N.04
Luglio/Agosto 1988

Preadolescenza: rispondere alla curiosità vocazionale

Il titolo è un tantino provocatorio. La pastorale vocazionale per i preadolescenti sembrerebbe quasi un gioco in cui ci si sforza di rispondere a tutte le domande poste dai ragazzi. Ebbene, il compito degli animatori è anche questo: essi devono credere che la curiosità dei preadolescenti è provvidenziale; rispondere adeguatamente ai loro interrogativi sulle possibilità che sono davanti a loro non è cosa di poco conto per l’orientamento vocazionale.

La curiosità vocazionale è un carattere tipico dei preadolescenti: la proiezione verso il futuro con il bisogno di conoscere in concreto le varie forme possibili di vita, i sogni di successo, il confronto con i “campioni”, la vivacità delle domande e del dialogo… sono tutti provvidenziali strumenti di orientamento.

È anche bene osservare che il preadolescente accetta abbastanza facilmente l’idea che la sua vita è guidata da Dio alla più completa realizzazione delle sue possibilità e che dunque il suo compito non è tanto di scegliere quanto di lasciarsi scegliere da Dio per un itinerario e per una missione. È chiaro perciò che questa età è straordinariamente importante per l’orientamento vocazionale. Non la si può trascurare: bisogna rispondere alla naturale disponibilità dei ragazzi per seminare prospettive di consacrazione e di missione.

 

 

 

Aperture vocazionali

Il preadolescente (12-14 anni) ha superato la fase serena e largamente recettiva propria della fanciullezza. Tende a proiettarsi in avanti, a raffigurarsi il suo futuro, con momenti di esaltazione e anche di inquietudine. Egli cerca di vivere già ora i suoi sogni: vuole vincere… in classe, nel gioco, nel gruppo. Perciò si impegna con entusiasmo e magari con un certo fanatismo nella partita di calcio, nello studio (quando spera un buon successo), nelle più svariate competizioni personali e di gruppo. Accetta volentieri incarichi e responsabilità, che gli danno le prime sensazioni di essere arrivato, apprezzato, di essere utile.

Egli scopre che nella vita bisogna scegliere, bisogna impegnarsi in un lavoro preciso, bisogna concentrare attenzione ed energie. Solo così si arriva a fare qualcosa di bello e di apprezzato, solo così si è “qualcuno”. Egli capisce che deve scoprire la via adatta a lui, in cui potrà esprimere al massimo le sue capacità: se è stato educato religiosamente, pregherà intensamente per avere la luce e la forza di scegliere bene. Nei gruppi di preghiera per preadolescenti questa invocazione è frequentissima, fino ad apparire veramente il motivo dominante.

Il preadolescente che ha goduto di una buona educazione religiosa sente il fascino della vita sacerdotale, religiosa, missionaria, di una speciale consacrazione e missione nella Chiesa. Se giunge una proposta o una prospettiva concreta, è facile che aderisca. Il problema è quello della fedeltà: il ragazzo di questa età è tanto disponibile quanto instabile; tante proposte sono seducenti ed è facile dimenticare oggi ciò che era affascinante ieri. Gli animatori devono dunque armarsi di santa pazienza ed essere generosi nelle proposte.

 

 

 

Itinerari vocazionali

È dovere degli educatori proporre i più sicuri “itinerari” per la realizzazione della chiamata divina. Un itinerario è un percorso “studiato”, cioè costruito in modo tale da garantire il conseguimento della meta.

Il Piano Pastorale nazionale per le Vocazioni accenna a tali itinerari, indicando le strade già percorse con frutto nelle esperienze precedenti e proponendo centri e momenti in cui tali itinerari possono essere ulteriormente definiti e concretizzati. Le grandi strade sono quelle della catechesi, della liturgia, dell’impegno caritativo. I centri che possono definire e concretizzare gli itinerari sono soprattutto il CNV, i CRV, i CDV, come pure i centri zonali e i gruppi parrocchiali impegnati nello orientamento vocazionale.

 

Catechesi

La catechesi è sempre un itinerario. Ogni testo di catechismo è di per sé un cammino programmato per condurre a Dio e alla realizzazione della vocazione personale: studiarlo, approfondirlo, viverlo, farne la base della preghiera lo rende un autentico itinerario verso il dialogo con Dio e la risposta alla sua chiamata. I catechisti sono tutti animatori vocazionali! L’impegno prodigato nel prepararli a questa missione e nell’entusiasmarli per questo servizio ecclesiale è ben prezioso per tutta la comunità. Esistono vari studi e guide di catechesi vocazionale che possono aiutare i catechisti e i loro formatori a fare del corso di catechesi un concreto itinerario di risposta all’appello personale.

 

Liturgia

Anche la liturgia è un itinerario. Ci fa ripercorrere con Gesù e con i suoi Santi i misteri della Fede, ce li fa vivere nella preghiera, ci trasmette la grazia sacramentale per rimanere uniti a Dio in ogni momento.

L’anno liturgico è un cammino vocazionale: ci fa ascoltare l’appello di Dio in tutta la sua ampiezza, ci educa ad accoglierla, a rimanere in comunione con Dio nella preghiera e nella vita sacramentale, a impegnarci in una vita coerente con l’annuncio. Gli animatori liturgici devono sentire la loro grande responsabilità vocazionale e la grande influenza che il loro compito ha nel favorire le vocazioni di speciale consacrazione.

Per questo devono coinvolgere il più possibile i preadolescenti come chierichetti, cantori, lettori, animatori essi stessi dell’assemblea, tenendo conto della grande disponibilità dei ragazzi di questa età a essere protagonisti della celebrazione.

 

La Confermazione

La preadolescenza è il tempo in cui normalmente ci si prepara a ricevere il sacramento della Confermazione. Da sempre si dice che tale Sacramento ha una particolare dimensione vocazionale in quanto è il sacramento della “maturità cristiana”. Essere adulti nella Fede è assumere la responsabilità della testimonianza e del servizio, è scegliere secondo la luce di Dio, è rispondere al suo appello. È dunque il momento centrale dell’orientamento vocazionale sia per i suoi aspetti sacramentali, sia per l’età in cui viene conferito. Ai catechisti è doveroso sottolineare questa dimensione e coinvolgerli nell’educazione vocazionale.

 

Gruppi

Itinerari privilegiati di maturazione vocazionale sono i gruppi di preghiera e di impegno caritativo. Nella preadolescenza si tratta sempre di gruppi formativi, piuttosto che operativi. Non sarebbero veramente gruppi ecclesiali se non dessero il più grande rilievo agli aspetti vocazionali.

Gli animatori di questi gruppi dovrebbero sentirsi come Gesù tra gli Apostoli: maestri, guide… in attesa della discesa dello Spirito Santo.

A causa della generosità e dell’inesperienza che lo caratterizza, il preadolescente ama sentirsi rivolgere grandi proposte. La risposta è ingenua, entusiastica, spesso destinata a sciogliersi come la neve al primo sole. Il ragazzo non sa prevedere le difficoltà: quando queste arrivano, presto si scoraggia e abbandona. L’educatore deve dunque proporre, incoraggiare, sostenere, non meravigliarsi di “fallimenti” che sono solo esperienze. Naturalmente deve cercare di ridurre al minimo delusioni e scoraggiamenti: la sua prudenza deve fargli dosare le proposte perché siano costruttive, sapendo che raramente esse possono essere definitive.

 

 

 

Camminare nella vocazione

La vocazione cristiana è anzitutto un fatto di grazia. Dobbiamo costruire nei ragazzi la convinzione che Dio ci guida e che seguendolo realizzeremo il meglio di noi stessi. Dobbiamo dunque essere attenti alle sue ispirazioni, pregare per poter essere attenti e fedeli, sforzarci di essere coerenti con quanto avvertiamo come

voce di Dio.

 

Visione di fede

Un cristiano non deve temere le grandi prospettive, perché sa che Dio è onnipotente. Ma deve anche essere prudente, perché la nostra vita è nelle mani di Dio, ma anche nelle nostre. Un grande ideale non si realizza in un giorno: è giusto e doveroso sperare, ma è anche doveroso tenere conto dei nostri limiti e non peccare di presunzione. Queste sono convinzioni che l’educatore deve acquisire per sé, per poi trasmetterle ai giovani di cui è responsabile. Il cammino nella vocazione cristiana non si compie se non con la grazia di Dio, poi con la nostra corrispondenza e la fedeltà dinamica di tutta la vita. È dunque necessario insistere sulla “visione di fede” come luce suprema che ci permette di discernere i valori e il senso della vita. Bisogna poi consolidare giorno per giorno questo spirito di fede con la lettura e l’ascolto della Parola di Dio, con la preghiera, la generosità e il sacrificio.

 

Mediazioni

Gli elementi che intervengono nel cammino vocazionale sono insieme semplici ed estremamente complessi. Sono semplici in quanto i protagonisti sono due: Dio che illumina, chiama, sostiene; il chiamato che deve accogliere la luce, l’appello, la grazia, impegnandosi a camminare. Ma l’azione di Dio giunge all’uomo anche attraverso innumerevoli mediazioni: genitori, insegnanti, la comunità ecclesiale in tutte le sue articolazioni. E il chiamato è sostenuto in ogni momento dalla catechesi, dalla liturgia, dalla preghiera, dal dialogo col direttore spirituale e col gruppo di riferimento… E questa è solo un’elencazione schematica, che a sua volta rimanda a innumerevoli possibilità.

 

Fatica e ferialità

Ai nostri ragazzi possiamo dire che camminare nella vocazione è come rifare il cammino del popolo eletto attraverso il deserto: Dio ci guida dalla sua nuvola luminosa, ci nutre con la sua manna, ci conduce alle fonti della sua acqua vitale, ci incoraggia quando siamo sconfortati e ci castiga quando siamo infedeli. Tutto questo lo fa per stimolarci e per farci camminare verso la Terra Promessa, in cui potremo entrare solo se preparati e purificati. A noi tocca accettare questa pedagogia divina, che spesso appare austera ma è evidentemente necessaria, perché la tentazione di sdraiarci sulla sabbia è sempre tanta… e rischiamo di morire seccati dalla sete.