N.01
Gennaio/Febbraio 2015

Tra l’incanto e lo stupore la “sorp-resa di Maria”

Lorenzo Lotto, Annunciazione di Recanati (1534 ca.), olio su tela, Museo civico Villa Colloredo Mels, Recanati (AN)

Testo biblico (Lc 1,26-38)
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. 

L’artista
Il pittore Lorenzo Lotto (1480-1556/57) nel 1527 dipinge l’annunciazione, che attualmente si trova nella Pinacoteca Civica di Recanati.
Il Lotto è tra i principali esponenti del Rinascimento veneziano del primo Cinquecento. Il suo carattere originale e il suo atteggiamento, che si opponeva alle idee e alle consuetudini correnti, lo portano ad essere emarginato e schernito nella sua Venezia, dominata dalla pittura del Tiziano.
Svolge la sua attività ai margini rispetto ai grandi centri artistici dell’epoca, tra la zona di Bergamo e le Marche, considerate di secondaria importanza. La sua storia d’artista incontra delusioni e sconfitte, ma il suo stile personale, pieno di sofferenza, il suo sentimento tormentato, ma carico di compassione, lo rendono estremamente moderno. Un personaggio che non cede a compromessi, che segue la propria ispirazione rifiutando ogni imposizione a costo di condurre una vita modesta, piena di ristrettezze, ai limiti della povertà (in alcuni periodi è ospite di alcuni conventi domenicani), continuamente in cerca d’incarichi che possono soddisfare il suo linguaggio e di committenti in grado di riconoscere le sue qualità.
La genialità e l’originalità dell’artista risiede nella capacità di rappresentare la realtà, il mondo che ci circonda e la psicologia dell’individuo nella loro totalità. Fa vivere così la sua rappresentazione sacra, l’annunciazione, in una nuova dimensione che va al di là dello spazio fisico. E così Lorenzo Lotto sceglie di rappresentare sulla tela le emozioni e i sentimenti di una fanciulla di Nazaret, partendo dal racconto che ne fa l’evangelista Luca. 

L’opera
Esaminiamo attentamente l’ambientazione, i personaggi e gli oggetti di questo quadro nella dinamicità del momento. Ciò che colpisce è l’immediatezza con cui l’artista ci fa comprendere le emozioni più intime dei protagonisti. Ciò che è sacro si unisce a ciò che è umano e la parola del Vangelo si traduce ancora una volta in realtà.

Maria
Il Lotto raffigura Maria in un momento di vita domestica quotidiana.
La troviamo nella sua casa, tra le sue cose, colta nel momento in cui si volge verso lo spettatore del quadro turbata dalle parole dell’angelo. Maria sembra voler rendere partecipe lo spettatore dello smarrimento suscitato dalle parole che gli annunciano un evento sorprendente, la nascita di Gesù.
Ai nostri occhi Maria si presenta fragile, indifesa, stupita di questo annuncio e interrompe la lettura del libro della Sacra Scrittura, che si trova sul leggio alle sue spalle. Ci piace pensare che il testo sia aperto sul passo della profezia di Isaia che annuncia la nascita di Gesù e Maria volge le spalle al leggio perché ormai la parola è diventata carne nel suo grembo. La profezia si compie in lei e Maria si raccoglie, facendosi sempre più piccola e umile.
Turbata, con le mani aperte in senso di sorpresa, Maria si rivolge all’osservatore e i suoi gesti trasmettono la sua incredulità con discrezione e umiltà tali che sembra si stia ritirando in un angolo. In questa annunciazione notiamo che il gioco della prospettiva coinvolge l’interno e l’esterno in un rimando di azione che va dallo sfondo al primo piano.
Il vestito di Maria è rosso, colore simbolo della regalità; dal XIII secolo infatti Maria, la madre di Dio, viene ritenuta divinizzata sin dalla nascita, ed è per questo che indossa una veste rossa, è una creatura divina nascosta in un corpo umano. Il colore blu del manto simboleggia il più alto grado di nobiltà, questo colore è metafora di spiritualità e trascendenza. 

L’arcangelo Gabriele
Quello che si presenta ai nostri occhi è un angelo impaurito, un po’ impacciato, quasi sconcertato di portare questo annuncio. Sembra pensare: come può Dio, l’Onnipotente, l’Onniscente, farsi bambino?
L’angelo è inginocchiato e con la mano destra indica verso l’alto, in corrispondenza dell’Eterno Padre, e annuncia la volontà di Dio a Maria. Con la mano sinistra tiene un giglio, simbolo di purezza, di innocenza, segno della verginità di Maria. I suoi capelli mossi dal vento indicano l’immediatezza dell’apparizione. Colpisce il colore della veste, l’azzurro mette ancor più in evidenza il carattere spirituale dell’angelo, è il colore del paradiso e del cielo, dimora di Dio.
Nell’angelo vediamo un segno evidente del realismo, vero punto di forza di Lorenzo Lotto: pur essendo puro spirito l’angelo lascia infatti la propria ombra sul pavimento della camera da letto.

Il gatto
Il gatto fugge spaventato dall’apparizione dell’angelo. Il gatto e l’angelo, figure apparentemente contrastanti, sono invece in stretta correlazione perché hanno in comune l’ombra. Nelle rappresentazioni del cinquecento il gatto era simbolo del male. Lo osserviamo con la schiena inarcata, “fa la gobba” (così fanno i gatti quando vengono colti di sorpresa), mentre fugge spaventato nascondendosi alla vista dell’angelo. È il male (il demonio) che fugge alla vicinanza del bene (la presenza divina). Il bene che vince sul male.

L’Eterno Padre
Il Lotto rappresenta Dio adagiato su una nuvola bianca e lo raffigura come un vecchio con la barba e i capelli bianchi.
L’Eterno Padre entra nella camera di Maria dal portico esterno e si dirige verso di lei con le mani giunte, benedicendola, e sembra tuffarsi all’interno della scena entrando ancor di più nella “storia” della fanciulla.

La camera di Maria
L’ambientazione e gli oggetti all’interno della stanza da letto di Maria sono il segno della conoscenza da parte del Lotto della pittura fiamminga. Sulla sinistra c’è un letto a baldacchino con drappi di color verde, il colore destinato agli uomini di stirpe regale. Sullo sfondo, tra il letto e la porta, una finestra e una mensola con sopra degli oggetti: i libri, la candela spenta con il candeliere, il calamaio e sotto, appesi, alcuni indumenti di Maria come la cuffietta e lo scialle. 

La clessidra
Sullo sgabello al centro, sotto un panno, c’è una clessidra, simbolo del tempo che scorre inesorabile, segno evidente di manifestazione del tempo. Osservando attentamente si nota che nelle due ampolle, superiore ed inferiore, c’è la stessa quantità di sabbia a simboleggiare che il tempo è maturo, che si è giunti alla centralità del tempo, alla sua pienezza. La nascita di Cristo definisce infatti un prima e un dopo.
La clessidra sembra fissare l’atmosfera di stupore e d’incanto che pervade la stanza in un perfetto equilibrio tra tempo passato e tempo futuro. In questo attimo è l’eternità a dominare, c’è la grazia che avvolge e comprende ogni tempo e ogni luogo.

Il giardino
Il giardino racchiuso dalla cornice del porticato ci apre all’esterno e ci dona l’incanto di una giornata primaverile: gli alberi potati, il pergolato geometrico, le siepi curate, un cipresso che indica il cielo, una pianta a ombrello dal fusto leggerissimo.
Tutto è simbolo di purezza e in questo mondo così ordinato irrompe l’Eterno. 

Riflessione e approccio vocazionale
La “resa” di Maria
Dopo aver ricevuto l’annuncio di essere la madre del Signore, Maria si volta alla scena e idealmente sembra uscire dal quadro – ma anche dalla sua stanza – come per interpellare l’osservatore e coinvolgerlo, quasi per fargli rivivere la sua stessa esperienza e renderlo protagonista dell’incontro. Questo modo di rappresentare l’annunciazione rompe i canoni dell’iconografia classica.
Ma analizziamo il quadro con un approccio vocazionale, immedesimiamoci in Maria adolescente. Cosa avrà provato? Il Lotto sembra coglierla in un attimo di paura, timore, sorpresa, turbamento. È disorientata. Appare come una giovane spaventata, ma poi, dal suo sguardo, con quegli occhi che fissano intensamente chi osserva, sembra comunicare molta pace, serenità. Questo sguardo penetra nel cuore, sembra comunicarci tutta la sua esperienza, sintetizza tutta la sua consapevolezza. Ciò che Maria ha appena vissuto è inenarrabile, ma la genialità del Lotto l’ha reso comprensibile all’osservatore.
E ora Maria svela tutta la sua disponibilità, tutta la sua sorpresa, come per dire: «L’Eterno Padre ha scelto me, una semplice e povera adolescente, una ragazza della più sperduta periferia, ha scelto me per portare Cristo agli uomini».
E a me piace molto il gesto di Maria. Le sue braccia e le sue mani sembrano rappresentare una resa che diventa disponibilità, stupore e meraviglia. È una resa incondizionata a Dio, come per dire: «Lascio fare a lui, mi fido di lui, che cosa posso temere? Nulla! L’Eterno me l’ha promesso attraverso l’angelo». Per tutti i chiamati c’è un primo momento di turbamento, di incertezza, di smarrimento che fa vacillare ogni sicurezza umana, e tutto ciò interpella il chiamato: «Sì! L’Eterno si è rivolto proprio a me – a me ha rivolto la sua chiamata d’amore», e solo dopo un po’ si acquista la pace del cuore. Ciò che sperimenta un chiamato non può essere comunicato a parole, c’è un linguaggio non verbale che è molto eloquente, il più delle volte lo sguardo riflette ciò che si vive nella più profonda interiorità.
Tutto allora testimonia un incontro che ha trasformato l’esistenza di una persona e desidera essere comunicato, narrato. La resa a Dio è un invito rivolto a tutti i credenti. Una resa che diventa una consegna, un dono di sé, senza condizioni: perché il chiamante è l’amante che desidera essere amato con tutto sé stesso. Che il Signore renda possibile questa resa e questa consegna proprio come ha fatto con Maria di Nazaret.

 

Preghiera
Signore,
per il sì di una fanciulla
la nostra storia ha mutato il suo corso
e ha sperimentato
la gioia che viene da te.
Signore, fa’ che si avveri ancora per noi
questa chiamata
perché il nostro mondo
riesca ancora a credere in te
e la fanciulla di nome Maria
continui a generarti. Amen

 

 Lorenzo Lotto
Annunciazione di Recanati
(1534 ca.), olio su tela, Museo civico Villa Colloredo Mels, Recanati (AN)