosario. Anche gli striscioni ed i cartelli vo-cazionali servono a creare clima ed interesse.
Solo partecipando personalmente almeno una volta si possono capire i valori di una esperienza sempre nuova e sempre tanto profonda. Chi scrive ha avuto la fortuna di parteciparvi in una occasione in cui non è mancata neanche la pioggia: un ulteriore elemento per sentirsi più vicini alla natura ed al Creatore. Varie volte ho preso parte ai pellegrinaggi a piedi da Buenos Aires al santuario mariano di Lujan con la partecipazione di un milione di pellegrini: si tratta sempre di una grande esperienza di Dio e della Chiesa in cammino che sempre aiuta a crescere nella fede ed a centrare la propria vocazione. Quando poi si cammina verso un santuario mariano e l’esempio di Maria è particolarmente a portata di mano, si avrà sempre una crescita nella fede e nell’atteggiamento di servizio che sono i valori fondamentali in Maria e particolarmente necessari in ogni vocazione ed in maniera particolare in quella sacerdotale, religiosa o missionaria.