N.06
Novembre/Dicembre 1988

Le età della vita: quale significato?

L’esistenza umana è segnata dal mistero, o meglio, è come un grembo materno che porta in sé il mistero: esperienza e ineffabilità, chiarezza e oscurità, profondità e leggerezza, fascino e dramma, ora e non ancora.

 

 

Immersi nel mistero

L’esistenza – osserva Romano Guardini – si assimila al carattere proprio di una natura morta di Cézanne: “C’è un tavolo; sul tavolo sta un piatto; nel piatto vi è un paio di mele. Nient’altro. È tutto lì, ben illuminato ed evidente. Null’altro da chiedere né da rispondere. E, tuttavia, tutto è misterioso. Ogni cosa è più di ciò che è a prima vista. Si arriva a pensare che il mistero costituisca la profondità che l’esistente deve avere per non diventare una illusione; che l’essere sia fatto di mistero”[1].

Anche le età della vita, le stagioni dell’uomo, sono più di ciò che sono a prima vista. Né bastano antropologi, psicologi, sociologi, ecc. a coglierne la realtà profonda, lo spessore e l’ampiezza. Ogni fase della vita, per quanto illustrata e scandagliata, è nuova, è sentita come nuova, mai accaduta prima. E ogni volta l’essere umano – uomo, donna – è un altro, nel senso che un dato periodo della vita è un altro, con un sapore che passa per sempre. Eppure un’età della vita è anche una e unica. È sempre della stessa persona che si tratta. La diversità delle fasi non annulla l’unità: anzi proprio l’unità si afferma nella diversità.

Dunque, vige una scatenata dialettica tra le fasi e la totalità della vita. È sempre la stessa persona che vive; “ogni fase è qualcosa di peculiare che non si lascia dedurre né da quella precedente né da quella seguente, eppure è inserita nella totalità e ottiene il proprio senso soltanto se i suoi effetti si ripercuotono realmente sulla totalità della vita”[2].

 

 

Una spirale creativa

D’accordo. L’intero evento che si chiama vita è un divenire, un processo creativo, un intimo atto di creazione e di affioramento, una novità che nasce, un continuo mutamento. È come un fiume: tanto più viva è la vita quanto più è creatrice; tanto più originale quanto più c’è di sorgivo in essa zampillante dal fondo creatore; tanto più feconda quanto più è grande la forza di dare ciò che ancora non esiste.

Ma le età della vita, le stagioni, le fasi che dicono, che fanno, a che servono? Anzitutto a dire che la vita è, appunto, movimento e dinamismo. È – usando categorie care alla tradizione cristiana – cammino, via (odòs) e itinerario, pellegrinaggio e corsa, crescita e maturazione, è un fatto di iniziazione e di unificazione, è un più o meno lento pellegrinare verso una superiore sintesi unitaria[3].

Le età della vita evidenziano poi quella particolare legge che i cristiani conoscono come legge del paradosso[4]. Ogni età vive di dialettica sofferta e di dialogo incessante tra antinomie che sembrano opporsi e sono invece chiamate a integrarsi: totalità e singolarità/parzialità, durata e flusso, dinamismo e struttura, razionalità e esperienza, informale e formale, ecc. Ma non sono solo queste le antinomie. Usando ancora categorie bibliche e cristiane, ci sono quelle assai significative: bambini/adulti, imperfetti/perfetti, ignoranti/maestri, carnali/spirituali, ecc. Nessun uomo, nessuna donna sono mai completamente, ad esempio, perfetti o imperfetti; sono l’uno e l’altro ma con la spinta verso ciò che è maturo, pieno, definitivo. Una spinta a caro prezzo[5].

Proprio qui si evince un ulteriore significato delle età della vita. Dicono a chiare lettere che la vita non è sempre una linea retta, continua, un seguito preordinato di segmenti. L’immagine più vicina è quella della spirale in cui convergono due traiettorie: “Vi è una forza che spinge in avanti e verso l’alto, in un movimento irreversibile, anche se ha i suoi alti e bassi. Vi è poi un altro movimento di tipo concentrico. Nello stesso tempo che avanza, avverte che una volta o l’altra torna a incontrarsi con le stesse esperienze della posizione precedente”[6].

Componendo i due movimenti si avrà come risultato la spirale. Così è la vita, così è ogni fase della vita. Come una scala a chiocciola compie dei giri su se stessa e nel contempo sale. C’è una serie di giri completi che portano ad incontrarsi con il medesimo punto di orientamento: ma ad un livello più alto.

 

 

Le età come itinerari

Il “più alto” non è indefinito. È l’assoluto, con il quale la vita umana ha un legame esperienziale ben più forte di quello che generalmente si pensa. Esso infatti opera – in modo singolare, cioè “misterico” – nell’interezza della vita umana, dirigendola tutta verso di sé, anche quando la persona non pensa espressamente all’assoluto.

Dice la Bibbia che la vita umana è “nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3). Il nome dell’assoluto è Padre – Figlio – Spirito Santo, reso presente in Cristo morto e risorto.

“Nessuno di voi vive soltanto per se stesso e nessuno muore soltanto per se stesso. Ma se viviamo e moriamo, viviamo e moriamo per il Signore” (Rm 14,7 – 9).

Le età della vita sono frecce puntate verso il centro che ha il carattere della compiutezza, della pienezza.

La traiettoria di ogni freccia è insieme lineare e concentrica, gioia e fatica, luce e oscurità.

Nel suo svolgersi, il tragitto svela – come bene mettono in luce i cultori delle scienze umane – che si compiono i seguenti passaggi: inizio – pienezza – crisi – passaggio a un livello superiore[7].

Non è fuori misura dire che le età della vita sono altrettanti itinerari spirituali, provvide occasioni e tempo favorevole – kairòi, in linguaggio cristiano – affidati alle persone che sono tenute a concretizzarli a proprio favore.

 

 

Per divenire ciò che siamo

In una visione superiore e al livello più alto di esperienza s’intuisce che a muoversi, ad agire è sempre Dio. Si muove e interviene “per primo” (cfr. 1 Gv 4,10) come un educatore sapiente e sollecito, senza togliere spazi alla creatività umana.

Attraverso le età della vita l’uomo e la donna diventano ciò che sono, con un movimento che non si può descrivere del tutto. La strada non può essere tracciata una volta per tutte. Nella totalità dell’evento vita si vive ogni stagione sempre ricominciando e creando armonia tra il possibile e l’impossibile storico (ma “niente è impossibile a Dio”, Lc 1,37), tra il presente il passato e il futuro, tra il singolare e il plurale, tra l’uno e l’altro, tra l’effimero e l’eterno, tra la divisione e l’indivisione. “Tesi con tutte le forze verso l’innanzi, fino a compiere quella vocazione eterna perduta nel cuore di Dio”[8]. Splendida avventura. Mistero.

 

 

 

 

 

 

Note

[1] R. GUARDINI, Le età della vita. Loro significato educativo e morale, tr. it. Vita e Pensiero, Milano, 1986, p. 78. Cfr. anche le varie voci Vita in V. Truhlar, Lessico di spiritualità, Queriniana, Brescia 1973, pp. 720-735.

[2] R. GUARDINI, Le età della vita …o.c., pp. 15-16.

[3] Cfr. S. DE FIORES, Itinerario spirituale, voce in Nuovo dizionario di spiritualità, Paoline, Roma 1979, pp. 787-809.

[4] Cfr. A. DIOGNETO, V, 4.

[5] Sono soprattutto i testi paolini che contengono le antinomie citate e orientano a crescere verso la salvezza, anzi verso “lo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Cfr. 4,13). Cfr. R. PENNA, Essere cristiani secondo Paolo, Claudiana, Torino 1979.

[6] F. RUIZ, Le età della vita spirituale, cit. in S. De FIORES, Itinerario spirituale, o.c., pp. 800-801.

[7] Cfr. ad esempio, A. VERGOTE, Psicologia religiosa, Borla, Torino 1967.

[8] J. MOUROUX, L’esperienza cristiana, Morcelliana, Brescia 1956, p. 319.