N.03
Maggio/Giugno 2026

C’è vita e vita

Tutto quello che si muove è spinto da qualcosa. Le macchine per mezzo dell’energia prodotta dai loro motori, gli esseri viventi grazie alle reazioni biochimiche dell’organismo, il cosmo si muove a causa degli eventi primordiali che gli hanno dato origine. Tutto si muove, ma non tutti i movimenti sono uguali: diverso è il movimento della tecnica rispetto a quello della vita.

Anche la vita – sto per dire qualcosa che sembra una follia! – è diversa, c’è vita e vita. Lo insegna il Vangelo di Giovanni raccogliendo due parole greche che descrivono la vita biologica e la vita intesa come vitalità e pienezza: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Anche di questa vita c’è un ‘motore’ una ‘energia’ che ha il volto di una persona, la terza persona della Trinità, lo Spirito Santo di Dio. Nell’iconografia orientale lo incontriamo rappresentato con il volto del Padre e del Figlio ma con una tunica azzurra coperta da un manto verde che ricorda la sua caratteristica di essere Signore e dare la vita. Altre narrazioni scultoree medievali lo ritraggono come un giovane, felice richiamo all’età cui la vita riserva più energia.

Fin dalle sue prime pagine la Scrittura ci annuncia che la vita viene da Dio! È Lui che crea attraverso la sua Parola (Gen 1,3); è Lui che manda il suo Spirito sopra l’uomo fatto di terra (Sal 10,18) perché divenga un essere vivente (Gen 2,7) è Lui il Dio vivo (Dan 14,5) il vivente (Dt 5,26; 1Sam 17,26; Ger 10,10) è in Lui la sorgente della vita (Sal 36,9). La vita spirituale non è un’altra vita rispetto a quella che tutti i giorni viviamo; è la stessa, le stesse cose da fare, gli stessi compiti da svolgere, la stessa routine del lavoro da portare a termine. È la stessa ma se bagnata dallo Spirito è capace di diventare luminosa, di acconsentire ad un altro movimento, quello che rende spirituale ogni piccolo gesto, ogni semplice azione quotidiana.

La vita spirituale non è evanescente ma estremamente incarnata perché spinge al cuore delle cose, al cuore dei giorni e della storia inzuppandola della benedizione, della gratitudine e della carità. Si può stare attorno alla tavola come perfetti sconosciuti, si prende cibo solo come nutrimento del corpo; si può stare attorno alla mensa benedicendo per la possibilità di avere del cibo, grati per chi lo ha preparato e cogliendo l’occasione per tessere o rinnovare relazioni di fraternità e di familiarità con chi è seduto attorno alla stessa tavola. C’è cena e cena, c’è ufficio e ufficio, c’è preghiera e preghiera, c’è studio e studio, c’è viaggio e viaggio, c’è vita e vita. Quella che tutti desideriamo realmente, siamo sinceri, è proprio la vita dello Spirito.