L’itinerario: passo dopo passo
La vita è un itinerario. Dalla nascita alla morte segue un più o meno lungo cammino di avanzamento e di crescita, passo dopo passo, attraverso i momenti, i giorni, gli anni, i decenni, le età.
Dentro cresce la vita. Si succedono gli incontri e gli scontri, le esperienze e le vicende.
La vocazione è nell’itinerario della vita e a sua volta definisce un ulteriore itinerario meglio definito per natura, per vicende, per contenuti, per espressioni. È una storia nella storia, che parte, cammina, svolta, arriva, riparte, conclude da qualche parte…
È, come la vita, un itinerario dialogato: tra il soggetto che vive e cresce, ricerca e sceglie, Dio che assiste e a sua volta chiama e accompagna, prepara, consacra e manda, la comunità cristiana e le molte comunità che la compongono e la fanno vivere e operare invitante e avvolgente, le mediazioni personali e collettive di chi da voce agli altri agenti, si fa testimonianza, amico, guida, compagno di cammino.
Cerco di esaminare i passi più rilevanti e decisivi dell’itinerario della vocazione, della sua nascita, del suo sviluppo.
Commento i nn. 45-50 del Piano Pastorale per le Vocazioni in Italia.
La nascita umana e cristiana
Avviene dentro una comunità appunto umana e cristiana: nella famiglia, in un atto di amore creativo, con la capacità di produrre il capolavoro della concentrazione in un germe nascente e crescente di un patrimonio di vitalità biologica corporale, psicologica, spirituale, mentale, affettiva e razionale; nella comunità cristiana che attua la nascita soprannaturale con il Battesimo che infonde il primo dono fondamentale dello Spirito Santo che sarà diretto a crescere in ogni successivo dono sacramentale.
Poiché la vita successiva purtroppo mortifica la maggior parte dei doni potenziali della nascita, non si è portati a considerare la ricchezza di questi. Già la concezione e la nascita in un ambiente determinato per natura e per grazia sono subito cariche di condizionamenti. Il resto della vita che prosegue sarà a sua volta carico di rischio e di spegnimento sia dello spirito umano d’una vita come vocazione e missione d’alto livello, sia dello Spirito Santo per una vita come vocazione e missione cristiana.
Solo nei casi migliori la nascita umana e soprannaturale avviene in condizioni favorevoli per un immediato proseguimento potenzialmente vocazionale.
La disponibilità e le disposizioni
È un tempo di diversa collocazione e di diversa durata, destinato ad acquisire e a maturare la disponibilità remota oggettiva per la chiamata e la risposta personale.
È il tempo dell’acquisizione della capacità vocazionale, della idoneità di base, delle attitudini fondamentali necessarie per dare alla vita che sboccia e cresce una prima direzione vocazionale.
Può sembrare un paradosso dire che la vocazione si decide nei primi cinque anni di vita, o almeno ben presto, con momenti cruciali nella preadolescenza e nell’adolescenza.
La possibilità dell’ascolto vocazionale e della risposta è legata alla libertà vocazionale. Ora se tutti nascono capaci di vocazione, proprio i primi anni di vita e le sue svolte decisive ne definiscono la libertà come possibilità reale, legata a precise condizioni umane e religiose, cristiane.
Se consideriamo le caratteristiche d’ogni vocazione, è facile vedere che la possibilità di capirne qualcosa e rispondervi è legata sia a condizioni oggettive remote umane date dal temperamento, dal carattere, dalla personalità del soggetto che possiede vincenti tratti di interiorità, di oblatività, di intelligenza dei valori, di amore, di disciplina, di controllo degli impulsi personali, ecc., sia a condizioni oggettive remote religiose e cristiane date dalla conoscenza relativa, ma progressiva e approfondita, della verità dei fatti religiosi e cristiani, dalla sensibilità di risonanza e di adesione, dall’ammirazione per essi, dalla adesione e partecipazione coinvolta e invitante, ecc., dalla comprensione di Dio e di Cristo, della realtà e della vita della comunità cristiana, delle voci che emergono chiamanti, delle possibilità e realtà di risposta e impegno.
L’esplorazione delle molte forme vocazionali
Inizia ancora quasi dall’esterno, come esperienza spesso occasionale. Ma poi si approfondiscono sia la curiosità che la comprensione degli elementi che qualificano, distinguono, esprimono. È un momento di raccolta delle testimonianze. Può essere provocata, guidata, favorita. Vi è sempre unito un tono di ammirazione, di identificazione, ameno di fantasia e sentimento, di richiamo. Suscita nei soggetti che hanno la libertà della disponibilità, una più attenta osservazione e comprensione, molti interrogativi personali sulle cose belle e valide intuite, attraenti, chiamanti. Facilmente si verificano fatti di attrazione personale, di qualche partecipazione e collaborazione, di sviluppo di un’intimità di rapporti e anche di amicizia, di approfondimento degli incontri.
L’orientamento, la ricerca, la proposta
Se l’esperienza di vita e di fede vissuta nella comunità cristiana è già stata capace di avviare e proseguire un cammino di fede, un fondamentale cammino spirituale, generico, ma già abbastanza chiaro solido e aperto, essa è tale da sopportare ormai l’appoggio di successive ricerche e proposte.
Ora si esige l’impegno di una pedagogia completa, capace di sintetizzare in modo unitario e organico le componenti umane e ecclesiali.
Di fatto da una parte deve saper accogliere le domande dei giovani e rispondervi concretamente. Sono le domande esistenziali dell’uomo-persona in via di crescita, perciò della profonda e aperta realizzazione di sé con l’inserimento nella vita, della ricerca legittima di senso e valore, pienezza e felicità.
Perciò la proposta deve partire antropocentrica per integrarsi in dimensione teocentrica e cristocentrica: realizzazione di sé in un’autentica vocazione-missione. Chi propone deve possedere la “lucidità di annunciare Gesù Cristo in pienezza”. Gesù Cristo “Via Verità e Vita” della piena e concreta attuazione di sé e della propria esistenza.
Insieme la prospettiva della proposta deve farsi ecclesiocentrica: “far fare un’autentica esperienza di chiesa”, luogo dell’appartenenza, della partecipazione vocazionale profonda, larga, radicale, totale.
I luoghi di questa fase del cammino sono ormai ben definiti: la Parola di Dio, i Sacramenti, la Carità. La loro sintesi costituisce “la struttura dell’esperienza cristiana, quindi di una crescita vocazionale armonica”.
– La Parola di Dio è il luogo della comunicazione fondamentale della Realtà-Verità, dove Dio rivela il suo Mistero: “il disegno di amore per gli uomini del Padre, l’opera di redenzione degli uomini del Figlio, la missione santificatrice degli uomini dello Spirito perché abbiano accesso al Padre per mezzo di Gesù Cristo”.
– I Sacramenti sono i luoghi dove sgorga e scorre la Vita: il Battesimo è la nascita nello Spirito; la Cresima la sua crescita matura; l’Eucaristia la presenza, l’incontro, la celebrazione, la comunione, la missione; la Riconciliazione favorisce la continua conversione che diventa condizione indispensabile per la risposta a una chiamata.
– La Carità è la via di comunione apostolica con Dio, con la chiesa, con il mondo, è via di servizio per i fratelli, in nome della fraternità, della condivisione, della liberazione, della pace, della povertà.
L’accompagnamento
È il passo dell’itinerario che “sostiene il giovane dal momento in cui percepisce la chiamata a quello della decisione vocazionale”.
È il momento della verità della fecondità dei semi e segni di vocazione, delle proposte e delle prime risposte, della definizione e attuazione d’un itinerario che è progetto e processo.
Non è solo processo di proseguimento fedele in senso passivo, ma è lavoro di consolidamento continuo dei valori e dei motivi di partenza. Crescono i valori vocazionali di Dio, di Cristo, della Chiesa, del Mondo, delle vocazioni concretamente definite e seguite. Crescono gli atteggiamenti interiori sia naturali che soprannaturali, cioè i tratti di carattere e personalità coerenti con la scelta dei nuovi valori e rapporti e impegni. Cresce la condotta a sua volta coerente e conseguente dalle elezioni fatte.
Ora l’itinerario formativo procede sulla base dell’ipotesi preferenziale percepita e fatta propria. È cammino programmato per la sua maturazione progressiva.
È tempo di unificazione del chiamato e della sua vita interiore ed esterna, di maturazione del dono di sé, dell’oblatività per un’opzione finale.
È presente ancora una riserva morale. Ma proprio durante questo periodo la riserva si deve sciogliere nel dialogo convincente e vincente con i valori-motivi, mediante l’adesione, l’interiorizzazione, l’integrazione unificante.
Perciò fanno parte di questa fase crisi inevitabili, perfino provvidenziali e utili per il consolidamento, per la verifica, per la purificazione.
L’aiuto è indispensabile. I suoi luoghi sono la direzione educativa e spirituale e vocazionale, l’amicizia e il colloquio personale, gruppi e comunità vocazionali, i seminari minori.
Si parla perciò di accompagnamento personale e di gruppo, sono forme complementari.
Il primo risponde al valore-bisogno di personalizzazione del cammino vocazionale in “ascolto della persona e della proposta di Cristo” nell’intimo della personalissima esperienza di intelligenza e di amore, di lotta e vittoria, di scelta oblativa e di impegno totale. Il secondo risponde “al bisogno caratteristico dei giovani di comunicare la loro esperienza, d’impegnarsi e di confrontarsi con gli altri per una comune ricerca o in un programma di vita”. Inoltre nel gruppo “essi hanno la possibilità di esercitare la loro creatività, di sperimentare la concretezza della comunione, di trafficare i loro talenti”
La decisione per la formazione
Lungo i passi precedenti, “primi passi di un cammino specificamente vocazionale”, vediamo che “Cristo continua ad incarnarsi nella storia della persona”. Cristo è vocazione e missione, è la sintesi di tutte le vocazioni e le missioni, di tutte le consacrazioni.
Se già nel Battesimo Cristo si incarna in ogni persona, se continua a farlo in ogni Sacramento e nel decorso della vita cristiana, lo fa in modo eminente nel decorso della storia vocazionale.
Proprio in rapporto a Cristo c’è un passo finale, spesso difficile: la decisione piena e definitiva: tutto e per sempre.
Nel suo significato pieno è il passo delle vere consacrazioni finali. Però vi è già prima, a livello intimo e personale, un momento relativamente definitivo: il momento della decisione di essere di Cristo, con Cristo e per Cristo nella dimensione specifica di determinati ministeri o carismi. Questo momento è possibile solo quando Cristo e la sua chiamata-missione diventano “ragione di vita”.
Ora il soggetto deve giungere a relativizzare ogni contenuto e ogni scelta della vita mondana, anche onesta e valida: amore, libertà, possesso, professione…
Ma in senso positivo deve giungere ad assolutizzare l’amore diretto pieno e definitivo a Dio e in Dio, la libertà di ubbidire a progetti di volontà di Dio, il primato delle ricchezze spirituali, il servizio regale di Dio e dei fratelli, seguendo scelte precise.
La decisione non è un lasciarsi andare, un abbandonarsi, un consegnarsi. È un passo eminentemente attivo, oblativo, creativo. Nell’itinerario vocazionale è arrivo, ma è soprattutto partenza capace di sopportare l’impegno dinamico dell’entrata nei luoghi, negli impegni, nei progetti della formazione. Anche per chi lascia e ritorna nella Chiesa e nel mondo, dovrebbe continuare ad essere realtà di qualche vocazione e missione umana e cristiana.