Come gli scambi del treno
Spettacolo teatrale
È il 24 ottobre 1904. L’idillio tra i due era cominciato a Mussidan dove il padre di Lucille possedeva una fabbrica di ceri e candele e dove la ragazza, educata secondo i metodi classici della borghesia di provincia, si innamora del giovane Jules, figlio di un ramaio impiegato nelle officine ferroviarie di Paris-Orléans e di un’ostetrica. La vita di questa giovane coppia fu caratterizzata da continui cambi di residenza a causa del lavoro di Jules che si impiegò e fece carriera fino a diventare capo delle stazioni parigine in zona Montparnasse. Tutti questi spostamenti costrinsero la loro unica figlia, Madeleine, ad un’educazione un po’ fuori dagli schemi, impartitale da diversi maestri. Anche la passione per la letteratura e le arti – coltivata da Jules – viene trasmessa a Madeleine che risponde con entusiasmo al desiderio dei genitori di vederla artista, studierà pianoforte e si mostrerà molto dotata nel disegno, nello scrivere poesie e nell’animazione teatrale. Nel 1909 il padre Jules conosce a Boredeaux il dott. Armaingaud, medico appartenente ad una famiglia dell’alta borghesia della città, interessato alla letteratura e alla filosofia tanto quanto alla medicina. Quando nel 1912 creò la Associazione degli Amici di Montaigne, Jules fu tra i primi ad iscriversi e quando nel 1916 la famiglia Delbrêl si trasferì a Parigi poté più facilmente partecipare alle sedute che si tenevano in un appartamento della capitale, di proprietà dello stesso Armaingaud. A Parigi Madeleine, abituata a viaggiare, trova stabilità. Ciò le permetterà di tessere una serie di relazioni che segneranno il suo passaggio – non ancora ventenne – dall’ateismo alla fede, il 29 marzo 1924.
«Si è detto ‘Dio è morto’. Poiché è vero bisogna avere l’onestà di non vivere più come se lui vivesse. Abbiamo regolato la questione con lui: resta di regolarla con noi. Ora siamo avvertiti. Se noi non conosciamo la misura esatta della nostra vita, sappiamo che sarà piccola, che sarà una vita piccolissima. Per qualcuno l’infelicità terrà tutto il posto. Per qualcun altro la felicità ne terrà più o meno. Non sarà mai una grande tristezza o una grande felicità perché occuperà la nostra piccola vita» (M. Delbrêl, Noi delle strade, 57-59). Che cosa accade, alla vita di questa diciannovenne per giungere all’incontro con Dio tanto abbagliante da riconoscerne la presenza? Nel suo appassionato monologo teatrale Come gli scambi del treno l’attrice e autrice Elisabetta Salvatori ci racconta la vita di questa giovane donna, mistica, poetessa e assistente sociale regalandoci una nuova amica.