N.04
Luglio/Agosto 1988

L’impegno delle Religiose Italiane nella pastorale vocazionale unitaria

Ponendosi in attenzione al Magistero della Chiesa, espresso in particolare nel piano pastorale per le Vocazioni in Italia, del 1973; nel documento conclusivo del II Congresso Internazionale di Vescovi e di responsabili delle vocazioni: “Cura pastorale delle vocazioni nelle Chiese particolari”; nel piano pastorale per le Vocazioni in Italia del 1985 e ai segni che il nostro tempo offriva come appelli ad un ormai necessario cambiamento, quali: la nuova ecclesiologia del post-Concilio; il diverso modo con cui il mondo giovanile recepiva ed esprimeva i valori; le mutate tendenze della società; l’evoluzione della problematica femminile; la pastorale vocazionale delle Religiose Italiane, in questi anni, ha compiuto un notevole cammino prendendo coscienza del “problema vocazionale”, chiarendo i propri ambiti di azione e precisando alcune linee di direzione.

L’invito, proveniente da tutti questi segni, a uscire da una mentalità che sapeva troppo di reclutamento per aprirsi ad una pastorale di insieme, unitaria e di promozione che veda tutti impegnati per tutte le vocazioni; a collaborare con tutte le forze ecclesiali perché nella comunità vengano sottolineati, valorizzati e promossi tutti i ministeri e vissuti in chiave vocazionale; a superare una pastorale vocazionale di Istituto, a non guardare, cioè, le vocazioni in funzione del mantenimento e della sussistenza delle opere, ma a considerarle come valore in sé, come fattore che realizza in pienezza una vita (attenzione alla persona) prima che all’opera; a superare la mentalità di delega per sentirci tutti corresponsabili nella testimonianza; ad approntare cammini adeguati di orientamento e di accompagnamento vocazionale; fece sì che chi operava nel servizio dell’animazione vocazionale si ponesse in atteggiamento di ricerca, tentasse vie nuove, perché tutto il fermento di novità che si andava manifestando potesse diventare motivo di rinnovamento autentico, risposta alle esigenze dell’oggi della storia, fonte di nuova ricchezza per la Chiesa e per gli Istituti. Che molto si sia lavorato ne sono prova le iniziative promosse in questi anni.

 

 

– Convegni per le religiose animatrici vocazionali

I titoli stessi ci aiutano ad individuare la sequenza del cammino percorso:

1979: “Evangelizzazione, orientamento vocazionale e formazione specifica” ci dava la continuità e l’interdipendenza dei diversi momenti di un unico cammino vocazionale;

1980: “Il ruolo della comunità nell’orientamento vocazionale”; ruolo della comunità, perciò comunità nuove per vocazioni nuove;

1981: “Orientamento vocazionale e famiglie”; il posto della famiglia, quindi tutti per tutte le vocazioni;

1983: “L’animatrice vocazionale religiosa, presenza viva nella parrocchia”; l’inserimento e il ruolo dell’animatrice vocazionale nella parrocchia;

1984: “Proposta vocazionale: dove, come, quando?”; il coraggio della proposta vocazionale chiara ed esplicita in tutte le sue modalità, i suoi ambiti, i suoi tempi;

1985: “Giovani: camminiamo insieme nella fedeltà al progetto” (con la CISM); non più esperienze occasionali ma cammini, itinerari educativi che, attraverso una scelta metodologica – pedagogica – pastorale, abbiamo individuato nell’animazione e che partano dalla comprensione e dall’accoglienza delle domande dei giovani. Quindi indispensabilità di una pastorale giovanile permeata di vocazionalità che, passando dall’annuncio alla proposta decisa, faccia percorrere un cammino vocazionale che vada dalla percezione alla decisione. Quindi sempre più “accanto” ai giovani come presenze educative che sappiano ascoltare, allacciare rapporti personali significativi, validi e fiduciosi, che sappiano umanizzare l’educazione per portare i giovani verso l’età adulta della fede, che sa operare scelte definitive. Si sottolinea inoltre l’urgenza della direzione spirituale e di comunità educanti, soggetti insieme con i giovani, di pastorale vocazionale.

 

 

– Convegni per le giovani 

1979: “Protagoniste nella vita”; 

1980: “Viviamo il Vangelo”;

1981: “Profeti di speranza”; 

1982: “Donna: come, dove?”; 

1983: “Donna: comparsa, spettatrice, protagonista?”; 

1984: “Persone nuove: segno, annuncio, profezia…”; 

1985: “Grida pace con la tua pace”.

 

 

– Campiscuola per la formazione anche esperienziale delle animatrici di pastorale giovanile e vocazionale.

1982: “L’animatrice religiosa, testimone di speranza evangelica”; 

1983: “Ridiamo gioia di vivere, coraggio di sperare ad ogni persona, in questa Chiesa e nella nostra storia”;

1984: “Animatrice di gruppi … chi sei?…”;

1985: “Quale pastorale giovanile?”

 

 

 

Alcune priorità

Emergono dal cammino compiuto e dall’esperienza acquisita alcune priorità:

– necessità di itinerari educativi, intesi come unico cammino educativo, in diversi tempi, in una pastorale giovanile-vocazionale (evangelizzazione, pastorale giovanile, orientamento vocazionale, formazione iniziale);

– instaurare un rapporto più concreto tra pastorale giovanile vocazionale e formazione iniziale. Questa proposta, già fatta e avviata a concretizzazione nel Convegno animatrici del 1979, è stata ripresa, quest’anno, nella relazione finale del Convegno delle animatrici, a febbraio u.s., ed ha trovato vivace risonanza nell’assemblea delle partecipanti, e va dunque riproposta all’attenzione;

– è importante che i contenuti di Pastorale Vocazionale non siano rivolti solo alle religiose animatrici vocazionali – le addette ai lavori – ma siano noti ad ogni suora, presente in qualunque servizio, e siano portati a conoscenza delle Superiore Maggiori anche perché ci sono problemi della pastorale vocazionale che non possono essere risolti dalle sole animatrici vocazionali, non da ultimo il superamento della mentalità di delega, che rischia di riemergere, per arrivare al progetto di un Istituto tutto vocazionale (cfr. Consacrazione e Servizio 4/86, “Dall’animatrice vocazionale alla Comunità vocazionale”);

– una presa di coscienza maggiore dell’identità della donnareligiosa in ordine alla sua realizzazione, alla testimonianza e alla credibilità.

 

 

 

Oggi

Negli ultimi tre anni, lo spazio del mio servizio nell’USMI, cercando di far tesoro dell’eredità ricevuta, abbiamo ripreso il cammino ponendo attenzione alle sollecitazioni che il nostro “oggi storico” ci offre e aprendoci al “nuovo impegno” che il “Piano Pastorale per le Vocazioni” ci indica.

Abbiamo quindi affrontato i temi:

– della Comunità vocazionale (“Dall’animatrice vocazionale alla Comunità vocazionale – 1987), vista come il luogo in cui si gioca la nostra credibilità, in cui si fa più vera la nostra testimonianza, in cui si possa effettivamente superare la mentalità di delega a favore di una mentalità di comunione e di condivisione con le sorelle, con l’Istituto, con la Chiesa;

– dell’identità della donna religiosa in un carisma (“Religiosa oggi: pienamente donna in un carisma? – 1988), vista come luogo imprescindibile di realizzazione in ordine non solo alla testimonianza ma anche ad un ‘essere’ che unifica la persona e ne fa emergere tutta la potenzialità e la ricchezza.

Anche alle giovani abbiamo proposto il tema dell’identità offrendo und riflessione sulla qualità della ricerca che è tipica della loro età: “Giovani, cercatori di senso o di consenso?” (Convegno 1986) e sull’importanza di un progetto in cui si possano vedere protagoniste e pienamente realizzate come donne: “Donna: un progetto per il futuro?” (Convegno 1988).

Riprenderemo, quest’anno, anche i Campiscuola. La tematica che si affronterà sarà in continuità con quanto è stato motivo di riflessione nel corso di quest’anno: “Religiosa, non solo custode di un carisma ma responsabile di una mediazione da donna, oggi”.

 

 

 

Continuità

Ponendoci in prospettiva di futuro e in ascolto delle nostre esigenze e di quelle dei destinatari del nostro servizio, vediamo emergere alcune indicazioni precise a cui dare priorità:

– una seria presa di coscienza della “questione femminile” che porti ad una nuova attenzione alla donna-persona considerata come dono originale e specifico, capace di vivere in pienezza l’essere donna” e di vivere nella condivisione, nella complementarietà e in reciprocità la sua diversità dall’uomo, la donna deve riappropriarsi del valore e del dono di cui, come tale, è portatrice, e di precisare il ruolo che a motivo delle sue qualità specifiche, le compete;

– un’accurata preparazione, e formazione permanente delle animatrici-educatrici;

– un più chiaro e meglio delineato rapporto tra pastorale giovanile vocazionale e formazione iniziale che permetta a chi opera in questi due campi di studiare, cercare, programmare confrontare insieme per creare continuità di cammini e non realtà parallele…;

– una più concreta e significativa presenza nel mondo giovanile: uno stare con i giovani fatto di ascolto e di accoglienza che portino alla conoscenza reciproca e al dialogo. Le giovani e in particolare, oggi, non sono molto interessate ai modelli quanto a vedere se quello che proclamiamo è realmente attuabile … questo è un appello per noi.

In una società dove “vivono” frammentarietà, soggettivismo, personalismi, individualismo, strumentalizzazione, siamo noi “segni e profezia” di comunione, riusciamo a mostrare che pace e reale fraternità sono possibili? che è possibile la comunicazione tra persone diverse, tra diverse generazioni? che sono possibili relazioni interpersonali significative e gratuite?

Il cammino, è quindi più che mai aperto e ha bisogno di tutto il nostro coinvolgimento.