N.04
Luglio/Agosto 2012
Studi /

Il fuoco dell’Amore nel discernimento vocazionale di Santa Caterina da Siena

La scelta di dedicare a Santa Caterina da Siena (1347-1380) l’annuale Seminario di formazione sulla Direzione Spirituale a servizio dell’orientamento vocazionale è in stretto collegamento con il tema della GMPV 2012: “Le vocazioni dono della Carità di Dio”. Il Santo Padre Benedetto XVI nel suo messaggio ha scritto:

«Occorre riannunciare, specialmente alle nuove generazioni, la bellezza invitante di questo amore divino, che precede e accompagna (…) un amore senza riserve che ci precede, ci sostiene e ci chiama lungo il cammino della vita e ha la sua radice nell’assoluta gratuità di Dio», nella convinzione che «su questo terreno oblativo, nell’apertura all’amore di Dio e come frutto di questo amore, nascono e crescono tutte le vocazioni».

Il Santo Padre formula poi l’auspicio che su questo fondamento «nella Chiesa si creino le condizioni favorevoli affinché possano sbocciare tanti “sì”, quali generose risposte alla chiamata di amore di Dio» e in particolare «che le Chiese locali, nelle loro varie componenti, si facciano “luogo” di attento discernimento e di profonda verifica vocazionale, offrendo ai giovani e alle giovani un saggio e vigoroso accompagnamento spirituale».

 

  1. Perché Santa Caterina da Siena?

Sempre Benedetto XVI recentemente ha ricordato come «in tutti i Vangeli, le donne hanno un grande spazio nei racconti delle apparizioni di Gesù risorto, come del resto è anche in quelli della passione e della morte di Gesù. A quei tempi, in Israele, la testimonianza delle donne non poteva avere valore ufficiale, giuridico, ma le donne hanno vissuto un’esperienza di legame speciale con il Signore, che è fondamentale per la vita concreta della comunità cristiana, e questo sempre, in ogni epoca, non solo all’inizio del cammino della Chiesa» (Benedetto XVI, Angelus del 9 aprile 2012).

Il nostro seminario annuale sulla direzione spirituale, dopo aver valorizzato nel 2005 Santa Teresa di Lisieux, maestra di vita spirituale e Dottore della Chiesa, intende mettere in risalto un’altra grande donna: Santa Caterina da Siena, la popolana di Fontebranda, della contrada dell’Oca, canonizzata nel 1461, proclamata Patrona d’Italia da Pio XII nel 1939 e prima donna ad essere proclamata Dottore della Chiesa (Paolo VI, 1970) e anche Patrona d’Europa (Giovanni Paolo II, 1999).

 

  1. Prototipo delle “divine madri”

Innanzitutto intorno a Caterina da Siena appena ventenne – a partire quindi dal 1347 – si forma una “famiglia” di discepoli: uomini e donne, ecclesiastici, religiosi, laici, che chiedono la sua guida nelle vie dello spirito.

«Attorno ad una personalità così forte e autentica si andò costituendo una vera e propria famiglia spirituale. Si trattava di persone affascinate dall’autorevolezza morale di questa giovane donna di elevatissimo livello di vita, e talvolta impressionate anche dai fenomeni mistici cui assistevano, come le frequenti estasi. Molti si misero al suo servizio e soprattutto considerarono un privilegio essere guidati spiritualmente da Caterina. La chiamavano “mamma”, poiché come figli spirituali da lei attingevano il nutrimento dello spirito» (Benedetto XVI, Catechesi di mercoledì 24 novembre 2010).

Caterina ha quindi esercitato una maternità spirituale così ricca e singolare da essere definita – da uno studioso attento della storia della direzione spirituale – «prototipo delle “divine madri”»1.

 

  1. «La mia natura è fuoco»

Approfondiremo in particolare la dimensione affettiva, veramente centrale nella coscienza spirituale di Caterina, che diceva di sé: «La mia natura è fuoco».

Il fuoco per Caterina simboleggia l’amore, che è propriamente la natura divina partecipata a tutte le creature, e che per lei costituisce la ragione della loro esistenza e la condizione della loro piena realizzazione. Scrive, infatti, nel Dialogo: «Nella natura tua, Deità eterna, conoscerò la natura mia. E quale è la natura mia, amore inestimabile? è il fuoco, però che tu non sei altro che fuoco d’amore, e di questa natura hai data a l’uomo però che per fuoco d’amore l’hai creato» (Dialogo CX). «E così tutte l’altre creature e tutte le cose create facesti per amore» (Orazione XXII).

Perciò «l’anima non può vivere senza amore» (Dialogo LI). E dal Signore stesso Caterina si sente dire: «La materia vostra è l’amore perché Io vi creai per amore e però non potete vivere d’altro che d’amore» (Dialogo CX).

Fare l’esperienza di essere amati e di amare è dunque per lei una esigenza fondamentale, che si compie pienamente attraverso l’intima conoscenza di quella “fornace della divina carità” che è il Cristo crocifisso, a cui invita ad attingere i suoi figli spirituali: «E però io voglio, figliuolo mio, che apra l’occhio del conoscimento nell’obiecto di Cristo crocifisso, perché egli è quella fonte dove s’inebria l’anima traendone dolci e amorosi desideri, e’ quagli voglio che tu distenda sopra il corpo della santa Chiesa per onore di Dio e salute d’ogni creatura. Facendo così egli diverrà dell’operazioni e parole tue come della saetta che si trae del fuoco bene rovente, che gettandola ella arde dovunque si scocca, perché non può fare che non dia di quello che ella à in sé. Così ti pensa, figliuolo, che se l’anima tua entrerà nella fornace del fuoco della divina carità per forza di caldo d’amore, sì converrà che tu getti e porga quello che tu hai tratto del fuoco» (Lettera 228). È significativo ritrovare con parole quasi identiche la stessa affermazione e lo stesso orizzonte radicalmente cristocentrico nella prima enciclica di Giovanni Paolo II: «L’uomo non può vivere senza amore» (Redemptor Hominis, 10), e notare come anche la prima enciclica di Benedetto XVI Deus Caritas est metta a tema proprio la questione dell’amore, sottolineando come «Egli per primo ci ha amati e continua ad amarci per primo; per questo anche noi possiamo rispondere con l’amore» (n. 17). Benedetto XVI offre in più preziose indicazioni per un approfondimento teologico, spirituale e pedagogico della tematica affettiva, che orientano anche la ricerca di questi giorni. Egli sottolinea, infatti, la necessità di «quel processo delle purificazioni e delle maturazioni, attraverso le quali l’eros diventa pienamente se stesso, diventa amore nel pieno significato della parola», e così raggiunge ciò che è «proprio della maturità dell’amore: coinvolgere tutte le potenzialità dell’uomo ed includere, per così dire, l’uomo nella sua interezza» (ibidem) nella prospettiva del dono di sé.

 

3.1 Armonia e reciproca fecondazione tra sfera razionale e affetti

L’insegnamento di Caterina appare di particolare attualità perché permette di evidenziare un nodo critico della cultura contemporanea, quello della “separazione tra intelligenza e affettività”, segnalato negli Orientamenti pastorali per il decennio Educare alla vita buona del Vangelo (n. 9).

«Separare logos e pathos – scrive Mons. Pompili – significa da una parte abbandonarsi a una immersività senza un “fuori” e una direzione, e a una emotività spesso artificialmente fabbricata, e d’altra parte, abbandonare il logos alla freddezza del calcolo e alla strumentalità della tecnica»2, rendendo – aggiungiamo noi – non solo impraticabile, ma impensabile l‘esercizio della libertà in senso vocazionale.

In Caterina, invece, risplende magistralmente quella «armonia e reciproca fecondazione tra sfera razionale e mondo affettivo, intelligenza e sensibilità, mente, cuore e spirito» (EVBV 13), che costituiscono un obiettivo fondamentale di ogni autentico accompagnamento spirituale, indispensabile per ogni scelta vocazionale matura.

La stessa comunicazione spirituale di Caterina e il linguaggio dei suoi scritti ne risentono positivamente, caratterizzati come sono da una parola appassionata, “infuocata”, «insieme empatica e capace di significare, relazionale e aperta all’essere e alla verità»3, in cui traspare il contesto vivente e pulsante nel quale è maturato il suo pensiero.

 

3.2 Mistica del Corpo mistico di Cristo, cioè della Chiesa

«Non dite che sono morta di malattia, ma d’amore per la Santa Chiesa. (…) Partendomi dal corpo io, in verità, ho consumato e dato la vita nella Chiesa e per la Chiesa Santa, la quale cosa mi è singolarissima grazia»4 .

Queste parole di Santa Caterina, pronunciate nell’imminenza della sua morte, ci lasciano capire come Ella abbia lottato fino all’ultimo respiro per la navicella della santa Chiesa, scossa da tante burrasche e bisognosa di profondo rinnovamento.

Così si espresse Paolo VI nel proclamarla Dottore della Chiesa: «Quali sono le linee caratteristiche, i temi dominanti del suo magistero ascetico e mistico? A Noi sembra che, ad imitazione del “glorioso Paolo”, di cui riflette talvolta anche lo stile gagliardo ed impetuoso, Caterina sia la mistica del Verbo Incarnato, e soprattutto di Cristo Crocifisso; essa fu l’esaltatrice della virtù redentiva del Sangue adorabile del Figliuolo di Dio, effuso sul legno della Croce con larghezza di amore per la salvezza di tutte le umane generazioni. (… ) Caterina perciò potremmo dirla la mistica del Corpo mistico di Cristo, cioè della Chiesa».

Dalla Santa senese possiamo dunque attingere prospettive significative per non lasciare in ombra, come spesso può succedere oggi, anzi, mettere pienamente in risalto il ruolo svolto dall’amore alla Chiesa e alla salvezza delle anime nella maturazione vocazionale.

3.3 «Metterete fuco in tutto il mondo»

«Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!» (cf. Lettera 368): questo l’augurio fatto nell’ agosto 2000 da Giovanni Paolo II ai due milioni di giovani riuniti a Tor Vergata proprio citando la Santa senese. La nostra valorizzazione del magistero spirituale di Santa Caterina nel servizio di accompagnamento vocazionale si propone in ultima istanza di lavorare a promuovere le condizioni affinché questo augurio si compia per tutti i giovani che incontreremo.