Gli adolescenti: chi sono? come sono?
Gli adolescenti non sono i giovani di una certa età definibile dentro confini precisi di anni. Sono una fase della vita, una condizione di passaggio da una realtà d’infanzia e fanciullezza a un’età di giovinezza matura pronta a inserirsi nel mondo.
Una condizione intima e sociale
Fase di crescita e di transizione, fase di uscita e di entrata, fase di vita insieme segnata da una sua crescente pienezza e da una fondamentale ambivalenza tra strutture e relazioni che si lasciano e strutture e relazioni che si annunciano e si definiscono.
Tutti i giovani attraversano una stagione di vita definibile come adolescenza. Eppure ognuno la attraversa dentro suoi confini, con andamenti personali, condizionato da una larga rete di fattori che anticipano, ritardano, determinano, concludono.
Si possono dare confini di massima? 11-21 anni? 14-20 anni? 14-17 anni? Per presentare note più concrete assumo l’ipotesi dei confini attorno ai 14-17 anni.
La “condizione adolescenziale” è data dalla centralità esistenziale d’una crescita, di uno sviluppo, di una maturazione di personalità globale a livelli di “compiutezza iniziale”: fisica, della corporeità organica e funzionale, nervosa, motoria, sessuale; psichica, dell’intelligenza riflessiva e pensante, dell’affettività -emotiva; spirituale, della conoscenza e della coscienza, del giudizio, dei valori; sociale, con l’estensione è la variazione dei rapporti, autonomi e elettivi.
Ma attorno a questa base interiore si accostano altri fattori che “condizionano” l’adolescenza: l’ambiente educativo con i suoi stili e ritmi, con i suoi programmi e metodi, con i suoi stimoli o le sue remore, il suo ordine o i suoi disordini; l’ambiente sociale con le sue dimensioni di struttura e di cultura che assegnano ai giovani in crescita opportunità e facilità, oppure difficoltà e resistenze o violenze di ruolo, di inserimento, di partecipazione attiva, di attesa o di marginalità; la libertà personale misteriosa e profonda ma dentro certi limiti arbitra di gestire orientamenti e ritmi del proprio sviluppo; la storia personale di ogni adolescente che congloba l’influsso di tutti i fattori e ne definisce lo stato generale risultante valido o di conflitto, perfino di devianza; la grazia di Dio in Cristo e nello Spirito, nella Chiesa, che conosce, ama, segue.
Un’altra nota che riguarda l’adolescenza pone attenzione al fatto che questa non è una realtà statica (gli adolescenti sono così), ma fluida e scorrevole dentro momenti di entrata complessa, momenti di percorso sempre variati ogni giorno e in ogni esperienza per contenuti, stili, livelli, momenti di uscita non istantanea, ma ancora complessa e perfino prolungata verso la giovinezza adulta, anche con condizioni di soluzione a lungo rimandata.
Non sono un problema!
Nego il valore dell’espressione quasi di dovere: “gli adolescenti? sono un problema!”. E la definizione spesso equivale alla confessione che è norma di non capirci niente e non saper cosa fare per risolvere tanti e tanto gravi “problemi”. Di chi è la colpa del “problema”? Ci si sbizzarrisce indicandola nella società e nella cultura d’oggi, nei compagni, nella stessa confusione dei soggetti, nella fatalità che deve solo attendere che l’età passi.
Gli adolescenti non sono un “problema”. Sono un “valore-problema”. Cambia tutto! La condizione adolescenziale non viene più definita per gli aspetti di confusione, di disordine, di difficoltà, di rischio e di devianza. Viene definita come stagione preziosa della vitalità naturale e soprannaturale giovanile in crescita e maturazione.
La difficile composizione armonica tra la vasta vitalità emergente e erompente e la novità di autocontrollo chiesta alla coscienza e alla libertà personale, unita alle inadeguatezze dei fattori sociali e educativi, causano gli abbondanti “problemi”. I valori permanenti e nuovi dell’adolescenza diventano problematici, impegnano severe soluzioni. Ma le soluzioni hanno una fiducia di base: risolvere i problemi coltivando i valori.
Come sono?
Non è serio dire: gli adolescenti sono così! Il “sistema adolescenti” raggruppa numerosi sottogruppi, per ogni tratto che si considera. Anzi quasi ogni adolescente è uguale solo a se stesso. Inoltre soprattutto essi sono compositi e cangianti secondo il prevalere momentaneo di uno stato interiore, di uno stimolo esterno, di una interpellanza. Le crocette dei questionari rapidi sono poco attendibili. Gli strati nascosti volutamente o latenti e profondi o inconsci, sono intensi e fluidi. Il potenziale in essi è molto più ricco e interessante e vero dell’attuale. Più che la fotografia li può conoscere il dialogo, la convivenza, l’amicizia.
Così devono essere lette le tendenze che elenco, tagliando volutamente le fasce estreme dei validi eccezionali e degli sbandati, o facendovi accenni speciali.
La loro è età di valore-problema nel senso sopra indicato. Fanno il proprio dovere e trovano oggi accettazione e cura di base. Ma spesso denunciano ancora innumerevoli svantaggi ambientali e sociali d’ogni genere. Conoscono un disagio palese per una reale difficoltà di piazzare gli aspetti più seri della propria crescita quotidiana. Così l’emergere dei nuovi bisogni, delle nuove maturità, delle nuove capacità, dei nuovi interessi, la richiesta di nuove libertà, opportunità, considerazioni lascia piuttosto perplessi o addirittura contrariati gli adolescenti e le adolescenti, forse più queste ultime. Molti comportamenti adolescenziali non sono omologati dagli adulti: ma tollerati, o compatiti, o repressi, o almeno controllati.
Gli adolescenti sono mercato privilegiato della moda, del tempo libero, perché particolarmente disposti a spendere, non tanto per vano ideale consumistico, ma per affermare il proprio valore di fronte a sé e agli altri, ai coetanei in prima linea, per non essere emarginati dal gruppo, dal contesto. Chi non ha da consumare si abbandona a compensazioni devianti.
La scala dei bisogni vede al primo posto l’affermazione di sé, l’incontro con gli amici, l’essere compresi e in buona relazione con gli adulti significanti, la riuscita nello studio e nel lavoro in prospettiva, fare sport.
La capacità progettuale è scarsa. I più vivono alla giornata senza fare progetti a lungo termine. Però sembrano meno individualisti di quanto si immagini: “solo impegnandomi per gli altri per costruire un domani migliore, realizzo veramente la mia personalità”. Perciò alimentano e anche esprimono una buona dose di idealità: “se la vita ha un ‘senso’ si è felici anche se si incontrano difficoltà”.
È retorica l’adolescenza generalizzata come età dei valori ideali. La tensione ideale c’è e viene dichiarata, ma i comportamenti ideali non sono praticati. La tendenza dominante è l’identificazione ai valori istituzionali di successo personale: professionalità qualificata, inserimento professionale, svolgere una professione di prestigio, vita dispendiosa e consumativa.
C’è preoccupazione più per i coetanei sfortunati che per la società nel suo complesso.
I luoghi di aggregazione più connaturali sono la strada, l’incontro libero, la piazza, i giardini pubblici, meno l’attività e il luogo di evasione e di divertimento, minima la frequenza delle strutture.
La minoranza che frequenta strutture associative lo fa soprattutto perché vi cerca e se vi trova possibilità di svolgere attività e di fare esperienze più complete, con la sensazione di sentirsi uniti e solidali con gli altri, di sentirsi più sicuri, con la possibilità di dialogare meglio con gli altri, di costruire meglio la propria identità. Più formazione personale che servizio sociale e politico o ecclesiale.
Nel gruppo a volte gli adolescenti regrediscono, ma molto più si sentono adulti, esprimono, provano, maturano i nuovi valoriproblemi, con facilità e frequenza.
Che cosa chiedono agli adulti?
Più libertà, autonomia, fiducia, aiuto, dialogo, comprensione, responsabilità. Rapporti più amichevoli per affrontare insieme i problemi personali ed esistenziali, culturali e morali, attraverso le modalità di una relazione di amicizia, non improntata al controllo e alla ‘protezione’, ma all’analisi partecipata e comune dei problemi. Chiedono di poter parlare senza particolari tensioni, di poter essere ascoltati, presi sul serio. Domandano che ogni adulto (padre, madre, parente, insegnante, educatore, pastore…) sia una guida serena verso un futuro significativo e visibile. Domandano di non essere oppressi, ma anche di non essere mai abbandonati a se stessi.
Per la massa qualcuno ha detto: una generazione da “scheda bianca”, di “franchi tiratori”, sconcertante, abbastanza, priva di slancio e passione, scarsamente critica, ribelle ai dogmi, ma anche schiava delle mode e degli slogans, opportunista, staccata dall’interesse politico (è presto), religiosa per abitudine, abbastanza esposta al rischio d’un futuro incerto e discutibile.
Non mancano gli atteggiamenti antipatici e preoccupanti: scontrosi, ineducati, rumorosi, riottosi, teatranti, chiusi nel preoccupante mutismo… Ma sembra più importante quello che non esprimono subito a tutti: la tensione alla conquista di una identità e di un valore personale, la personalità in ebollizione tutta protesa alla scoperta e alla definizione di un io vivo e crescente, comunicante, alla collocazione di sé nel mondo con le prospettive di nuove idealità…
Verso la religione?
La maggioranza degli adolescenti è in uscita da una “sovralimentazione religiosa” dell’infanzia e della preadolescenza (pratica, catechesi di comunione e cresima) non interiorizzata, non assimilata, non vissuta, già con note conclusive che strutturano una religione caratterizzata da isolamento, da tradizionalità, da parallelismo, da superficialità, da marginalità personale e comunitaria (familiare), per insufficienza di autenticità dei contenuti, di vitalità, di interiorizzazione quotidiana.
La nascita adolescenziale d’una nuova personalità dotata d’informazioni, di sensibilità e tensioni, di aperture e relazioni, di temi esistenziali e di condotta, di appartenenze e anche di nuova libertà individuale, la caduta verso l’accerchiamento e l’isolamento nell’ambito delle maggioranze di incultura, di abbandono, di critica, di assenza religiosa, si rivelano sempre critiche, spesso deleterie e distruttive. Anche la difficoltà di una nuova coerenza morale interiore, sessuale, relazionale, sociale, oggi crescente, spingono all’abbandono.
Per la massa degli adolescenti la sintesi religiosa e cristiana è ormai perdente, incalzata dalla secolarizzazione dominante nei suoi influssi. Il circolo Vita-Fede-Vita si attenua invece di riproporsi ai livelli della nuova capacità. O questo accade per esigue minoranze; anche i perseveranti non mordono a fondo.
Per tutti gli adolescenti si tratta però di una “religiosità in cambiamento”: liberazione da molte forme simboliche arretrate e infantili, verso una crescita; riscoperta di un Dio e di un Cristo che capiscono le novità, le generosità, ma anche le trasgressioni o almeno le difficoltà inevitabili, quasi necessarie, su basi di paternità, fraternità, amicizia, grande comprensione, esemplarità, liberazione, alleanza intima e ben personalizzata, come sono le nuove relazioni dell’adolescente.
Perciò la religiosità è ampiamente da rifare, da ricostruire… Una Fede capace di interpretare il nuovo mondo interiore, sia affettivo che intellettuale; che dà spazio a forme di stile e di linguaggio espressivo e comunicativo adolescenziale (festa, sentimento, intimità esteriorizzata e condivisa…); che non porta impronte autoritarie… Una Fede che fa vivere una religione dell’esodo con una esplorazione mai compiuta, con l’attesa dell’incontro con un nuovo volto di Dio e di Gesù Cristo. Una religione e una religiosità che trovano vie di collegamento ispirante, giudicante e accompagnante nel quotidiano.
Gli adolescenti non vogliono essere lasciati soli. Ma non vogliono essere scocciati troppo dalla guida, dal gruppo. Tutto assuma e conservi lo stile dell’età della vita che essi stanno vivendo e attraversando nel corpo, nella mente, negli affetti, nelle relazioni, ogni giorno e nel cammino che guarda al futuro lontano e vicino.