Anno liturgico e momenti forti nella vita della comunità cristiana. Elementi di metodologia vocazionale
Ho sempre trovato nell’Anno Liturgico un alleato preziosissimo per collocarvi e appoggiarvi ogni forma di ricerca, proposta, accompagnamento vocazionale.
Infatti l’Anno Liturgico possiede tutti i requisiti per un progetto-programma-metodo di lavoro dotato di validi principi pedagogici:
la compiutezza e la chiarezza dei contenuti vocazionali: la Storia di Dio e di Cristo diventa la Storia dell’Uomo e di chi vi è chiamato a vocazioni-missioni;
la forma della narrazione di fatti insieme divini e umani, comprensibili per ogni soggetto;
la compiutezza dei processi e modi formativi: l’istruzione personale; la partecipazione collettiva dell’intera comunità generale e vicina; l’assimilazione mediante meditazione, celebrazione, preghiera; l’invito a passare subito a qualche attuazione vitale del Mistero celebrato; la Festa generale e giovanile; ogni volta la densità di un’Eucaristia;
l’efficacia pedagogica di un itinerario unitario, continuo, crescente.
Quale metodologia può essere più “forte” per avviare e condurre il cammino vocazionale?
Liturgia d’Avvento e Natale
Avvento e Natale mi hanno sempre fornito una suggestione particolare.
I giovani nella comunità, insieme alla loro comunità, nelle piccole comunità dei gruppi giovanili o della pastorale e catechesi giovanile vi hanno meravigliose opportunità.
Essi possono entrare nell’esperienza del raccoglimento interiore che li apre alla vita spirituale. Riflettono sulla vita, sull’esistenza sia propria che dei fratelli adulti e coetanei che stanno intorno.
Scavando dentro di sé, leggendo, documentandosi, esaminando poesie e canzoni, ricordando film e libri, ripassando fatti di cronaca esplorando criticamente la panoramica della condizione umana.
È facile e forte il passaggio all’esame del bisogno di Dio, di Gesù, del Vangelo.
È facile e forte vedere i vuoti, le disperazioni, le debolezze, le insufficienze, le incompiutezze, e perciò vivere la gioia e la speranza di chi già ha scoperto, incontrato, conosciuto Qualcuno. Ma in ogni caso sboccia e cresce l’invocazione: Vieni Signore Gesù; ritorna; vieni anche quest’anno, per la ricerca e il bisogno e la maturità di quest’anno, sempre uguale eppure diverso e nuovo.
Ho constatato che con i giovani è facile che l’avvento si faccia vocazionale-missionario.
Quelli che hanno già incontrato, quelli che incontrano il Signore sentono subito il fatto e la responsabilità degli altri giovani lontani, in difficoltà. Le ipotesi sbocciano, le proposte si delineano: dove? come? con quale preparazione e dedizione? Ecco le partenze e gli sviluppi e le crescite vocazionali e missionarie. Vogliono parlarne, con qualcuno.
Generalmente nelle comunità abbondano le espressioni di lettura della Parola di Dio, le celebrazioni. Ogni domenica d’Avvento ha i suoi temi liturgici, i suoi personaggi di accompagnamento; le comunità inventano espressioni di apertura, testimonianza, carità. Le vocazioni sono impegnate e chiamano i giovani a prendere parte… I messaggi si moltiplicano, forti.
Liturgia di Natale
Viene Natale. È grande il Mistero, per chi lo vive, ma ancora una volta come provocazione di proiezione aperta verso chi non sa, non crede, non osa, non approfondisce, non riceve. Se chi guida sa coltivare i giovani, trova facilissimo e forte l’appoggio sul carattere diffusivo e comunicativo della Felicità, dell’Amore, della Gioia, del Dono. Ho sempre potuto sottolineare e potenziare la Grazia del Mistero di Natale in direzione degli altri, dei lontani, dei bisognosi. Che fare? Che cosa essere? Dare la vita? Dove? Perché? Come? Con chi? Perché il Natale sia di tutti, per tutti.
Il Tempo forte culmina nell’Epifania. Ma è pienezza del tema della manifestazione, della diffusione, della comunicazione alle genti, a tutti, della natura vocazionale-missionaria della Fede, della Speranza, dell’Amore.
Chi viene a Gesù, chi lo incontra, subito parte per annunciarlo, per rivelarlo, per comunicarne la Grazia.
Liturgia dopo Natale, nell’Anno
Gli inizi missionari di Gesù esplodono con le maturazioni del Battesimo, dei quaranta giorni del Deserto, di Cana, dell’avvio della Vita Pubblica.
Ora la Liturgia fa memoria, celebra, medita, prolunga nella comunità e soprattutto nei suoi giovani la pienezza missionaria di Gesù.
Il Battesimo di Gesù nello Spirito al Giordano lo immerge negli uomini e nella loro condizione e immerge gli uomini di Cristo, nel segno del Padre.
Nel Deserto l’umanità di Gesù pregando medita il progetto, il programma, il metodo del Padre per la missione che sta per iniziare, superando nello Spirito le deviazioni del nemico.
A Cana c’è l’impatto con le condizioni umane, c’è la maturazione del nuovo rapporto con la Madre, Maria, c’è il segno per gli Apostoli chiamati a seguire, a capire, a continuare, ad attuare a loro tempo e modo.
A Nazaret c’è la dichiarazione dello Spirito sopra di Lui con preciso programma e metodo di missione.
Anche in questi tempi ho sempre trovato facile e forte l’attenzione dei giovani, ragazzi e veri giovani, anche di adulti ancora in cerca di chiamata e risposta, ad ascoltare messaggi, per intuire realtà ancora oggi in atto e invitanti, per cogliere appelli e indicazioni in qualcosa che domanda d’essere assimilato, assunto, prolungato per il pieno compimento nel tempo e nei luoghi, oggi come sempre.
Ho creduto di dover sviluppare ogni volta due principi di metodo. La meditazione del fatto, del miracolo, della parabola di Gesù, fa prendere coscienza che il fatto mi riguardava personalmente come grazia per me, già ricevuta o da ricevere ancora per crescere: anch’io come il cieco…
Ma l’efficacia maggiore l’ho trovata in un’estensione veramente vocazionale e missionaria. Oggi il mondo è ancora pieno di chi attende Cristo: di ciechi, muti, indemoniati, soli e smarriti, peccatori, di generosi in cerca di ingaggio e impegno, di prigionieri, di poveri e oppressi, di ammalati, di emarginati, di “poveri ricchi”, di masse affamate di pane e di parola, di perdono e di speranza… Ma Gesù non passa più. Passo io, passi tu, cristiano, battezzato in Gesù, io e tu che possediamo il Vangelo di Gesù, lo Spirito di Gesù, il Padre di Gesù, che possiamo e dobbiamo essere amici e prolungamenti di Gesù… Cristo conta su di me e su di te. La Chiesa conta su di me e su di te. Il Mondo e gli Uomini contano su di me e su di te. Pensaci, rifletti, ama, rispondi, scegli, impegnati.
Liturgia di Quaresima
La Quaresima è tempo vocazionale anche per la sua impostazione e conduzione spirituale, virtuosa, ascetica. Ma lo è più fortemente se è impostata come salita a Pasqua, cioè come itinerario teologico.
Non per nulla le letture bibliche riprendono la grande storia di Dio e degli uomini dalle origini, percorrono i tempi dell’Alleanza e della Profezia, le vicende del Popolo di Dio e dei suoi educatori, delle sue guide, sia nei momenti della guida fedele ai piani di Dio, sia nei momenti della infedeltà dei capi per sovrapporvi le proprie meschine visuali legalistiche, rituali, moralistiche, particolari.
Però gli itinerari di vocazione possono progredire assai fecondi nelle espressioni liturgiche ispirate alla meditazione della Parola, alla preghiera, alla conversione, al cambiamento di mentalità, all’azione caritativa, quando anticipano nei pii esercizi i Misteri Dolorosi di Cristo, i temi della Croce, della Morte Redentrice.
Liturgia di Pasqua
Viene il tempo fortissimo della Grande Settimana, del Grande Triduo Pasquale della Pasqua:
Giovedì: giorno liturgico della Cena Eucaristica, del Sacerdozio, della Carità fraterna, del Crisma di santificazione.
Venerdì: giorno liturgico della Croce e della Morte Redentrice, della dimostrazione di quell’amore sommo di chi dà la vita per i fratelli, per gli amici, denuncia di tutto ciò che ha portato alla morte il Cristo, che causa oggi la passione della Chiesa e di tanti fratelli; smascheramento della diffusione, della profondità, della malizia, della legge di morte del peccato, dei peccati; eppure giorno pieno di speranza nel perdono, di predicazione del perdono, di aiuto e guida del perdono, di svolta verso vite e relazioni non più di peccato…
Sabato: giorno liturgico di vigilia, di silenzio raccolto e meditativo, ma già di speranza e di attesa; giorno e soprattutto Notte di celebrazione dei massimi Segni, Misteri, Annunci: la Luce di Cristo, la Proclamazione della Risurrezione e del suo significato, la memoria biblico-profetica, l’acqua del Battesimo e forse qualche ben collocato Battesimo, la rinnovazione degli impegni battesimali da parte di adulti e giovani, la prima esultanza.
Pasqua: il giorno fatto dal Signore per la grande Novità, con celebrazione densa e esplodente che è turgida di vocazione-missione. Pasqua nella Chiesa e per la Chiesa, nel Mondo e per il Mondo. Pasqua che è tutta Progetto, Programma e Metodo. Pasqua che interpella i partecipanti perché le sue promesse diventino vere, reali, attuali per tutti gli uomini, per tutte le situazioni. L’Uomo nuovo, l’Umanità nuova è nata. Ora bisogna attuarla, farla vivere, annunciarla. Chi si fa innanzi?
Liturgia dei cinquanta giorni
Il tempo fra Pasqua e Pentecoste mi è sempre risultato dotato di straordinaria forza di accompagnamento e crescita. Ormai il Mistero di Cristo è compiuto, è svelato in tutto il suo significato e programma. Il Mistero di Salvezza universale è compiuto e programmato. Gesù stesso nei quaranta giorni si fa Maestro formatore degli Apostoli accompagnandoli alla piena comprensione. La formazione che ora dà è ecclesiale, protesa al dopo della continuazione. Anche se attua e offre altri compimenti.
Compimento è l’Ascensione e attorno alla Ascensione. “Come il Padre ha mandato me così anch’io mando voi”. Andate, predicate, annunziate, battezzate, fate discepoli, convertite, perdonate, amate, insegnate l’amore, adunate in nuove comunità nel mio nome, pascete…
Liturgia di Pentecoste
Il compimento pieno è la Pentecoste. Lo Spirito del Padre e di Gesù è sopra di loro, ma ancor più dentro di loro. Ora è piena per gli Apostoli, per i discepoli, per Maria, per i seguaci la vocazione e la missione. Ora è pieno il tempo forte per la vocazione-missione di quelli che verranno dopo, per noi chiamati, per quelli che noi stessi chiameremo, cui faremo proposte, che accompagneremo e formeremo. Nello Spirito la comunità di Gesù, le comunità di Gesù svilupperanno la totalità storica, incarnata e inculturata delle molte diverse vocazioni e missioni. Crescono le forme, ma la forza resta quella degli inizi.
La Liturgia dell’Anno che segue la Pentecoste, anche con le celebrazioni particolari che include, ha il compito di attualizzare i Misteri e la Grazia degli inizi, anche per quanto riguarda la chiamata, la risposta, la formazione.